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Qualcosa di LUNGRO

Lungro (Ungra in arbëreshe[3]) è un comune italiano di 2 508 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

Sita a 650 m s.l.m. e distante 67 chilometri dal capoluogo della omonima provincia, preesisteva già un casale denominato Lungrum prima della venuta degli esuli dall’Albania nella seconda metà del XV secolo.

Tra i maggiori centri della comunità arbëreshe, è la capitale religiosa degli italo-albanesi continentali, sede dell’Eparchia bizantina, che raccoglie sotto la propria giurisdizione tutte le comunità albanesi d’Italia continentale che hanno conservato il rito bizantino. L’antica lingua albanese, i riti religiosi orientali e i tipici costumi della cultura d’origine sono tramandati e conservati gelosamente.

Territorio

L’abitato è situato alle falde del monte Petrosa a 650 m s.l.m., ed è fiancheggiato da due fiumi: il Galatro (o Fiumicello) e il Tiro. Il Mar Ionio dista poco più di 40 km lungo la SS 534 e la SS 106. Confina ad est con il territorio del comune di Saracena, a sud e sud-ovest con quelli di Firmo e Altomonte (il torrente Fiumicello delinea il confine), a nord-ovest con il territorio di Acquaformosa e sulle zone montuose all’interno del Parco nazionale del Pollino, rispettivamente a nord-ovest e nord, con San Donato di Ninea e Orsomarso. L’ambiente è prevalentemente montagnoso verso la parte settentrionale, con boschi di faggio e castagno, mentre nella parte meridionale con vigneti e colture miste a rotazione.[…]

Giorgio Castriota Scanderbeg Gjergji Kastrioti

Storia

Lungro, prima della venuta degli albanesi, aveva al proprio interno già un casale abitato. Alla seconda metà del XV secolo sbarcati gli i primi albanesi, si svilupparono intorno ad un monastero Basiliano nelle terre donate in vassallaggio nel 1156 dal feudatario Ogerio del Vasto di Altomonte. I coloni, emigrati dall’Albania e nelle seconde migrazioni dalla Grecia albanofona in seguito dell’invasione dei turchi dei territori dei Balcani, guidati dal condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg (in albanese Gjergj Kastrioti Skënderbeu), comandante che organizzò la resistenza armata all’avanzata turca per circa 25 anni, popolarono il casale intorno al 1486 dopo aver lasciato la propria terra. Gli albanesi furono accolti dall’abate Paolo della Porta con il benestare del principe di Bisignano, Geronimo Sanseverino. Il popolo albanese, guidato dallo stesso Scanderbeg, era riuscito a resistere alle offensive dell’impero turco ottomano e costituì un baluardo in difesa dell’Europa intera. Solo alcuni anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1468, i turchi musulmani riuscirono a scardinare la resistenza albanese ed occuparono il paese intero. In seguito a questi tragici eventi si registrò in Italia la più consistente migrazione di popolazioni albanesi, con la conseguente fondazione di Lungro. Il nome “Lungru” appare per la prima volta nella storia, intorno al XII secolo. L’etimo “Lungrum” o “Ugrium” sembra riferirsi alla particolare umidità del suo territorio. Secondo Domenico De Marchis, il suo nome deriva dal greco Ugros (umido, fluido, acqua). Quest’ipotesi è avvalorata anche dal nome dell’antico monastero del casale di Lungro, che andava acquistando sempre maggiore prestigio e in poco tempo divenne uno dei più importanti centri di spiritualità bizantina e cultura greca. Furono gli albanesi (arbëreshë) a dare linfa vitale al piccolo agglomerato rurale preesistente.

Nell’anno 1525 i monaci basiliani abbandonarono il monastero, che già prima dell’insediamento dei transfughi attraversava un periodo di profonda crisi, trasformandosi in Commenda a disposizione del Pontefice e gli abitanti di Lungro seppero resistere ad ogni tentativo di giurisdizione civile e politica dei feudatari. Nella seconda metà del XVII secolo e durante il XVIII secolo, si intensificarono gli scontri tra le famiglie baronali dei Sanseverino di Altomonte ed i Pescara di Saracena. A Lungro si verificarono numerosi scontri politici per l’acquisizione di alcuni diritti baronali su feudi precedentemente contesi.

