«Siamo figli dello stesso Dio, signor poliziotto»

In America Latina, oggi, alcuni credenti levano la voce in nome della giustizia di Dio e della dignità dei poveri. Dall’altra parte, numerosi detentori del potere si proclamano cattolici e pretendono di operare in difesa «della civiltà occidentale e cristiana».

Doloroso paradosso che la storia che segue illustra drammaticamente. È la storia di un giovane ucciso il 26 giugno 1980, a San Salvador, sotto gli occhi del giornalista straniero che racconta. Tra le carte cadute dalle mani dello studente, una portava la frase del vangelo che ricorda l’entrata di Gesù nella casa di Zaccheo. Potenza rivelatrice del simbolo …

«Questi li facciamo fuori», mi dice il poliziotto.

Si copre il volto con un fazzoletto, come per mascherare il criminale. Dal cortile interno della scuola superiore spara una raffica contro il primo piano. I colleghi lo imitano. Le urla si mescolano al crepitio dei vetri infranti. Lassù ci sono ancora due studenti che non hanno il coraggio di venire fuori. In seguito all’invasione della vicina università da parte di 300 poliziotti in assetto di guerra, gli altri studenti delle scuole superiori e dell’università avevano già sgombrato gli edifici.

«Venite fuori, con le mani alzate!», grida il poliziotto.

Uno studente di circa 15 anni scende lentamente la scalinata della scuola. Con le mani alzate tiene libri e quaderni sulla testa. Il poliziotto gli ordina di stendersi a terra.

«Puoi uscire, che non ci fanno niente», dice al suo compagno rimasto lassù.

L’altro ragazzo appare in cima alla scala, anche lui con i suoi libri alti sulla testa. Scende

lentamente le scale, di fronte al poliziotto.

Grida: «Siamo tutti cristiani, figli di Dio, non uccideteci. Siamo figli di Dio, signor poliziotto… ».

Il poliziotto alza il suo mitragliatore, prende la mira e spara. Il sangue sgorga dalla spalla destra dello studente. Altri spari fanno schizzare pezzi di vetro fino ai miei piedi. Mi butto a terra come un automa. Il ferito fa qualche passo zigzagando e cade a terra, accanto al compagno sdraiato.

«Siamo figli dello stesso Dio, signor poliziotto …» supplica, «per favore, non uccideteci, pietà … ».

Le suppliche del ragazzo sembrano eccitare il poliziotto. Spara una seconda raffica, da due metri, sull’indifeso. Gli spari risuonano come un tuono nel cortile interno.

Il ragazzo sospira ancora: «Signore, non mi lasciare solo», ansima «mamma, mani … ma, ma … ».

Ancora uno sparo del poliziotto, questa volta alla nuca. In lotta con la morte, il ragazzo riesce a sollevare il busto, poi ricade, vinto. Lentamente, come un ramo verde spezzato. Si dissangua sul pavimento della sua scuola. Crivellato freddamente, volutamente, bestialmente da un poliziotto mascherato.

Gli assassini non sanno cosa sia la vergogna.

Mi lasciano fotografare, senza alcun problema. Alcune troupes televisive straniere hanno filmato tutto. Il cameraman inglese, asciugandosi il sudore che gli imperla la fronte, mormora pieno di orrore:

«Spero di non dover più filmare cose simili!».

Chiedo a un poliziotto perché hanno ucciso quel ragazzo.

«Per me è un guerrigliero di meno; faceva parte del Movimento Studentesco Rivoluzionario delle Superiori», risponde.

Però né i poliziotti né noi avevamo sentito lo studente sparare, né alcun segno faceva presumere che il poveretto avesse a che fare con gruppi organizzati.

A terra, tra i quaderni, un pezzette di carta, con la frase:

«Oggi la salvezza è entrata in casa tua … ».

EL SALVADOR, 1980

Da AMERICA LATINA IN PREGHERA, DI Charles Antoine – Cittadella editrice

Foto RETE

One thought on “«Siamo figli dello stesso Dio, signor poliziotto»

  1. angelonocent

    “Oggi la salvezza è entrata in casa tua”.
    I due martiri sono il segno che GESU’ è vivo e presente.

    “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”.
    E Lui l’hanno assassinato ma non il suo messaggio.
    E hanno ucciso molti figli della Sua Chiesa
    ma non il messaggio che annunciavano.

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