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In giro per Orsomarso – 4^ tappa: CHIESA DEL SS. SALVATORE

 

Salendo il Corso Vittorio Emanuele, troviamo una piazzetta intitolata a Sant’Anna, la santa maggiormente venerata a Orsomarso, la cui statua è custodita da sempre all’interno della chiesa del Santissimo Salvatore.

Una chiesa imponente, il cui sviluppo verticale si scopre solo guardandola dalla sede di piazza Moro e, prima che questa fosse stata edificata, dal sottostante letto del Porta la Terra. La chiesa presenta una pianta a navata unica, una copertura a doppio spiovente e un doppio ingresso: uno laterale e uno sulla facciata principale.

Al suo interno, un arco a tutto sesto delimita il presbiterio, che si fa apprezzare perché posto in cima a una scalinata in pietra locale. Sul lato destro della chiesa si erge il campanile, uno dei monumenti più belli dell’abitato di Orsomarso. Di chiara fattezza medievale, il campanile appare originale nella sua forma, essendo il risultato di numerose forme geometriche sovrapposte: quadrato alla base, ottagonale al primo livello, cilindrico al vano campane e a tronco di cono, anche se non più visibile dopo il terremoto del 1980, nella sua parte culminante.

Qui l’Eparchia monastica del Mercurion ha lasciato una delle sue testimonianze artistiche più belle, un portale lapideo romanico dell’XI secolo, di cui, alcuni frammenti sono visibili sul lato sinistro della porta d’ingresso della sacrestia. Si tratta di un’elegante colonnina tortile e un capitello con decorazione a piccole bozze e foglie di edera, che nel 1926 avevano attirato l’attenzione dell’artista e viaggiatore Salvatore Marino Mazzara (1).

Ormai solo pochi resti di un portale, un tempo maestoso, che comprendeva un’infinità di altri componenti che, dopo essere stati lungamente a giacere, dimenticati da tutti, all’interno della torre campanaria, sono andati malauguratamente perduti a seguito degli ultimi lavori di consolidamento post-terremoto.

Un altro aspetto molto interessante della chiesa del Santissimo Salvatore è |la presenza, sotto il suo pavimento, di ambienti naturali, simili a grotte, che si possono osservare in alcune foto d’epoca, che ritraggono la chiesa prima della realizzazione della piazzetta Sant’Anna.

Ben sappiamo che le chiese del Mercurion son tutte nate nei pressi di grotte, dove i monaci, prima di votarsi alla vita cenobitica, vivevano da eremiti. Non è escluso, pertanto, che proprio intorno a queste grotte possa essersi sviluppato il primo nucleo costruttivo su cui è sorta la chiesa del Santissimo

Salvatore e, con il tempo, anche un monastero mercuriano, come successe, ad esempio, al complesso monastico di Sant’Angelo al Raparo, nei pressi di San Chirico R. (PZ) e all’abbazia di San Michele ai piedi del castello di Abatemarco a Santa Maria del Cedro (CS).

La pala d’altare affrescata da G.B. Colimodio (1649) raffigurante San Michele Arcangelo fra i santi Sebastiano e Lucia per l’altare collocato in un ambiente che collega il presbiterio alla sacrestia 

Poiché, secondo un’affermata tradizione, le chiese anticamente intitolate all’Arcangelo San Michele venivano intitolate al Santissimo Salvatore, all’indomani dell’istituzione della festa dello stesso, da parte di papa Callisto III, nel 1457, non si esclude neanche l’ipotesi che, un tempo, la chiesa fosse intitolata

a San Michele, come si potrebbe dedurre dalla presenza al suo interno di un affresco raffigurante l’angelo San Michele nell’atto di schiacciare un demonio e dal fatto che, essendo una chiesa databile, per via della presenza del suo portale lapideo, almeno all’XI secolo, poteva avere un’intitolazione diversa da quella attuale.

Nel coro della chiesa è possibile ammirare un bellissimo quadro della scuola di Luca Giordano, raffigurante la Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor. Esso fu commissionato, con molta probabilità, tra il XVII e il XVIII secolo per celebrare l’intitolazione al Santissimo Salvatore (2). Non si può escludere, pertanto, che raffresco che ritrae San Michele nella sacrestia adiacente al presbiterio, sia solo un ricordo o un indizio che, qualcuno ancora legato al culto micaelico, volle lasciare ai posteri perché

ricordassero la precedente intitolazione.

All’esterno della chiesa, all’angolo tra l’abside e il campanile, si trova il tronco di una colonna di marmo. Essa è di origine greca e proviene dai resti della città costiera di Laos. Sulla stessa facciata del campanile, inoltre, appare una piccola e graziosa monofora. Al disopra, un tempo, campeggiava un grande affresco raffigurante San Cristo/oro con Bambino. Di esso non abbiamo più traccia, essendo ormai definitivamente cancellato dal muro e, purtroppo, anche dalla memoria degli Orsomarsesi.

 

Da  GUIDA AI MONASTERI DEL MERCURION, di Giovanni Russo – Pietro Rotondaro,   Rubbettino, pp. 55-56

Un libro prezioso per orsomarsesi e turisti

 

NOTE

1.Cfr. S.M. MAZZARA, Opere d’arte ad Orsomarso, in «Brutium», V, 1926, n.II

  1. Il giorno della festa della Trasfigurazione, in modo particolare al Sud, è denominato il giorno del Santissimo Sarvatore. È probabile che il motivo risieda nel fatto che in questa ricorrenza (6 agosto) si commemora lo scampato pericolo per l’Europa cristiana di soccombere sotto l’attacco dei Saraceni

 

 

 

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