Nel corso degli anni si intensificarono i secolari contrasti religiosi tra il rito greco-bizantino degli albanesi e il rito latino delle popolazioni confinanti. Numerosi preti albanesi subirono il carcere a causa della pratica del rito orientale, ma i lungresi, si strinsero intorno a loro e, lottando con tenacia, riuscirono a conservare la propria identità religiosa. Dal 1768 gli albanesi di Lungro tenacemente intrapresero la difesa del proprio rito liturgico greco-bizantino, poiché, provenienti dall’Albania meridionale, dall’Epiro e dalla Grecia albanofona, erano sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli. Per secoli, grazie anche all’opera della Chiesa bizantina, hanno continuato a mantenere il proprio rito come elemento della propria identità. Così si definì religione cattolica perché unita a Roma, e greco-bizantina per l’unione con l’Oriente e il credo bizantino nella liturgia e teologia spirituale.

L’Eparchia di Lungro è il fondamentale punto di riferimento per gli italo-albanesi continentali, e continua a custodire la tradizione religiosa, linguistica e l’identità culturale arbëreshë. L’Eparchia venne creata il 13 febbraio del 1919 da Papa Benedetto XV e il primo Eparca fu Giovanni Mele, cui succedettero Giovanni Stamati ed Ercole Lupinacci. Attualmente è retta dall’eparca Donato Oliverio. L’Eparchia preserva e tutela la lingua, gli usi, il patrimonio religioso e culturale della minoranza albanese d’Italia.

Piazza XVI Luglio

Centro abitato

Completamente diversa dal borgo medioevale le cui case davano su strade parallele con qualche strada trasversale per il passaggio (simile all’accampamento romano), la struttura architettonica del paese albanese è per lo più a forma circolare. Infatti gli edifici venivano costruiti attorno ad una piazzetta a forma circolare. Tutte le aperture principali davano sulla piazzetta. Ogni agglomerato di case costituiva un rione il cui nome derivava da elementi presenti nel territorio: Kastjeli (presenza di un castello), Bregu (zona più alta dell’abitato, 780 m.s.l.m.), Konxa (Icona – Presenza della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli con l’icona della Madonna), Shin LLiri (Presenza della chiesa di S. Elia), Kriqi (presenza di un crocefisso), Abati (presenza, un tempo, dell’Abbazia di S. Maria),Taverna (il corso principale), Quenga (la piazza del “commercio”), Sheshi (in piazza XVI Luglio).

Costumi tradizionali

Tra le strette vie del centro storico, le tipologie architettoniche sono distinte per gjitonia, ossia vicinato in albanese, le porte del borgo medioevale e gli antichi palazzi signorili. La gjitonia è un settore del rione, ha rappresentato e rappresenta tuttora, anche se in maniera più limitata essendosi il centro storico svuotato a seguito dello sviluppo edilizio che ha spostato gran parte degli abitanti verso zone nuove e con caratteristiche cittadine, un vero e proprio nucleo sociale con regole proprie. Qui si possono percorrere itinerari suggestivi storici per riscoprire gli ambienti e le vicende di un popolo che ha mantenuto la propria identità, esaltando la proprià diversità etnica e culturale.

Il paese conserva emergenze architettoniche religiose e civili, nonché poche altre strutture industriali ridotte ad archeologia. Forti sono ancora le espressività riconducibili alla “protezione” simbolica, in particolare le edicole votive come quelle di San Leonardo e Sant’Elia, sulle omonime strade. A Lungro, come nella maggior parte dei paesi Arbëreshë, nella piazza principale ha il busto di Giorgio Castriota Scanderbeg, per ricordare le proprie origini etniche e linguistiche

Architetture religiose

Cattedrale di San Nicola di Mira

Cattedrale di San Nicola di Mira (Qisha e Shën Kollit, XVIII secolo), è la principale chiesa dell’Eparchia di Lungro.

