L’arte bizantina: LA PITTURA


Cipro
La chiesa della Panagia Asinou
del villaggio di Nikitari. -La Vergine blachernitissa, dipinta nella lunetta che sormonta la porta regia

Secoli durò il dominio bizantino in Calabria. A quel tempo dobbiamo molto. Le forme religiose, l’arte, la lingua, il genere di vita ne recano tracce profonde.

Conoscerlo ci permette di riappropriarci di una parte di noi stessi.

L’arte bizantina si è sviluppata nell’arco di un millennio, tra il IV ed il XV secolo, prima nell’ambito dell’Impero romano, poi di quello bizantino, che ne raccolse l’eredità e di cui Costantinopoli fu capitale. Le caratteristiche più evidenti dei canoni dell’arte bizantina sono la religiosità, l’anti-plasticità e l’anti-naturalismo, intese come appiattimento e stilizzazione delle figure, volte a rendere una maggiore monumentalità ed un’astrazione soprannaturale (smaterializzazione dell’immagine). Infatti il gusto principale dell’arte bizantina è stato quello di descrivere le aspirazioni dell’uomo verso il divino. L’arte bizantina ha comunque avuto espressioni stilistiche molto diverse fra di loro nei suoi oltre mille anni di vita, ma nell’Impero d’Oriente l’arte rimase quasi invariata.[…]



Asinou, Nikitari – Al centro della cupola è raffigurato il Cristo pantokrator

L’arte bizantina si staccò dalla precedente arte paleocristiana per la maggiore monumentalità delle figure, che penalizzò però la resa dei volumi e dello spazio: i corpi sono assolutamente bidimensionali e stereotipati, e solo nei volti regali si nota uno sforzo verso il realismo, nonostante l’idealizzato ruolo semidivino sottolineato dalle aureole. Non esiste prospettiva spaziale, tanto che i vari personaggi sono su un unico piano, hanno gli orli delle vesti piatti e sembrano pestarsi i piedi l’un l’altro. Nonostante questo si rimane abbagliati dalla ricchezza delle vesti dei personaggi e dallo splendore dei loro attributi, immersi nel fondo oro che dà loro una consistenza ultraterrena.


Ainos-Aenos (ora Enez), presso la vecchia chiesa bizantina di Hagios Euplos. Annunciazione – XII secolo

Dello stesso periodo è anche la serie di Martiri e Vergini nella chiesa di Sant’Apollinare Nuovo, dove sono ormai ben chiari gli elementi dell’arte bizantina:

la ripetitività dei gesti,

la preziosità degli abiti,

la mancanza di volume (con il conseguente appiattimento o bidimensionalità delle figure),

l’assoluta frontalità,

l’isocefalia,

la fissità degli sguardi e la ieraticità delle espressioni;

la quasi monocromia degli sfondi (in abbacinante oro),

l’impiego degli elementi vegetali a scopo puramente riempitivo e ornamentale,

la mancanza di un piano d’appoggio per le figure che, pertanto, appaiono sospese come fluttuanti nello spazio.[…]

CAPPADOCIA – La Chiesa oscura (Karanlik Kilise) di Göreme.

Nella pittura ad affresco si riscontrano gli stessi caratteri ed elementi dell’arte musiva. La pittura bizantina trae origine dalla grande tradizione classico-ellenistica (anche attraverso gli apporti delle province mediorientali dell’Impero che tale tradizione rielaborano peculiarmente), ma ne rivede e ne “corregge” gli elementi di fondo per fare fronte alle nuove esigenze religiose, spingendosi verso una intima spiritualità che predilige la prospettiva frontale a quella verticale, in grado di dilatare l’estensione del colore limitando le oscillazioni cromatiche; inoltre schematizza le forme e le figure donando fissità espressiva degli sguardi e intensificando la simbolicità della narrazione.

