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SAN MARCO ARGENTANO, un paese da visitare

 

San Marco Argentano è un comune italiano di 7 424 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria. Centro urbano di antica storia, sito lungo la Valle del Crati in zona collinare, dal clime mite e temperato, è fra i più importanti centri artistici e culturali della provincia di Cosenza.

È sede della diocesi di San Marco Argentano-Scalea.

Origini del nome

Il toponimo San Marco deriva dal nome di San Marco evangelista, patrono della città. Il nome Argentano (significato letterale: che appartiene alla famiglia degli Argento) fu aggiunto con deliberazione di consiglio n.74 in data 1862 con la seguente motivazione: “Considerando che l’attuale Comune di Sammarco à origine dallo antico Argentanum così per favorire la tradizione delibera che il nome di Argentano venchi aggiunto a quello di Sammarco talché da ora innanzi questo Comune si distinguerà col nome di Sammarco Argentano”

San Marco, affresco al Vaticano

L’identificazione di San Marco con la città di Argentanum, citata da Tito Livio (Ab Urbe condita, XXX 19, 10) assieme ad altri importanti centri bruzi che si unirono ai Romani nella battaglia contro Annibale, risale comunque ad anni precedenti l’assunzione della delibera. La storia dei diversi nomi che ebbe la città è contenuta in un documento del 1692 stilato dal sindaco dei Nobili don Ignazio Gonzaga.

“È posta la fidelissima città di San Marco nella Calabria superiore venti miglia distante dalla città di Cosenza, e da Tito Livio, e d’altri storici fu nomata Mandonica, e tal’hora Argentano, fu dessa edificata dalli abitatori della distrutta Città di Sibari, come s’ha per tradizione delli stessi antichi Cittadini di S.Marco, quale viene confermata da Giovanni Giovane nella sua Storia Tarentina lib.8 Cap. p.mo …” (da “Settecento Calabrese”, di Franz Von Lobstein)

Cattedrale

Storia

Certo è che la Sibaritide, e quindi la zona intorno a San Marco Argentano che ne fa parte, fu abitata dall’uomo fin dai tempi del neolitico; numerosi ritrovamenti lo attestano (cfr. Mario Candido, Valle Crati prima e dopo la colonizzazione greca. Studio del Comprensorio, Venezia 1967). Quindi è certa la frequentazione dell’uomo primitivo nella zona. Il sito archeologico neolitico di Torre Mordillo dista poco più di 10 km da San Marco Argentano.

L’assetto urbanistico dell’attuale centro storico si deve senza dubbio all’arrivo dei normanni e in particolar modo a Roberto il Guiscardo, come attestano Amato di Montecassino (“quant ala en Calabre, hedifica la rocche de Saint Marc”) e Goffredo Malaterra (“castrum, quod Sancti Marci dicitur, firmavit”), e come testimoniano vari monumenti quali la torre, la cripta del Duomo, l’abbazia della Matina, in origine benedettina.

Santa Maria della Matina

Probabilmente con le prime incursioni saracene gli abitanti del luogo avevano già iniziato a trasferirsi dalle aree a valle sul costone roccioso, fornito di difese naturali e, come affermano alcune fonti storiche, di presidi militari a guardia dei traffici che si svolgevano lungo la sottostante via istmica tra lo Ionio e il Tirreno.

Tracce di insediamenti di epoca romana sono state rinvenute in località Cimino, dove nel 1967 fu recuperato un grosso doglio interrato oggi conservato al Museo Archeologico di Sibari; altri frammenti fittili emersero in località Rossillo nel corso dei lavori di costruzione della Strada delle terme e, recentemente, nell’area della torre.

