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Un libro per amico – LE DUE ITALIE NEI MEDIA, steriotipi e pregiudizi sul sud nei mezzi di comunicazione italiani

 

“Criminalità”, “truffa”, “spazzatura” (nella declinazione ormai celebre di “monnezza”), “ladri”, “mantenuti”. L’associazione di parole come queste a una città o una regione italiana porterà, con ogni probabilità, a un buon numero di risultati per Napoli o la Campania, Palermo o la Sicilia, Reggio o la Calabria. Più difficile che i risultati del gioco di associazione rimandino a Milano, Venezia, Parma. Città non collegate istintivamente ai temi dell’evasione, della corruzione o delle truffe. Anche se Milano è ai primi posti in Europa per corruzione e grande evasione, le notizie sull’Expo sono recenti, così come quelle riguardanti il MOSE di Venezia, e il caso Parmalat è passato alla storia come una delle più grande truffe che il capitalismo occidentale ricordi.

Da dove nasce questa mentalità? Questo pregiudizio che rischia di sfociare nell’aperta intolleranza se non addirittura nel razzismo? Le dinamiche non sono diverse da quelle che riguardano il pregiudizio contro gli afroamericani e gli ispanici negli Stati Uniti o contro i migranti in vari paesi dell’Unione Europea. Solo che nel caso dell’Italia questo pregiudizio anti-meridionale è talmente radicato da essere tacitamente accettato e considerato “normale” perfino dagli stessi meridionali.

D’altronde, la presa d’atto di appartenere alla “parte peggiore” del paese può portare ad allinearsi a questa credenza diffusa.

Ma cambiamo domanda: chi è che dice che una parte è peggiore ed una è migliore? La risposta dovrebbe essere: l’evidenza. Ma i dati spesso dicono altro, ed anche quando si parla di numeri questi vanno sempre contestualizzati ed interpretati. A titolo d’esempio la qualità di un sistema scolastico non può essere valutata solo sulla base di alcuni parametri estesi artificiosamente a tutto il paese. Se una scuola ha le lavagne interattive, il tempo pieno e i laboratori d’informatica, mentre in un’altra mancano addirittura i gessetti per scrivere alla lavagna è normale che il confronto basato solo su dati statistici tra il sistema scolastico di un posto e il sistema scolastico di un altro risulti falsato. Non esiste solo il semplice dato statistico, ma anche il contesto in cui questo dato statistico prende forma. C’è bisogno poi di qualcuno che faccia in modo che il dato statistico raggiunga la maggior parte delle persone. O meglio, che presenti il dato statistico in modo tale che questo possa essere “capito” dalla maggior parte delle persone. Ecco che, in questo momento, entrano in scena i media.

Essi sono il tramite tra la realtà e il pubblico. Volontariamente o meno, sono però portati a distorcere i loro messaggi. Roman Jakobson, individuando gli elementi della comunicazione, poneva l’accento non solo sui classici “mittente”, “ricevente” e “messaggio”, ma anche su altre variabili come il “contesto” o il “codice”(1). Lo stesso Umberto Eco poneva particolare attenzione al concetto di decodifica aberrante, sottolineando come tra il mittente e il destinatario intercorrono diversi fattori che possono modificare la percezione del messaggio(2).

La non-neutralità di mezzi di comunicazione deriva dal loro confrontarsi con gli schemi mentali dei loro pubblici. Quindi da un lato i media non possono ignorare il confirmation bias(3), ossia il pregiudizio di conferma: la spinta inconscia che porta i lettori a selezionare le informazioni in base alle proprie convinzioni, trascurando le informazioni che siano in contrasto con il proprio modo di pensare. Dall’altro, una mentalità pregiudizievole negli italiani è anche “colpa” dei mezzi di comunicazione, del modo di dare le notizie, della “facilità” con cui si presenta ad esempio un caso di corruzione come “eccezione” quando accade al Nord e invece come “regola” quando accade al Sud.[…]

Dall’Introduzione di LE DUE ITALIE NEI MEDIA, steriotipi e pregiudizi sul sud nei mezzi di comunicazione italiani, di Giancarlo Di Stadio

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  • Lingua: Italiano
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NOTE

1 R. Jakobson, Saggi di linguistica generale, Feltrinelli, Milano 1966

2 U. Eco, Per una indagine semiologica del messaggio televisivo, in

“Rivista di estetica”, II, maggio-agosto 1966.

3 R.S. Nickerson, Confirmation Bias: A Ubiquitous Phenomenon in

Many Guises, Review of generai psicology, 1998

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