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Se nasci in Calabria, tienine conto

Prendo dalla pagina fb del prof. Vito Teti, che ringrazio, questo testo sulla Calabria. Voglio conservarlo, per sottrarlo alla voracità di Facebook.

E’ un canto dolcissimo.

Sulla Calabria si dicono tante cose, molte a sproposito. Saverio Pazzano ci aiuta a guardare a questo utero materno con tenerezza e rigore.

A corredo una foto dei miei genitori a Iannino (Scorpari) fatta verso la fine degli anni Cinquanta. Era il tempo della mietitura.

 

Se nasci in Calabria…di Saverio Sciao Pazzano.
A mio giudizio è una delle cose più belle, intense, profonde scritte sulla Calabria – in forma di poesia e meditazione filosofica e antropologica- negli ultimi anni. L’autore è un bravissimo scrittore e intellettuale di Reggio Calabria. Insegna ed è impegnato nel sociale. Saverio Sciao Pazzano ci ricorda che la Calabria può essere raccontata solo con dolore e con sguardo profondo, che scava nelle nostre interiorità. Una lettura salutare e salvifica dopo le estive chiacchiere sulla Calabria bella e solare, che deve apparire e non essere.

 

“. La Calabria è monoteista, non ammette altre divinità fuor che se stessa. La Calabria è una mamma ebrea, un precetto islamico, un Dio veterotestamentario. Ama in modo assoluto e così vuole essere riamata, pretende fedeltà, è previdente e vendicativa. Si segna al dito non se l’hai dimenticata – è del tutto impossibile tu possa riuscirci – ma se hai provato a farlo, prendendo un altro accento, un’altra lingua, cambiandoti il cognome, mettendoti allo studio o al lavoro nel più remoto paese del mondo. Dalla Calabria non si parte; in Calabria non si torna. In Calabria si resta. Anche se sei andato via da bambino, anche se non hai intenzione di rimettervi piede. È uno spazio geografico dove ti trovi comunque, col pensiero di averla perduta o ritrovata, di averla conosciuta o di doverlo fare.
Se sei nato in Calabria, sai che dovrai difenderla sempre e per sempre da ogni retorica. Quella maliziosa e nera che la vuole extraStato in mano alla ‘ndrangheta; quella retorica e fanfarona che la dipinge magnogreca e colta e vittima di pregiudizi, col cambiamento prossimo a venire. Due facce della stessa menzogna, due narrazioni complementari che si garantiscono l’una con l’altra.
Se sei nato in Calabria, sai che dovrai preservare come terra sacra quel che la Calabria per te rappresenta. Una piazza, un odore, un muro di casa, uno stretto di mare, una pianta d’agave… Tu solo sai dell’elenco infinito di cose, quel che ti fa amare la Calabria anche se la odi. La Calabria è il luogo perenne di una perenne infanzia perduta: la ricordi con nostalgia comunque sia andata; la ricordi con nostalgia anche se ti è viva e presente; la ricordi come doveva essere o anche come potrebbe essere domani. Se sei nato in Calabria sai bene cos’è la nostalgia del futuro, e non bisogna spiegarlo.
Se sei nato in Calabria, te ne sei innamorato. E non vorresti mai averlo fatto; e vorresti che tutti gli altri se ne innamorassero. Vorresti la amassero in quel modo selvatico e anarchico degli amori giovani, col suo temperamento che non accetta briglia, con l’aria da abbandono e il fascino da perdente che accende il desiderio. Vorresti la conoscessero per come tu la conosci. Ma non sai dirlo.
Se sei nato in Calabria, ti dispiacerà lo stesso, comunque sia andata. Sia che tu viva da un’altra parte, sia che tu ancora ci viva. Ti sembrerà di non aver fatto abbastanza o di aver perso tutto il tuo tempo a farci qualcosa. Terra benedetta come quella di Sion, dov’è diaspora e guerra e case perdute. Terra promessa che devi mantenere, perché non sai, perché senti che è così.
Se sei nato in Calabria, salvati finché sei in tempo. Non potrai dimenticarla mai. Ricordala, allora. Ma ricordala bene, senza che altri la ricordino male per te. Il ricordo malfatto è un abbandono, il più ignobile, il più corrotto. Giustifica l’incuria dei luoghi o la nuova urbanistica che non si cura della storia.
Se sei nato in Calabria, sai come una ferita brucia: una scorticatura al ginocchio con la terra dentro. Però te la sei procurata giocando; mentre piangi guardi già il campo, l’altalena, la strada. E, presto o tardi, torni a giocare”.

(Saverio Pazzano)

 

Fonte: dalla pagina Fb del prof. Vito Teti

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