Torre normanna

Nell’Ottocento due studiosi, Salvatore Cristofaro e Giovanni Selvaggi, testimoniarono ritrovamenti di reperti di epoca romana in contrada Tocco e a valle del paese. Eduardo Bruno, scultore e studioso di storia, ha avanzato l’ipotesi che proprio da Argiro (Argentanum in epoca romana) si ricavasse l’argento per la coniazione delle monete sibarite. Rinaldo Longo, linguista e glottobiologo, ritiene invece ciò pura fantasia, poiché è noto che Sibari ricavava l’argento dalle miniere dell’argentera di Longobucco, egli infatti scrive che se Argyron, Argiro, Argentanum castrum sono i nomi che secondo gli storici locali ebbe San Marco Argentano nell’antichità (cfr. Salvatore Cristofaro, Crono-Istoria di San Marco Argentano), non vi è alcuna attinenza con presunte miniere d’argento. Argentano (dal latino Argentanum) “vuol dire ‘podere che appartiene ad Argento’, ‘ possedimento di Argento’, cioè possedimento della Gens Argentana, per il preciso valore di suffisso di appartenenza, o di suffisso prediale che ha –anum, (cfr. Gerhard Rolfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, sintassi e formazione delle parole, Einaudi, Torino 1969, pp. 410–411). Argento è un cognome ancora esistente a San Marco Argentano e in qualche altro comune vicino e in altre parti d’Italia. È da supporre allora che siano stati membri di una stessa gens romana, appunto la Gens Argentana, cioè degli Argento, che probabilmente appartenevano alla classe dei cavalieri, detta anche classe equestre, ad aver avuto, in epoca romana, il possesso e/o il comando, in Francia del territorio di Argentan e in Italia di quello di Argentano”.

Loco Santo o Chiesa dei Martiri Argentanesi

L’epoca cristiana è segnata dal passaggio dell’evangelista Marco e dal martirio di Senatore, Viatore, Cassiodoro e della loro madre Dominata, secondo la tradizione e il racconto di una Passio bizantina del X secolo. La chiesa del Loco Santo e le reliquie custodite nella Cattedrale ne perpetuano il ricordo e la fede.

Oggi il centro storico si presenta con l’originaria struttura feudale, lungo la dorsale del percorso che unisce il Duomo e la torre normanna. La parte occidentale, più antica e popolata, è nascosta alla vista, l’altra più esposta e più prossima alla torre coincideva con l’antico quartiere ebraico della Giudeca. Adolfo La Valle, sulla base di documenti conservati nel convento della Riforma, afferma che gli Ebrei erano in San Marco assai potenti: avevano un quartiere segregato che anche oggi si chiama la Giudeca, una piccola Sinagoga, il traffico della seta e dei grani, il monopolio della piazza e dei mercati, speciose tintorie.

Cripta normanna

L’accesso al paese era possibile fino all’Ottocento solo dalla Pie’ la Silica che si arrampicava dalla valle del Fullone all’area dove si erge il Duomo. Solo dopo la costruzione della strada cosiddetta militare, che congiungeva Castrovillari con San Fili, la città si aprì ai traffici commerciali con i centri vicini, modificando il proprio assetto urbano che si sviluppò lungo le nuove arterie.

La presenza di vari monumenti, chiese, palazzi e blasoni gentilizi è all’origine degli appellativi che ancora connotano questa antica città, definita ancora oggi “normanna” o “dei nobili”.

Chiesa e convento della Riforma

E San Marco può ben fregiarsi del titolo città normanna, perché non solo essa fu ripopolata, fortificata e resa in pratica una piccola “capitale” nella Calabria del nord da Roberto il Guiscardo, nel 1050, ma i suoi feudatari successivi furono tutti Normanni, dall’XI al XVII secolo, tranne forse una parentesi nel periodo Svevo. La dinastia reale normanna termina, come è noto, alla fine del XII secolo quando subentrano gli Svevi.

Fontana di Sichelgaita.