La cattedrale di San Nicola di Mira – Interno

La costruzione dell’attuale chiesa è del 1721, dopo che il terremoto della fine del XVII secolo aveva distrutto quella preesistente, dedicata sempre a S. Nicola di Mira.

Chiesa di Santa Maria dell’Icona o di Costantinopoli

Chiesa di Santa Maria dell’Icona o di Costantinopoli (Qisha e Shën Mëria e Konxis, XVI secolo), sorge su di una rupe in prossimità del torrente Tiro, che a quei tempi segnava il confine naturale del territorio tra Lungro e Saracena. È la prima chiesa edificata dagli albanesi in onore della Madonna Odigitria, molto venerata in Oriente. All’interno vi è custodita la prima testimonianza di iconografia bizantina su pietra che raffigura appunto la Madonna con Bambino.

Chiesa_della_Santa_Maria_dell’Icona_o_di_Costantinopoli

Molto interessante è il soffitto ligneo a cassettoni che allestisce la chiesa e che venne realizzato nel 1663 da Angelo La Petra artista calabro. Di notevole fattura era anche il baldacchino, trafugato anni fa, che incorniciava la preziosa icona. La sua edificazione posta sul confine nord-est del borgo medievale segna il termine dell’agglomerato urbano del borgo. Osservando la struttura urbana medievale si può notare come gli albanesi, oltre a insediarsi nella parte più alta del casale (ka bregu), vollero edificare le proprie dimore anche in prossimità del borgo. Il tessuto architettonico di quel periodo si apriva, probabilmente, con il monastero di Santa Maria delle Fonti a sud ovest, e terminava a nord-est con la chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli. Il proseguimento di tale linea urbana oltre a dare maggiori garanzie di protezione agli albanesi, rendeva più fruibili le risorse idriche e territoriali del vicino torrente Tiro.

Chiesa di Sant’Elia

Chiesa di Sant’Elia (Qisha e Shën Llirit, fine del XVII secolo), sorge su un punto che, probabilmente, fungeva da posto di vedetta per gli abitanti del piccolo borgo. Strategicamente la chiesetta dedicata a Sant’Elia il profeta, è posta su di una splendida e suggestiva rupe che partendo dalle gole del torrente Tiro, si innalza vertiginosamente sopra la chiesa di Santa Maria dell’Icona e segna uno dei punti più alti dell’agglomerato urbano del paese.

La chiesetta di Sant’Elia, edificata alla fine del XVII secolo

In prossimità dell’edificio, sul versante sud è possibile scorgere la grotta di Sant’Elia, una profonda insenatura tra le pietre di interessanti peculiarità speleologiche ancora oggi inesplorate. Nel periodo del Risorgimento il culto del santo era molto praticato poiché Sant’Elia veniva considerato il liberatore del popolo albanese di Lungro dalle repressioni borboniche. Alcuni versi in albanese, i pochi tramandati fino ad oggi e che ancora si canta dai fedeli nella processione del Santo, furono scritti dal poeta Vincenzo Stratigò nel 1852. Da allora il governo borbonico proibì la processione perché aveva intuito il significato rivoluzionario di quei versi che il popolo di Lungro cantava per inneggiare al santo battagliero invocando da lui la caduta del regime borbonico ed il ritorno alla libertà.

Chiesa Santa Maria del Carmelo

Chiesa Santa Maria del Carmelo (Shën Mëria e Karmunit, inizio XVII secolo) eretta nel 1608 come convento ebbe una fiorente attività culturale fino al 1808 quando venne chiuso e (per l’editto di Napoleone) fu adibito a cimitero. La chiesetta è dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo e conserva la statua in legno della Vergine con il Bambino. Nelle due domeniche intorno al 16 di Luglio vi sono due processioni: la domenica prima del 16 luglio la Madonna viene portata all’alba dalla chiesetta in Cattedrale (dopo la veglia nella notte); il sabato sera vi sono i festeggiamenti laici (concerto, spettacolo pirotecnico), la domenica mattina un imponente fiera si snoda per l’ex SS105 e in serata la Solenne Processione.[…]

Da  https://it.wikipedia.org/wiki/Lungro

Foto RETE

 

 

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