Perché il nome di maggio?

I Romani hanno sempre chiamato Maius questo mese, pur non essendo concordi sull’origine del nome.

Secondo Fulvio Nobiliore, console nel 189 a.C., Remolo divise il popolo in anziani o maiores e in giovani o iuniores perché gli uni difendessero lo Stato con il consiglio, gli altri con le armi: ai primi avrebbe dedicato Maius, ai secondi Iunius, giugno.

Macrobio Teodosio riferiva che secondo altri studiosi questo mese passò ai fasti romani da quelli di Tuscolo, dove si invocava il dio Maius che altro non era se non Giove, così detto per la sua grandezza e maestà.

Lucio Cingio riteneva invece che Maius derivasse da Maia, la stessa che Lucio Calpurnio Pisone chiamava Maiestas, ossia la sposa di Vulcano alla quale il flamine del dio sacrificava il primo di maggio. «Maia» commentava Macrobio «alla quale si sacrifica nel mese di maggio è la terra, così denominata per la sua “magnitudine”, cioè grandezza, allo stesso modo che nei sacrifici viene invocata come Mater Magna; e trovano un fondamento per questa loro affermazione anche nell’uso di immolare una scrofa gravida, che è vittima proprio della terra. Questa nei libri dei pontefici è indicata con i nomi di Bona e di Fauna, di Ops e di Fatua: Bona perché produce tutto ciò che è buono per il vitto, Fauna perché favorisce tutto ciò che è utile agli esseri viventi, Ops perché per opera sua, cioè con il suo aiuto, la vita sussiste, Fatua dal parlare (fari) poiché, come abbiamo già detto, i neonati non hanno voce prima di aver toccato terra.»

Come ha sottolineato Dario Sabbatucci, Maius, Maia, Maiestas, maiores, sono tutti riferibili a maior. Perciò si potrebbe congetturare che maggio fosse caratterizzato come «maggiore» di un altro ciclo dell’anno: non certo di giugno che, come vedremo, era riferito a Giunone; ma della prima primavera, del periodo dell’anno ancora agli inizi. Sicché il mese di maggio rivelerebbe una «maggiore età» rispetto ai mesi precedenti: l’anno è meno giovane, il grano è arrivato alla sua maggiore altezza e ormai non deve più crescere ma soltanto maturare. Ma si tratta di congetture su cui già discutevano i Romani al tempo dell’Impero senza giungere a una conclusione condivisa da tutti.

Fonte:   LUNARIO, di A. Cattabiani  –  Oscar Mondadori

FOTO: RETE

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