Durante il regno della dinastia sveva sappiamo – da un documento conservato nell’archivio dei florensi – che nel 1218 era conte di San Marco tale Raynaldo de Guasto, affiancato dalla contessa Agnese, sua moglie, e da Pietro, suo figlio. Raynaldo era anche Capitano e Giustiziere di Calabria e Val di Crati, e pure lui era probabilmente di origine normanna. Si passa poi al 1298, quando divenne Signore di San Marco un altro nobile di sangue normanno, Ruggero di Sangineto, la cui famiglia aveva preso tale cognome dal suo possedimento di Sangineto.

Villa Normanna

Dal 1298 al 1342 San Marco è infeudata ai Sangineto, i quali hanno molta influenza nella regione perché i principali membri della famiglia (Ruggero, Francesco, Gerardo e Ruggero II) ricopriranno tutti la carica di Capitano Generale e anche di Giustiziere sia della Calabria e sia di Val di Crati e Terra Giordana.

La Signoria dei Sangineto su San Marco termina nel 1342, quando l’ultima erede di questo ramo del casato, Bionda Sangineto, sposa un altro nobile di sangue normanno, Roberto Sanseverino conte di Terlizzi. Così per via matrimoniale (“maritali nomine”) oltre a San Marco vanno in possesso dei Sanseverino di Terlizzi anche Corigliano, con il titolo di contea, Sangineto, Belvedere, Bollita, Satriano e Salandra. Si ha notizia che nel giorno di questo matrimonio il re Roberto I di Sicilia regalò agli sposi la terra di Regina, sempre in Calabria, con il suo castello.

Via Roberto il Guiscardo

Ad entrare in possesso di tutti questi titoli e feudi fu Giovanna Sanseverino, figlia ed erede di Roberto conte di Terlizzi, che li recò poi in dote al marito Carlo Ruffo, terzo conte di Montalto e signore di Cariati, Paola e Fuscaldo. Tutto il complesso dell’eredità – compreso San Marco – passò quindi, verso il 1375, nelle mani del loro primogenito Antonio Ruffo, quarto conte di Montalto e secondo conte di Corigliano, il quale con dispensa apostolica aveva sposato la cugina Giovannella Sanseverino. Da questo matrimonio nacquero due femmine e due maschi: fu uno di questi ultimi, Carlo, che ereditò tutti i titoli e i feudi, verso il 1383, dopo aver sposato la sua lontana parente in linea materna Francesca Sanseverino, detta “Ceccarella”.

Le campagne di San Marco Argentano

Da questa unione nacquero solo due figlie legittime, Covella e Polissena. Quest’ultima sposò, nel 1415, Giacomo Mailly (Gran Siniscalco del Regno di Sicilia) ed ebbe assegnato come pegno della sua dote il feudo di San Marco, che nella seconda decade del ‘400 venne elevato al rango di ducato dalla regina Giovanna II. Dopo la morte di Polissena, nel 1445, il ducato di San Marco passò, come da accordi familiari precedenti, al nipote Antonio Sanseverino (figlio di Ruggero Sanseverino e di Cubella Ruffo, zia di Polissena) il quale divenne così il secondo duca di San Marco oltre che sesto conte di Altomonte, conte di Corigliano, quinto conte di Tricarico, quinto conte di Chiaromonte e conte di Mileto. Egli sposò Gozzolina Ruffo e il loro primogenito, Luca Sanseverino, acquisterà poi il principato di Bisignano dal re Ferrante d’Aragona per 20.000 ducati, nel 1462. In tal modo San Marco passò al ramo calabrese della famiglia Sanseverino, i potentissimi principi di Bisignano, i quali che però non abbandoneranno mai il ducato di San Marco.

Paesaggio sanmarchese

I Sanseverino di Bisignano – che come si è detto erano di discendenza normanna – terranno il ducato di San Marco fino al 1606, anno della morte di Nicolò Bernardino. Dopo di lui il vasto Stato feudale dei principi di Bisignano verrà smembrato e suddiviso tra vari eredi.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/San_Marco_Argentano

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