CAPPADOCIA –
La cittadella monastica di Göreme

Purtroppo nessuna opera risalente al primo periodo bizantino è sopravvissuta, mentre dell’VIII secolo è rimasto qualche affresco nelle catacombe romane e nella chiesa di San Demetrio a Salonicco. Di notevole valore storico-artistico sono gli affreschi delle chiese rupestri in Cappadocia, quelli di arte monastica del X-XI secolo in Anatolia, quelli greci (XI secolo) a Salonicco, a Kastoria e a Focide, così come le pitture nelle chiese di Bachkovo in Bulgaria e a Santa Sofia di Kiev risalenti al XII secolo. Certamente degni di menzione poi sono gli affreschi ciprioti, tra i quali spiccano quelli della piccola chiesa della Panagia Phorbiotissa ad Asinou (XII secolo). In Italia affreschi bizantini si trovano nelle chiese rupestri soprattutto nelle regioni meridionali (Puglia e Basilicata) ad opera di monaci dell’Asia Minore che fuggivano dall’iconoclastia a dalla successiva invasione dei turchi musulmani.

CAPPADOCIA –
La cittadella monastica di Göreme
Il monastero femminile

Per quanto riguarda i due secoli seguenti, si impongono per raffinatezza e delicatezza cromatica gli affreschi nel territorio della ex Iugoslavia, massima testimonianza pervenutaci della cosiddetta rinascenza paleologa, probabilmente gravidi, secondo i più recenti indirizzi di ricerca, di conseguenze sullo sviluppo dell’arte italiana della seconda metà del XIII secolo. Si ricordano anche le opere del XIV secolo conservate nelle chiese cretesi, rumene ad Argeș, russe a Novgorod dove operò in questo periodo il grande pittore greco Teofane, maestro di Andrej Rublëv.

Panaghia Koumbelidiki. Kastoriá. Affreschi dell’Interno del XIII secolo

Oltre alla pittura monumentale, un capitolo di fondamentale importanza nell’ambito della pittura bizantina è costituito dalle icone: rappresentazioni di Gesù, della Vergine, di santi, delle Dodici Feste della Cristianità ortodossa. Le tecniche di produzione delle icone possono essere le più varie (encausto, tempera, mosaico, su tavola o su muro) e nel mondo bizantino ebbero (e tuttora hanno nel mondo ortodosso) un alto e complesso significato religioso, cui, fino alla caduta dell’Impero si associava anche un significato civile: alcune icone assursero a palladio dello stato bizantino.

Gesù e i mercanti nel tempio secondo il Codice purpureo di Rossano

Dal punto di vista strettamente artistico ebbero grandi implicazioni su molte aree soggette all’influenza politica e culturale dell’Impero di Bisanzio, e ciò anche per la notevole facilità di spostamento di questi manufatti (si è già ricordata la significativa presenza di antiche icone a Roma). La stessa ripresa della pittura su tavola in ambito occidentale (utilizzata nel modo antico, ma che scompare nell’alto Medioevo d’Occidente a vantaggio della pittura murale e della miniatura), pittura su tavola che tanta parte avrà nell’arte europea, ed italiana in specie, dal XII secolo in avanti, è debitrice al costante esempio dell’icona. Secondo alcune prospettazioni (O. Demus) produzioni fondamentali dell’arte occidentale, quali la pala d’altare e poi il polittico, altro non sono che adattamenti delle icone alla diversa struttura delle chiese d’Occidente (spesso prive di iconostasi) e alla diversa liturgia. Una delle più straordinarie raccolte di icone (molte delle quali di paternità direttamente costantinopolitana) è conservata oggi presso il Monastero di Santa Caterina sul Sinai, nel territorio dell’attuale Egitto. Qui si conservano icone antichissime come il celeberrimo Cristo Pantocratore, risalente al VI secolo.

L’ingresso_di_Gesù_a_Gerusalemme_Codex_Purpureus_Rossanensis

Miniatura

Di pregevole qualità sono anche le miniature dei manoscritti. Le miniature più antiche rivelano tendenze orientaleggianti ed elleniche, mentre le più recenti evidenziano una tendenza cattedratica legata agli scriptoria di Costantinopoli oltre ad una popolare manifestata dalla ricchezza ornamentale. I manoscritti più diffusi sono i salteri, come quello Khludov di Mosca e di San Giovanni a Costantinopoli; di pregevole fattura sono anche gli omeliari, come i Coislin 79 descriventi le omelie di San Giovanni Crisostomo, gli Ottateuchi che comprendono i primi 8 libri della Bibbia, gli Evangeliari e i Menologi che illustrano le vite dei Santi.

Tra i manoscritti miniati di particolare importanza vi è il Codex Purpureus Rossanensis, un prezioso evangelario del VI secolo, custodito a Rossano in Calabria.[…]

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Arte_bizantina

Foto RETE

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