L’OMBRA, ovvero il volto nascosto della nostra anima

Nell’unico romanzo di Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, il personaggio principale, Dorian, è un giovane bello e vanitoso che vive nell’Inghilterra del XIX secolo. Un giorno scopre un quadro che lo ritrae in tutta la sua bellezza e perfezione. All’improvviso sente il desiderio di rimanere per sempre giovane e bello, senza che gli anni o i difetti possano rovinarlo. Decide allora di stringere un patto con il diavolo: a partire da quel momento tutti i segni dell’età e della decadenza, prova lampante della sua bramosia e crudeltà, non compariranno sul suo viso, ma sul quadro che viene nascosto per impedire che qualcuno possa vederlo. Di tanto in tanto, però, Dorian non resiste alla tentazione di andare a dargli un’occhiata, scoprendo così che il giovane viso del ritratto diventa sempre più ripugnante.

Tutti noi siamo come Dorian Gray. Agli occhi del mondo vogliamo apparire con un viso bello e innocente, con modi affabili e gentili, con un’espressione giovanile e intelligente. In questo modo, però, siamo inconsciamente ma inevitabilmente destinati a respingere tutte le qualità che non si addicono a questa immagine, che non accrescono la nostra autostima e di cui non siamo orgogliosi, ma che, al contrario, ci fanno provare vergogna e ci fanno sentire mediocri. Tutti i sentimenti che possono suscitare imbarazzo (odio, rabbia, gelosia, bramosia, competitività, lascivia e vergogna) e tutti i comportamenti che vengono condannati dalla società (assuefazione, pigrizia, aggressività e dipendenza) vengono spinti nell’oscurità della caverna del nostro inconscio, creando quello che potremmo chiamare il contenuto dell’Ombra. Alla fine, come nel caso del ritratto di Dorian Gray, queste qualità acquistano una loro autonomia, dando vita a un gemello invisibile che ci vive accanto o alle spalle, ma che è talmente diverso da quello che conosciamo da sembrarci un estraneo.

Questo estraneo, noto in psicologia come l’Ombra, è parte di noi stessi pur non facendone parte. Rimanendo estranea alla nostra consapevolezza, l’Ombra non fa parte dell’immagine che abbiamo di noi stessi a livello conscio e sembra manifestarsi all’improvviso, come se spuntasse dal nulla, in una serie di comportamenti che vanno dalle barzellette spinte alle violenze devastanti.

Quando compare, l’Ombra si sente come un ospite indesiderato, lasciandoci con un senso di vergogna o persino di umiliazione. Quando un uomo che si considera un marito responsabile e premuroso viene sopraffatto da un desiderio di libertà e indipendenza, è la sua Ombra che sta parlando. Quando una donna che conduce una vita sana desidera ardentemente mangiare del gelato ma si sente costretta ad aspettare l’oscurità della notte per abbuffarsi, è condizionata dalla sua Ombra. Quando una madre solitamente affettuosa sminuisce il proprio figlio, è spinta dalla sua Ombra. Quando un prete devoto va di nascosto alla ricerca di una prostituta, è guidato dalla sua Ombra.

In tutti questi casi la Persona, ovvero la maschera con cui ci mostriamo al mondo, viene strappata, lasciando intravedere l’Ombra, la faccia che vogliamo tenere nascosta. Tanto più questa frattura si rivela profonda e l’Ombra è relegata nell’inconscio, quanto più ci sembra un estraneo, un Altro, un invasore straniero. Di conseguenza non possiamo né affrontarlo in noi stessi né tollerarlo negli altri. Sia che si manifesti sotto forma di comportamenti autodistruttivi (forme di dipendenza, disturbi alimentari, depressione, stati ansiogeni, disturbi psicosomatici, profondo senso di colpa o di vergogna), sia che si manifesti sotto forma di comportamenti distruttivi nei confronti degli altri (violenza verbale, violenza fisica, molestie sessuali, infedeltà coniugale, menzogne, invidia, accuse, furti o tradimenti), questa invasione si rivela dolorosa e problematica. Ci costringe a fare conoscenza dell’Altro, colui che non si può addomesticare e non si può controllare. Ci scuote dal nostro autocompiacimento, suscitando un senso di rifiuto, di angoscia, di irritazione, di disgusto e di risentimento nei confronti di noi stessi.

