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Ma allora come e quando Gesù diventò Dio?

Caravaggio – Cena_in_Emmaus

 

Che nella nostra società le vecchie religioni statutarie siano in declino è difficilmente dubitabile, soprattutto oggi, dominato dalle nuove religioni secolari del «Pensiero unico» neoliberista e del «Dio-Web». Ma attenzione, perché le prime sanno sopravvivere permeando le seconde. L’uso politico sul web delle fake news, lo jiadismo e l’intreccio politica-religione negli Stati arabi musulmani, le nuove guerre imperiali degli Usa in nome del «God bless America», il connubio del cristianesimo, a dispetto delle denunce morali di papa Bergoglio, col capitalismo globale, sono lì a dimostrarlo.

Certo, ancora oggi la pietra angolare delle tre «religioni del libro» restano i testi sacri: se essa cede, viene giù tutto l’edificio. Perciò clero e teologi hanno da sempre difeso a denti stretti la «verità storica» dei loro testi. Ma è tale verità difendibile alla luce delle più recenti e agguerrite ricerche storiografiche? Una risposta chiara e semplice a questa domanda cruciale, come forse solo gli studiosi anglosassoni sanno dare, senza mancare di profondità, competenza ed erudizione, riguardo al cristianesimo è offerta da un recente libro dello storico neotestamentario statunitense Bart D. Ehrman, E Gesù diventò Dio (How Jesus Became God, 2014), traduzione di M. Piumini, Nessun Dogma, Roma, 2017: una ricerca impostata in modo scientifico e laico, estraneo all’apriorismo apologetico di tante storie sacrali e provvidenzialistiche del cristianesimo.

Subito una premessa. Ehrman non appartiene alla schiera degli studiosi «mitisti», per i quali Gesù non è mai esistito, e la sua figura sarebbe un’invenzione, un «mito», una leggenda. La tesi di Ehrman – già sostenuta in un suo libro precedente, Gesù è davvero esistito?, Mondadori, Milano, 2012, – è che Gesù sia davvero esistito, ma che la sua biografia sia storicamente riducibile a quella di un predicatore ebreo apocalittico della Galileia, che annunziava l’imminente fine del mondo e l’inizio del Regno di Dio sulla terra, di cui egli stesso sarebbe stato il Re. Perciò, processato per crimine di ribellione contro lo Stato romano, fu condannato e crocifisso. Tale peraltro egli appare nei tre vangeli sinottici (Marco, Matteo, Luca), scritti circa 40 anni dopo la sua morte, dove non afferma mai di essere Dio. A conferma che questa era ancora l’opinione diffusa tra i suoi primi seguaci e le prime comunità cristiane.


Ma allora come e quando Gesù diventò Dio?

Si è trattato di un lungo e tortuoso processo storico, durato circa tre secoli, e conclusosi col Concilio di Nicea, nel 325 e.v., che Erhrman nella sua ricerca scandisce in tre tappe o fasi, spesso tra loro intersecate.

A) «L’esaltazione di Cristo in cielo», il suo elevamento al rango divino, accanto a Dio Padre. Qui va detto che la credenza in «uomini divini», – ossia di dèi che diventano uomini, o di uomini che diventano dèi, o di semidèi nati da un dio e da un mortale,– è diffusissima sia nella mitologia e cultura greco-romana antica (vedi le continue incarnazioni di Zeus e altri dèi, le figure semidivine di Achille, Enea, Ercole, ecc., o la divinizzazione di grandi re e condottieri, come Romolo, Alessandro Magno, – a suo tempo venerato come «Figlio di Zeus», – o degli imperatori romani da Cesare e Augusto Ottaviano in poi venerati come «Figli di Dio» o «Dio» stesso), sia nella stessa Bibbia ebraica e negli apocrifi (vedi le frequenti apparizioni terrene di Dio e dei suoi angeli, la vicenda dei «figli di Dio» che s’accoppiano con donne mortali per generare Giganti semidivini, nonché le figure divine o semidivine di Enoch, Mosè, Davide, Elia, ecc.). Ecco perché, nel clima culturale giudaico e greco-romano, dove non c’era, come oggi, discontinuità tra mondo umano e mondo divino, «Gesù risorto» poté essere dai suoi seguaci facilmente esaltato e venerato come «Figlio di Dio», o «Figlio dell’Uomo» (forse non tutti sanno che nella Bibbia questa figura designa il Messia, l’inviato divino che assume sembianze umane per annunziare e instaurare il Regno di Dio in terra), o infine come «l’Angelo del Signore» (è la cristologia che, secondo Ehrman, prevale nelle Lettere paoline). Resta fermo che nei Vangeli sinottici Gesù non dice mai di essere Dio, ma solo appunto, genericamente, Messia, cioè inviato di Dio. L’equiparazione Dio/Cristo appare solo nel quarto Vangelo, attribuito a Giovanni, e scritto presumibilmente alla fine del primo secolo, quindi molto dopo la morte di Gesù.

