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STORIA DI UN CRISTIANO – Vita e morte di Jesùs Jiménez


Il 24 marzo del 1980 Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador, veniva ucciso sull’altare da un killer inviato dal leader della destra D’Aubuisson

Negli anni Sessanta e Settanta i paesi dell’America latina sono in mano a feroci dittature, che tutelano i privilegi delle classi dominanti. In questo clima gruppi minoritari di cristiani scelgono di vivere gli insegnamenti del Cristo con una dedizione esemplare, impegnandosi per l’emancipazione dei poveri, la dignità di chi lavora, la conquista di diritti civili.

Questa storia riguarda uno di quei cristiani. Può offrire spunti di riflessione.

EL SALVADOR, 1979

La testimonianza di Jesùs Jiménez, 32 anni, «ministro della Parola» presso le comunità di Aguilares, è un esempio della vita che conducono migliaia di altre persone dedite allo stesso ministero. La sua morte tragica, sotto i colpi e le pallottole della Guardia nazionale, è da accostare a quella del suo parroco, ucciso due anni prima: padre Rutilio Grande, intimo amico di mons. Remero.

Le comunità di Aguilares raccontano

Jesùs Jiménez, l’uomo del vangelo: è così che lo chiamavano le sue comunità. L’uomo che seppe portare la liberazione al suo popolo con il vangelo; egli non aveva più tempo per sé, perché lo passava a cercare metodi nuovi per capire il vangelo e soprattutto per meglio trasmettere la Parola di Dio alle comunità impaurite o disperse a causa della persecuzione.

Se c’era un malato, non aveva paura di camminare sotto il sole o sotto la pioggia per portarlo fino al dispensario della parrocchia. Ancora giovanissimo, era entrato nel movimento degli Adoratori del SS. Sacramento nel quale si fece conoscere per la sua umiltà, il suo spirito di servizio e l’assidua meditazione delle Sacre Scritture. Lì conobbe padre Rutilio Grande che risvegliò in lui un forte amore per Dio nostro Padre e per tutti gli uomini nostri fratelli.

Quando, nel 1973, venne fondata la comunità cristiana del suo villaggio, fu scelto come ministro della Parola al servizio della comunità. « Chus », come affettuosamente lo chiamavano, non fu solo un ministro in più, ma uno che si dedicò interamente alla proclamazione della Parola di Dio e al servizio della comunità. Per questo fu scelto come coordinatore del lavoro pastorale della sua zona.

Dopo l’occupazione militare di Aguilares nel 1977, fu uno di quelli che restarono fedeli al loro ministero pastorale. «La Parola di Dio, diceva, non è incatenata e bisogna predicarla sui tetti, se è possibile, come ha detto Nostro Signore Gesù Cristo». A Lui aveva consacrato la vita, fedele alla sua missione di costruzione del regno di Dio.

Era costantemente in rapporto con l’equipe parrocchiale per meglio svolgere il suo lavoro «e non deviare dalla linea pastorale della diocesi», come lui stesso diceva; era incaricato del coordinamento di sei comunità, alle quali «faceva visite pastorali», come le chiamava lui. Era perfettamente al corrente di come lavoravano i delegati delle sue comunità.

Da quattro mesi i giovani erano diventati la sua grande preoccupazione. Diceva: «I giovani si rendono ogni giorno più conto della situazione di ingiustizia nella quale viviamo e si organizzano per cercare delle soluzioni. Ma se non li evangelizziamo, possono fuorviarsi. Per questo bisogna evangelizzarli». Egli non si limitò a dirlo, ma lo fece. Organizzò numerosi incontri per i giovani che volevano conoscere meglio il vangelo. I temi trattati riguardavano la Bibbia e la storia della salvezza.

Ma « Chus » sentiva il pericolo avvicinarsi. Diceva che non avrebbe più frequentato molto la parrocchia perché c’erano delle « orecchie »(1) che riportavano i nomi delle persone.

Un giorno disse anche di aver ricevuto delle minacce. Ma finiva sempre col dire: «Verrò, però, tutte le volte che ce ne sarà bisogno e farò quel che c’è da fare. In ogni caso bisogna essere decisi, e io lo sono. Se mi ammazzano che almeno sia per il vangelo. Cristo ha indicato la strada: bisogna seguirlo». Prendeva tuttavia delle precauzioni. Non dormiva in casa sua ma sulle montagne, perché la Guardia nazionale e i membri della ORDEN(2) ispezionano sistematicamente le case e quando trovano degli uomini li portano via senza alcuna formalità. Da più di due anni non dormiva in casa sua. Per partecipare alle riunioni di coordinamento pastorale faceva un giro di due ore e mezzo, perché non poteva passare da El Paisnal. Otto giorni prima di morire la sua casa fu perquisita dalle forze di sicurezza; egli aveva ringraziato il ciclo di non essersi trovato in casa in quel momento.

Le paure di « Chus » di essere assassinato divennero realtà l’1 settembre, verso le 15,30 mentre stava ritornando da Aguilares, dove aveva partecipato a una riunione di coordinamento pastorale.

Jesus Jiménez, 32 anni, bracciante agricolo, abitante a Las Ventanas, nel comune di El Paisnal, fu assassinato nella pianura di El Tronador. Alle otto di sera due uomini della Guardia nazionale riportarono il corpo appeso a un palo, legato per le mani e per i piedi, come un animale, e lo buttarono davanti alla casa parrocchiale di El Paisnal. Molta gente accorse premurosamente per vegliarlo, ma la Guardia nazionale ordinò loro di andarsene.

I familiari, avvertiti, vennero a reclamare il cadavere. La moglie, la sorella e altre due donne lo trasportarono nella comunità verso l’una di notte. Fu sepolto la domenica pomeriggio alla presenza di molti di coloro che avevano avuto la fortuna di conoscerlo e di usufruire del suo lavoro apostolico. Tutti gli volevano bene per la sua dedizione e il suo amore per il prossimo. Aveva sempre pronta una citazione biblica adatta alla situazione di ognuno e delle singole comunità.

Ha spinto la sua testimonianza fino a dare la sua vita per gli altri. È morto nel compimento della sua missione pastorale. Ha lasciato la moglie e quattro orfani in tenera età: il maggiore di sei anni e l’ultimo di un anno. La sua memoria resterà come quella di un vero amico, di un fratello e di un apostolo. Il suo ricordo non svanirà mai.

Beato colui che dà la sua vita per gli altri!

NOTE

1 Definizione popolare degli informatori della polizia.

2 Polizia politica del Governo.

Fonte: AMERICA LATINA IN PREGHIERA, di C. Antoine – Cittadella

Foto RETE

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