PARMARIJE – La fortuna davanti alla porta di casa

Una contadina vedova e con figli viveva in estrema miseria. Tutti i giorni andava a lavorare sui campi a giornata e sfacchinava come una bestia. Nessuno, né donna né uomo, in tutto il villaggio lavorava quanto lei che neanche il giorno di Pasqua si riposava.

Era sempre amara e si lamentava in continuazione della sua sorte.

“Ah, sfortuna mia, — esclamava, — se ti potessi avere fra le mani come ti strapperei i capelli!… Tutti sono in qualche maniera fortunati all’infuori di me. Tutte le donne hanno il marito che lavora per la sua casa, che bada ai suoi figli, che aiuta sua moglie. Solo io sono stata punita da Dio. Cosa ho fatto di male, cosa?”

Una sera piovosa d’inverno, tornando dalla campagna stanca e bagnata, la vedova trovò una vecchia decrepita accoccolata davanti alla porta di casa. Era brutta e sudicia e cisposa, questa vecchia; con una zazzera lendinosa che faceva rivoltare lo stomaco a guardarla.

“Non c’era altro posto dove sederti?” l’aggredì la vedova che, per la stanchezza e per la stizza che provò, brontolò a lungo contro quella vecchiaccia.

La vecchia, senza badarle, senza scomporsi, la pregò e supplicò:

“Fammi entrare nella tua casa. Sii buona. Sono intirizzita e bagnata. Non ti pentirai, se mi farai entrare nella tua casa.”

“Anche?!” strillò indignata la contadina. E infuriandosi:

“Vai via di qua, sporca vecchiaccia. Non mi tentare. Allontanati, che puzzi; sei pidocchiosa, sei schifosa. Sciò, allontanati, ti dico. Via, via da qui, o prendo il bastone e ti picchio.”

“Fammi entrare. Sii ragionevole e buona. Sono infreddolita, sto male. Non ti causerò noie. Anzi… poi vedrai!… Mi basterà dormire dietro la porta di casa tua, o sul focolare. Non essere dura e ingrata! “

“Vai via, t’ho detto. O ti rompo le ossa col bastone”, s’infuriò la contadina. Entrò in casa e sbattè la porta in faccia alla vecchia.

La vecchia andò via; ma la sera dopo era nuovamente accoccolata davanti alla porta. Si ripetè la scena del giorno avanti.

Per non portarla alle lunghe, per tre sere di seguito si ripetè la stessa brutta scena. Anzi la contadina al colmo dell’ira buttò un secchio d’acqua gelata sulla vecchia. A questo punto la vecchia si tolse la parrucca lendinosa, si levò gli stracci che aveva addosso e divenne la più bella e la più elegante signora del mondo. La contadina la fissava con la bocca aperta e gli occhi spalancati.

“Vedi?” le disse la bella signora. “Ero la tua fortuna. Ma tu ti sei rifiutata di farmi entrare in casa. Non solo, ma mi hai maltrattata in modo volgare ed esagerato. Avrei fatto di te, se ti fossi comportata bene, una donna felice e ricca… Ora mi hai persa per sempre. Addio!” concluse la fortuna e si dileguò come un lieve vapore.

La contadina si strappò i capelli dalla disperazione. Invocò, implorò, pregò Dio e i santi. Inutile. La fortuna era volata via per sempre e la colpa era di lei stessa, della contadina, che l’aveva respinta.

Fonte: MITI, RACCONTI E LEGGENDE DI CALABRIA, di S. Strati – Gangemi

Foto RETE

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