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SUD e informazione: una rappresentazione prevalentemente tragica e criminale.

 

I media non sono monoliti: essi contribuiscono a strutturare l’immaginario collettivo in modi diversi e dipendenti da autonomi registri comunicativi. Le news televisive non sono articoli giornalistici, il cinema non è la fiction televisiva e questa non è il web.

Ciascuno di questi linguaggi lavora su una zona propria, ed è frutto di una speculazione logica riuscire a ipotizzare le interazioni tra di essi. Tuttavia, per interpretare il rapporto tra Sud e comunicazione dobbiamo ridurre la complessità dei linguaggi specifici, mirando a una ricomposizione finale. Prima di arrivarci, occorre brevemente puntare sugli aspetti che caratterizzano maggiormente ciascun medium.

II Tgl delle 20 è da sempre considerato il principale telegiornale italiano ed è quindi una fonte attendibile per una rappresentazione generalista del Sud.

Dal 1980 al 2010 – secondo i dati in nostro possesso – il Tg 1 ha mantenuto sostanzialmente inalterato, nel corso del tempo, il rapporto tra lo spazio dedicato al Sud rispetto a quello destinato alle altre notizie (all’incirca una notizia sul Sud ogni dieci notizie nominate nel sommario).

La suddivisione interna delle notizie sul Sud è influenzata da una rappresentazione prevalentemente tragica e criminale. Quando il tg guarda a Sud vede omicidi, stragi di mafia, corruzione, truffe, cattiva gestione amministrativa. A ciò vanno aggiunte, in particolare nell’ultimo decennio esaminato, incursioni di tipo sensazionalistico modulate su una sorta di esotismo localistico, che indicano un Meridione terra di stranezze e di anomalie.

Le aree tematiche delle principali notizie del Tgl sul Sud sono la cronaca, la criminalità, il meteo e il Welfare. Le aree tematiche di tutte le altre notizie sono la politica, la cronaca, lo spettacolo e l’economia. Come si nota, l’agenda – con l’eccezione della cronaca – tende a divergere.

La stampa italiana più letta e autorevole – la Repubblica e il Corriere della Sera – pur confermando una visione analoga a quella del Tgl, ha un ventaglio di notizie e di narrazioni più ampio, su cui ha costruito la propria rappresentazione del Meridione. Il profluvio di articoli e opinioni di trent’anni raccolti per la nostra rilevazione evidenzia un’assonanza con il racconto consolidato di un Sud tragico e criminale, la cui arretratezza è la chiave di accesso per cogliere il radicarsi del male; nello stesso tempo, il racconto della carta stampata tiene conto di un’emergenza-Sud negli anni ’80 (verificabile nel numero stesso degli articoli), di un declino dell’attenzione in favore di un’emergente “questione settentrionale” negli anni ’90 e, infine, di una rarefazione (anche quantitativa) della rappresentazione nell’ultimo decennio di rilevazione.

Di tutt’altro tenore è la frammentata e disomogenea “identità meridionale” che scaturisce dal web, dove ogni singolo territorio sembra dotarsi di una propria “poetica”: si oscilla dai rigurgiti neoborbonici all’enfasi sulle paradisiache opportunità turistiche, dalle pedagogiche ricerche di uno scambio equo e solidale ai micro-interventi di buone pratiche di cittadinanza. Le Pagine Facebook presentano un caleidoscopio spesso autoreferenziale: dall’uso ostentato del dialetto agli accessi esclusivi per “terroni doc”, passando per un’esaltazione entusiastica di luoghi e tradizioni.

Il cinema italiano, che nell’immediato dopoguerra aveva così potentemente promosso il Meridione nel mondo attraverso il neorealismo, ha proposto sguardi molto diversi sul Sud nell’ultimo trentennio. La chiave antropologica ha consentito a una nuova leva di cineasti di raccontare una terra del “rimosso”, dove si fondono la suggestione magica per la bellezza e la ricerca di un’autenticità ancestrale, quasi sempre rifiutando il luogo urbano per la natura incontaminata. La chiave “sociologica” ha continuato a scavare nell’arretratezza del Sud, nella sua disperazione e disgregazione sociale, spesso con toni grotteschi e melodrammatici. La chiave “criminologica” ha proseguito l’indagine filmica sulla pervasività delle grandi organizzazioni criminali e sull’influenza dei loro modelli di comportamento sociale.

Anche per quanto riguarda la fiction televisiva il punto di partenza è quello criminale: ieri La Piovra e oggi Gomorra rappresentano un continuum tragico e violento, un vulnus da cui il Sud non sembra in grado di guarire. Mafia e camorra diventano mondi in sé, caratterizzati da propri rituali e propri linguaggi, su cui la tensione narrativa cresce fino al parossismo, esaltando uno stile di vita malavitoso che sempre meno sembra distinguersi dalla realtà dei fatti di cronaca (non solo al Sud, ma in tutta l’Italia). Sguardi diversi da quelli delle fiction criminali vengono da prodotti ugualmente di massa, come le mini-serie del commissario Montalbano e l’interminabile soap Un posto al sole. Qui, il tentativo è di presentare il Sud come “ritorno alla normalità”, terra dove anche i fatti criminali perdono i tratti della tragicità obbligatoria e diventano flusso di vita, contraddizioni, interazioni e maschere sociali ordinarie. Dal ciclo cupo di Gomorra alle tinte vivide della Sicilia di Montalbano, il racconto investe anche cromaticamente un Sud non privo di speranza.

Ricomporre il quadro è ora compito arduo. I diversi media da noi analizzati agiscono in zone diverse del pensiero e dell’emozione: un servizio di telegiornale cattura la nostra attenzione per circa 60″, un articolo di giornale per qualche minuto, la navigazione su una pagina web dipende dalla curiosità dell’internauta, un film e una fiction un paio d’ore. Tuttavia, ascoltiamo e vediamo le news quotidianamente, mentre il cinema è un consumo ben più raro.

Capire gli equilibri e le tensioni di questi diversi media nella formazione di immaginario collettivo è compito che esula da questo scritto. La nostra valutazione

complessiva è che, negli ultimi trent’anni, la questione meridionale sia stata progressivamente accantonata dalla dieta mediatica dominante, lasciando posto a uno spettacolo del crimine certamente portatore di grandi ascolti ma sempre meno capace di Iemalizzare la violenza e il disagio. La parte cattiva dell’Italia è però esplosa anche altrove. L’efficiente Nord, patria delle virtù imprenditoriali nazionali, fin dall’epoca de La Piovra è ritratto come terra non innocente, e dove anzi sempre più il business mafioso trova accoglienza, soluzione e radicamento. La somiglianza  del Sud all’intero Paese è, d’altronde, messa nuovamente in discussione dalle cifre della crisi: mentre l’attenzione mediatica si è concentrata da quasi vent’anni sulle urgenze di una “questione settentrionale”, la “questione meridionale ” è stata dismessa come se si trattasse di una situazione irrisolvibile. Ne è derivata anche una certa noia tra il pubblico e gli addetti ai lavori. Oggi che tutti gli indicatori confermano la drammatica condizione del Sud all’interno di una crisi profonda e perdurante, occorre ammettere che la rimozione di un terzo dell’Italia dal dibattito nazionale non aiuta né il Sud né l’Italia.

 

Fonte: LA PARTE CATTIVA DELL’ITALIA – SUD MEDIA E IMMAGINARIO COLLETTIVO – di V. Cremonesini e S. Cristante, Mimesis

 

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