Laos, tre tappe della sua storia

MARCELLINA – Parco archeologico Laos

Di questa antica colonia di Sibari sul Tirreno, nonostante ripetute campagne di scavi, non è ancora possibile ricostruire con sicurezza tutte le fasi della sua storia.

Le prime notizie ci provengono da Erodoto, che segnala la presenza di profughi sibariti, dopo la distruzione della loro città per mano dei Crotoniati (510 a.C.), a Laos e a Skidros, presumibilmente centri vicini, situati entrambi sulla costa tirrenica. Si potrebbe così ipotizzare che, nel vuoto lasciato dalla caduta di Sibari, si costituisse una nuova polis che prendeva il nome da gualche popolo indigeno, ma presumibilmente doveva essere di forte popolamento greco. Il nuovo centro insediativo sorse in una località ancora non ben identificata sulla costa tirrenica, ma sicuramente nella valle del Lao e non lontano dalla sua foce; alla sua costituzione concorsero certamente, anche se non sappiamo in che misura, popolazioni autoctone: ciò sembrerebbe documentato dalla crisi degli insediamenti indigeni e dall’apparire di monete con la leggenda in caratteri greci Lavinos a partire dalla fine del VI secolo a. C.

Una nuova facies urbana, che non si sovrappone topograficamente al precedente impianto, si riscontra all’inarca dalla metà del IV secolo ed è stata identificata archeologicamente su una collina presso l’odierna Marcellina. Anche questo insediamento, a cui si riferiscono le monete recanti la leggenda ΛAINΩN e nomi di magistrati oschi, segno del bilinguismo e del biculturalismo della società locale, cessa dopo quasi due secoli, intorno alla fine della seconda guerra punica.


Tabula Peutingeriana
Lavinium a sx in basso

Dopo l’abbandono del centro di età ellenistica di Marcellina, l’evidenza archeologica e la Tabula Peutingeriana(1), il più importante documento della cartografia antica, testimoniano una ter za fase insediativa, anch’essa nonperfettamente sovrapponibile alle precedenti, ma ubicabile leggermentepiù a nord, lungo la via costiera in prossimità dell’odierna Scalea. Il nuovo centro sorse tra la fine dell’età repubblicana e la prima età imperiale: ne resta il nome Lavinium, indicato come statio, dalla Tabula Peutingeriana, che significativamente muove non dalla forma del toponimo Laos, bensì dall’etnonimo Lavini, che conserva l’antico digamma, già scomparso nella tradizione del toponimo relativo all’abitato ellenistico.

Le tre fasi di questi centri urbani costieri, quella tardo-arcaica della subcolonia sibarita, quella ellenistica “lucano-brettia” e quella romana imperiale, segnano tre momenti diversi di integrazione tra Greci ed indigeni (successivamente romanizzati), con ripetuto reimpiego dello stesso nome anche dopo la cessazione della precedente struttura insediativa.

Fonte: SCALEA ANTICA E MODERNA, di Amito Vacchiano – Salviati

Foto: RETE

NOTE

  1. La Tabula Peutingeriana è una copia del XII-XIII secolo di un’antica carta romana che mostra le vie militari dell’Impero romano. È conservata presso la Hofbibliothek di Vienna (in Austria) e per ciò è detta anche Codex Vindobonensis.

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