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PARMARIJE – La moglie furba

 

 

Una volta c’erano un marito e una moglie che avevano due piccioni. Appena questi due piccioni furono cresciuti, decisero di mangiarseli. Il marito disse alla moglie:

«Moglie mia, vado a chiamare l’arciprete e ce li mangiamo insieme a lui.”

“No,” dice la moglie. “Ce li mangiamo noi due. Perché dobbiamo chiamare il prete? Che c’entra il prete?”

“C’entra, che lui ci dà sempre un consiglio, quando ne abbiamo bisogno,” le ribatte il marito. “Ci scrive le lettere, ci legge gli avvisi delle tasse. Vado a chiamarlo.”

Uscì e andò dal prete.

“Signor arciprete, venite a casa mia, che ci sono due colombi e ce li mangiamo.”

“Sì, andiamo”, disse il prete.

Andarono. Appena furono in casa, la moglie disse al marito:

“Marito mio, vai a prendere il vino giù nel catoio.”

“Sì, ci vado. Tu frattanto prepara”, disse il marito e scese giù con la bottiglia da riempire di vino.

La moglie disse al prete sottovoce:

“Sapete perché vi ha fatto venire qui mio marito? Perché vi vuole cavare gli occhi. Intende ubriacarvi e poi cavarvi gli occhi. State attento… State attento!”

“Oh, Dio mio!” fece il prete spaventato. Si alzò, si mise la veste fra le gambe e corse via come un pazzo.

Torna il marito con la bottiglia piena di vino dal catoio.

“E il prete?” domanda alla moglie.

“Si è preso i due piccioni già arrostiti ed è scappato via.”

“Ah sì!?” strilla il marito offeso e arrabbiato. Lascia la bottiglia ed esce di casa e corre dietro al prete con quanto fiato ha in corpo. Quando lo ha vicino, gli grida: “Aspettate, aspettate. Datemene almeno uno. Uno mi basta. Vi assicuro che uno mi basta, arciprete.”

Il prete ora è più che certo che gli voglia cavare gli occhi e corre, corre, come un cane spaventato, e l’uomo gli sta dietro e gli grida di dargliene solo uno; e siccome l’uno non intende l’altro corrono, corrono e ancora sono là che corrono; mentre la moglie, furba e contenta, si mangia i due piccioni e si beve il vino e dice: alla faccia degli stupidi!, e ha ragione.

Saverio Strati, MITI, RACCONTI E LEGGENDE DI CALABRIA, Gangemi

Foto RETE

 

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