Così può succedere che una donna scuota la testa e si dica: «Non posso credere di aver avuto un rapporto sessuale non protetto con quell’uomo. L’altra notte non ero in me». Oppure che un uomo abbassi il capo dicendo: «Ero ubriaco. È stato il vino a farmi dire quelle cattiverie. Non succederà più». Ma l’incontro con l’Ombra è avvenuto. Il fatto di incontrare la nostra Ombra è un’esperienza inquietante perché lascia dei buchi nella nostra maschera, ci fa agire in modo irrazionale, ci fa provare un senso di vergogna, imbarazzo, rifiuto e rammarico e ci spinge a negare subito ogni responsabilità per quello che abbiamo detto o fatto.

La negazione è una conseguenza della volontà dell’Ombra di non uscire dal suo nascondiglio. Poiché la sua natura la spinge a nascondersi, a rimanere al di fuori della consapevolezza, l’Ombra si manifesta in modo indiretto, per esempio attraverso un atteggiamento scontroso o un’osservazione sarcastica, oppure in modo compulsivo, per esempio con le sembianze di una forma di dipendenza. Quindi dobbiamo imparare a riconoscerla in tutte le sue manifestazioni e affinare i nostri sensi per essere abbastanza attenti quando erompe. In questo modo impareremo a corteggiarla e conquistarla con le lusinghe, fino a sedurla e attirarla nella nostra consapevolezza. Come un’amante riservata, cercherà di sfuggirci di nuovo, ma noi, con pazienza, la inviteremo un’altra volta a ballare. La terapia dell’Ombra consiste appunto in un lento processo attraverso il quale diventiamo consapevoli dell’Ombra, la dimentichiamo e la riconosciamo di nuovo.

Il fatto di corteggiare l’Ombra è considerato un comportamento sovversivo. La società insegna a essere estroversi, svegli, ambiziosi e produttivi. Mentre la dedizione al lavoro viene apprezzata, la contemplazione è oggetto di critiche. La terapia dell’Ombra, invece, richiede calma e prudenza. È come un animale che si muove furtivo nella notte e ci spinge contro i principi della collettività secondo i quali dovremmo essere ottimisti e produttivi, proiettati verso l’esterno e attenti alla nostra immagine.

L’Ombra è molto esigente: richiede pazienza, intuito, perspicacia e una grande compassione. Pretende che teniamo un occhio rivolto verso l’esterno, il mondo della luce, e uno verso l’interno, il mondo dell’oscurità.

Vivere con la consapevolezza dell’Ombra significa lasciare la vetta per scendere a valle, rinunciare all’aria rarefatta che si respira ad alta quota per sprofondare negli abissi, dove tutto è buio e denso. Significa prestare attenzione ai pensieri sgradevoli, alle fantasie nascoste, a tutti i sentimenti marginali che sono considerati tabù. Vivere con la consapevolezza dell’Ombra significa abbassare lo sguardo, rinunciare a pensieri trasparenti come l’azzurro del cielo per l’incertezza di una fosca mattina di nebbia.

In qualità di psicoterapeuti abbiamo aiutato centinaia di nostri pazienti a intravedere la loro Ombra sfuggevole. Vedere la propria Ombra, riuscire a incontrarla, costituisce il primo grande passo. Imparare a convivere con la propria Ombra, a corteggiarla, è una sfida che durerà per tutta la vita. Ma i vantaggi sono notevoli: la terapia dell’Ombra ci permette di modificare i comportamenti autolesionistici e di scegliere con maggiore autonomia; di espandere la nostra coscienza in modo che possa includere una gamma più ampia di aspetti della nostra personalità e raggiungere così una maggiore conoscenza e accettazione di noi stessi; di neutralizzare le emozioni negative che rovinano i rapporti affettivi e raggiungere così un’intimità più autentica; di attingere al pozzo della nostra creatività, dove altrimenti i nostri talenti rimangono nascosti e inaccessibili. In questo modo la terapia dell’Ombra ci permette di trovare l’oro anche nel lato oscuro.

Da IL VOLTO NASCOSTO DELL’ANIMA, di C. Zweig e S. Wolf – Rizzoli

Foto RETE

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