Il calendario dell’orto biologico, inizio primavera – LAVORI NEL FRUTTETO

Ripulire l’aiuola delle fragole, togliendo tutte le foglie secche e le infestanti. Anche le piantine nate dagli stoloni radicati tra le file o sulla fila vanno eliminate senza troppi scrupoli: se lasciate un maggior numero di piante di quelle previste per l’aiuola avrete solo più problemi con la muffa grigia. È importante fare ora questi lavori, perché nel periodo di fioritura e maturazione dei frutti le fragole non dovrebbero più essere disturbate.

Tra le file si può rinnovare la pacciamatura oppure si possono seminare a spaglio rucola, valerianella o crescione. È possibile coltivare tra le file anche una riga di porri, cipolle, scalogni o aglio. Alle estremità dell’aiuola si possono mettere alcune piante dì erba cipollina. Prima della fioritura è utile fare un trattamento con l’estratto di alghe liquido e infuso di equiseto (sulle piante). Per migliorare la qualità dei frutti è utile distribuire sul terreno infuso di tarassaco.

Anche sotto agli arbusti da frutto va rinnovata la pacciamatura, oppure si seminano leguminose o altre specie per fare una copertura vivente. Essendo piante di bosco gli arbusti da frutto amano una copertura del suolo piuttosto spessa, che può essere fatta anche con materiali che apportano una certa acidità, come le cortecce sminuzzate o gli aghi di conifere. Distribuire sul terreno infuso e macerato di tarassaco e macerato di ortica.


Lampone

I tralci fruttiferi del lampone vanno cimati in questo periodo, tagliandoli a circa 150-170 cm, lasciando circa 12-15 gemme vitali ed eliminando i polloni in soprannumero e quelli che sono stati spezzati o rovinati dalla neve. Questa potatura va fatta prima del risveglio vegetativo, ma quando siano improbabili ritorni di freddo. Per ogni pianta si lasciano circa 10 tralci oppure, se si ha un filare, 8-10 tralci per metro lineare. Nella varietà rifiorente si elimina solo la porzione di tralcio apicale che ha già prodotto in autunno: questa varietà infatti produce lamponi due volte all’anno, all’inizio dell’autunno sulla parte più alta del tralcio prodotto in primavera, nella prima estate invece sulla porzione basale dello stesso tralcio.

Si possono ora mettere a dimora le piante da frutto più sensibili al freddo: albicocchi, peschi, viti, more, cotogni, fichi e cachi. Gli alberi da frutto possono essere piantati sia in autunno che in primavera e diversi sono i fattori che possono influenzare la scelta dell’epoca.

Se l’operazione viene effettuata in autunno le piante possono formare una parte di radici già prima dell’inverno e in primavera inizieranno quindi assai prima a vegetare, avvantaggiandosi nello sviluppo. D’altra parte può darsi che non arrivino a radicare a sufficienza per dare una certa stabilità alla pianta prima dell’arrivo del freddo. Mettendo a dimora gli alberi in primavera, prima della schiusura delle gemme, le radici possono crescere subito senza interruzioni, non trovandosi davanti ad un periodo di riposo.

Spesso però sono le condizioni climatiche e pedologiche e la possibilità di preparare il terreno in tempo a determinare l’epoca della messa a dimora. Al sud, nelle zone aride e temperate, è preferibile piantare in autunno. Nelle zone dove il clima invernale è piuttosto rigido e dove vi sono abbondanti precipitazioni è meglio attendere la primavera.

Le piante che provengono dal vivaio con pane di terra attecchiscono facilmente e non richiedono particolari cure al momento della messa a dimora. Le piante a radice nuda invece vanno sottoposte ad un «bagno» delle radici, che prima vanno spuntate eliminando quelle secche e lesionate, e poi vanno immerse in una poltiglia preparata con 2/3 di argilla (bentonite) e 1/3 di sterco bovino, che ne stimola la crescita.

Gli alberi non devono essere piantati troppo profondi perché ciò ostacola l’attecchimento e lo sviluppo corretto dell’apparato radicale. C’è inoltre pericolo che le piante innestate si affranchino emettendo radici dal nesto e che agenti patogeni attacchino la porzione di fusto interrata.

Il colletto deve essere pertanto posto alla giusta altezza, cioè in corrispondenza della superficie del suolo. La buca si riempie possibilmente mettendo sul fondo la terra degli strati più bassi e sopra quella tolta dallo strato superficiale. Man mano che la buca viene colmata, si deve scuotere la pianta per far sì che la terra fine sì depositi tra le radici.

Dopo aver compresso la terra ed averla spianata e bagnata, si provvede subito a fare una copertura del terreno o a seminare della senape o una leguminosa. Infine si fissa la pianta al sostegno che intanto è stato predisposto, evitando di stringere troppo le legature.

Da IL CALENDARIO DELL’ORTO BIOLOGICO, di Patrizia Sarcletti  –  Giunti

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