B) «La fede nella Resurrezione di Gesù». Se la sua tomba è vuota, – si ipotizza, – Gesù è fisicamente risorto, e se è risorto, non essendo più tra noi (a differenza di Lazzaro, che, pur resuscitato dalla morte, rimase mortale), allora è asceso al cielo, riassumendo la sua originaria natura divina. A parte le contraddizioni e l’inverificabilità delle narrazioni evangeliche, presumibilmente ingigantite e distorte, – osserva l’autore, – col passaparola, per via della tradizione orale, l’ipotesi più verosimile, a suo parere, è che il corpo di Gesù, come era consuetudine dei dominatori romani, sia stato gettato in una fossa comune. Peraltro, decomposto e divenuto irriconoscibile, non avrebbe potuto nemmeno essere trafugato dai suoi discepoli, già scappati nella lontana Galileia per sfuggire all’arresto. Ne consegue che tutti i racconti devoti sull’ascensione di Cristo (= Unto, inviato del Signore, sinonimo greco dell’ebraico «Messia») e le sue riapparizioni ai discepoli appartengono all’ambito del fideismo, del magico e miracoloso che esula dalla ricerca storica e scientifica. Qui l’agnosticismo dell’autore domina sovrano.

C) «La fede nell’Incarnazione», a completamento della Resurrezione. Se Gesù è risorto dalla morte, e ora siede accanto a Dio, era dunque Dio fatto uomo, Dio incarnato. Ma Gesù aveva una natura solo umana, o solo divina, o umana e divina insieme? Dio è uno o trino? Come può Dio essere Padre e Figlio di se stesso? Cristo è Dio subordinato e posteriore al Dio Padre o è a lui coeterno e consustanziale, e in che senso? Domande insolubili dalla ragione umana se non irrazionali, e perciò spesso coperte col velo pietoso del «mistero», ma su cui si invischia il dibattito teologico nel secondo e terzo secolo, tra ortodossi ed eretici, in un processo a zig zag, in cui l’ortodosso di oggi diventa l’eretico di domani e viceversa. E che si conclude, seppur provvisoriamente, col Concilio di Nicea, convocato e presieduto, dopo la sua improvvisa conversione, dall’imperatore Costantino. Il quale, individuando nel cristianesimo oramai la sola efficace forza unificante dell’impero già in disgregazione, aveva in precedenza emanato a Milano il famoso Editto pro-cristiani del 313.

Con Costantino, il suo Editto e il Concilio di Nicea, il conflitto durato tre secoli tra cristianesimo e paganesimo si risolve a favore del primo, ma non era solo di natura religiosa, – in fondo, ambedue le religioni prevedevano un mondo divino a forma di piramide, con una miriade di essere divini, semidivini e angelici al servizio di un solo Dio, variamente interpretato, ma comunque posto al vertice della piramide, – bensì soprattutto un conflitto politico, essendo il cristianesimo l’unica religione a rifiutare il rango divino e l’obbedienza assoluta all’imperatore romano. Da ciò le persecuzioni. Senza la conversione di Costantino, il suo Editto pro-cristiani, e il Concilio niceno, vicende che segnano l’iniziale elevazione del cristianesimo a unica religione di Stato, i cristiani sarebbero probabilmente rimasti una piccola e ininfluente setta religiosa minoritaria dell’impero. Con Costantino, lo scontro secolare, come scrive Ehrman, tra «le due uniche figure» del mondo imperiale romano chiamate col nome di «Figlio di Dio», o, in diverso modo, Dio stesso, cioè «Gesù e l’imperatore», si volse a favore del primo: «da divinità rivale di Gesù l’imperatore si trasformò in suo servitore», e la minoranza cristiana, «perseguitata perché si rifiutava di onorare l’imperatore divino» divenne «maggioranza persecutrice, con l’imperatore nel ruolo di servo del vero Dio».

Insomma, a me sembra che, dal punto di vista di una storia scientifica, laica e desacralizzata, più che il «come» (le questioni di fede e le controversie teologiche) a noi interessi il «quando» Gesù, un umile e oscuro predicatore apocalittico giudeo, diventò veramente Dio, o «Figlio di Dio» e «Dio incarnato». E la storia dimostra che, paradossalmente, lo diventò davvero (nella coscienza e nell’opinione pubblica collettiva, si intende) quando lo decise l’imperatore. Per volontà di Costantino. Che per ragioni politiche, per rinsaldare l’unità dell’impero e il suo stesso potere assoluto, si convertì, emanò l’Editto di Milano e volle il Concilio di Nicea e l’unità dei cristiani intorno al Credo niceno, iniziando di fatto a imporre il cristianesimo come religione di Stato. Fu la sua statalizzazione imperiale la vera svolta del cristianesimo, che ne segnò in modo indelebile tutta la storia successiva.

di Michele Martelli

Fonte: http://temi.repubblica.it/micromega-online/come-gesu-divento-dio/

Foto RETE

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