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La scoperta della Calabria bizantina

ROSSANO – Santa-Maria-del-Patire

 

«La città, appollaiata all’altezza dei nidi delle aquile, senza strade, senza commercio, quasi senza campagna, è dimenticata dalla civiltà moderna. Situata sul rovescio meridionale delle montagne più alte dell’ Appannino, è circondata da superbi edifici, tra cui un convento di Benedettini, meta delle nostre passeggiate, che è imponente per la sua mole quanto per il buon gusto della sua architettura. A Stilo vi è anche una piccola e singolare chiesa costruita dai saraceni a metà della rupe che domina la città come una fortezza. È noto che questi barbari occuparono in diverse epoche una parte del Reame di Napoli. L’edificio che si attribuisce loro, e che è doppiamente curioso per la sua origine e per l’uso che se ne è fatto, ci ha particolarmente interessati, tanto più che vi abbiamo trovato uno dei più bei quadri della pittura italiana: una “Sacra famiglia” del Calabrese»1.

Le poche e vaghe annotazioni, per di più punteggiate da palesi inesattezze, di un giovane Astolphe de Custine in visita a Stilo nel giugno del 1812 testimoniano non solo la realtà della cittadina ma soprattutto in quale maniera quella realtà venisse percepita. Lo scrittore francese, che viaggiava in compagnia del pittore tedesco Franz-Ludwig Catel e dell’archeologo Aubin-Louis Millin, rapito dalle suggestioni del paesaggio, da siti pittoreschi e inseguendo il fascino del passato magnogreco, al pari di numerosi suoi intrepidi predecessori non prestò molta attenzione ad altre testimonianze architettoniche o a quelle chiese che, pur in abbandono, mostravano allora più evidenti i loro tratti originari e i segni di diverse raffigurazioni pittoriche. Niente di specifico nelle sue pagine; tutto rimane nel vago, come la descrizione della Cattolica e degli affreschi in essa conservati, di epoca successiva alla costruzione dell’edificio avvenuta tra i secoli IX-X, che il francese attribuì con eccessiva fantasia e superficialità a Mattia Preti.

Calabria-Bizantina-San-Demetrio-Corone – Chiesa di sant’Adriano, mosaico pavimentale

Un atteggiamento comune a molti stranieri, i quali, in particolare gli inglesi, non diedero troppa importanza all’arte medievale del Mezzogiorno e della Calabria. «Barbara», la definì in più occasioni Richard Keppel Craven; e un altro inglese girovago, «pittore di paesaggi», Edward Lear, alla ricerca costante di angoli pittoreschi da riportare nei suoi album, non dedicherà nel 1847 maggiore attenzione di de Custine o di Henry Swinburne a questi monumenti, interessato sempre più agli uomini che alle cose. «Le bellezze di Stilo sono numerosissime e squisite: era difficile decidersi quali disegnare», annota2. Ma nella veduta inserita nel suo libro, il paese di Tommaso Campanella mostra accentuati i suoi tratti pittoreschi, con la Porta Stefanina in primo piano. La Cattolica è totalmente assente; né alcun riferimento nel testo ne segnala l’esistenza.

Bisognerà aspettare la pubblicazione delle ricerche di Heinrich Wilhem Schulz sui monumenti medievali italiani – avvenuta solo dopo la sua morte a cura del von Quast nel 1860, mentre la visita era avvenuta tra il 1830 e il 18423 – affinchè la Cattolica, insieme a una rivalutazione più generale del Medio Evo fatta dalle teorie romantiche, venisse in qualche misura scoperta e portata all’attenzione degli studiosi.

San Giovanni Theristis a Bivongi (Reggio Calabria)

Sorte comune a molti altri centri della regione, determinata in particolare dall’interesse quasi ossessivo per le vestigia della Magna Grecia e per il paesaggio, da itinerari tracciati sempre secondo le stesse direttrici, a partire dalle pagine del Riedesel al Voyage pittoresque del Saint-Non. Così Altomonte o Santa Severina, per esempio, risulteranno esclusi da ogni attenzione, mentre Rossano non ne godette in maniera adeguata nemmeno dopo la segnalazione da parte di Cesare Malpica, nel 1846, del Codex. Purpureus. Tra le rare testimonianze, quella di Craven, che pur le preferì Corigliano e la ricorda solo di sfuggita come l’antica Roscianum e per la figura di san Nilo; una semplice menzione che comprende anche Santa Maria del Patir e l’accenno al rito greco che fu «vivo fino al XVI secolo»4. Solo dopo il 1880, quando il von Gebhard e l’Harnack pubblicarono la loro opera sull’evangeliario5, si manifestò un certo interesse per la cittadina e i suoi monumenti. Del resto, gli stessi italiani, a partire dal Salazaro6, nel riprendere gli studi sull’arte medievale dopo l’apparizione dell’opera dello Schulz, trascurarono l’importanza degli influssi bizantini. Ma il caso ancora più eclatante è rappresentato dalle pagine di Francois Lenormant su Rossano. Il celebre archeologo, il quale compendiò tutta la storia della Calabria nel grandioso affresco de La. Grande Grece., pur ricostruendo, non senza mende, il passato bizantino della cittadina, non si accorse dei suoi tanti e importanti edifici, soffermandosi invece sull’immagine «acheropita» della Madonna conservata nella cattedrale. Un frammento di affresco bizantino che scambiò per una tavola.

Codex Purpureus Rossanensis

Un esempio di come l’interesse per l’arte bizantina fosse solo agli inizi e la sua conoscenza ancora vaga e imprecisa come una parte della storia della Calabria; ma anche di come la prevalenza degli interessi per il passato magnogreco portasse archeologi e studiosi a trascurare altre rilevanze che quella storia avevano segnato.

Una conoscenza approssimativa della regione che ancora a metà di questo secolo veniva amaramente segnalata da un grande storico dell’arte, Bernard Berenson. Il quale, percorrendo la Calabria nel giugno del 1955, confessava di preferire la «classica severità» della regione, mentre gli «avanzi bizantini» di Rossano non suscitavano «vero interesse in un dilettante della mia specie, ad eccezione della squisita chiesa di San Marco» e naturalmente del Codex7.

 Del resto solo a partire dagli anni trenta l’attenzione verso questi monumenti bizantini si era manifestata m maniera più puntuale persino nelle guide turistiche e nei diversi testi di viaggio e di interesse artistico dedicati alla Calabria 8

 

Di Carlo Carlino

Fonte: LE CHIESE BASILIANE DELLA CALABRIA, di P. Orsi, Meridiana libri

 

Foto: RETE

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