PARMARIJE – Il contadino e le fate

Una mattina molto presto, un contadino torna dal mulino con l’asino carico di sacchi pieni di farina. Il tempo è bello e l’aurora è rosea. Mentre si trova a passare nei pressi di un’aia, ti vede su quest’aia un gruppo di fate che ballano allegramente e in modo elegante. Egli si sofferma e le ammira e a modo di saluto dice:

“Viva chi balla!”

“E chi non balla pure!” gli rispondono le fate, sia quelle che stanno ballando, sia quelle che battono le dita sui tamburelli per fare ritmo, sia quelle che suonano il flauto.

Le fate più ballano e più allegre diventano. E’ un piacere vederle danzare e ascoltare la loro musica. L’uomo le guarda e sorride felice di quella magnifica scena. Siccome lo trovano beneducato, le fate pensano di premiarlo. Infatti gli dicono:

“Noi ti diciamo che la farina che si trova in quei sacchi non finirà mai più. Più ne toglierai e più ce ne sarà. A patto però che tu non lo dica a nessuno.”

L’uomo le ringraziò con garbo e molta gratitudine e riprese la sua strada. Arrivato a casa, scaricò i sacchi e da quel giorno più farina prendeva dai sacchi e più ce n’era. Tanto che la moglie, dopo un anno o due, vedendo che la farina non finiva più e che mai c’era bisogno di tornare al mulino, cominciò a sospirare e a dire:

“Vorrei sapere cos’è avvenuto che la farina non finisce mai.”

Il marito si stringeva nelle spalle e diceva:

“Mah, io non lo so!”

“Invece tu lo sai.”

Tu lo sai e io non lo so, alla fine il marito ammise di saperlo.

“E perché non me lo dici? “

“Se te lo dico, la farina finisce.”

La moglie era molto inquieta.

“Dimmelo, lo voglio sapere.”

“Se te lo dico, la farina finisce.”

A questo modo per settimane, per mesi. Il marito si tappava le orecchie, per non sentirla. Si arrabbiò, la picchiò; ma fu inutile.

“Se tu non me lo dici, io impazzisco, gemeva. Io sto male; io finisco all’ospedale.”

“Se te lo dico, la farina finisce.”

“Non m’importa. Lo voglio sapere.”

Il marito, che non reggeva più a questa cantilena snervante, glielo disse. All’istante i sacchi si svuotarono e per sempre, e il marito diventò triste, anche lui per sempre…

Che, comunque tu la metta, in questo mondo non c’è tranquillità, o benessere, che duri.

Fonte: MITI, RACCONTI E LEGGENDE DI CALABRIA, di Saverio Strati – Gangemi

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