Una minaccia per il Sud

Il Mezzogiorno non aveva mai incontrato davanti a sé una minaccia più grave per il proprio avvenire di quella rappresentata dalla cosiddetta “autonomia differenziata”: vale a dire la richiesta della Regione veneta e di quella lombarda ( con il seguito più moderato dell’Emilia, cui seguirebbero altre regioni del Nord d’Italia e del Centro) di una potestà su ben 23 materie amministrative e un uso privilegiato delle risorse fiscali.Minaccia grave perché questo mutamento della struttura istituzionale del nostro Stato condannerebbe il Sud ad avere sempre meno risorse pubbliche, fornendo, alle regioni ricche, vantaggi strutturali che le renderebbero sempre più ricche, mandando di fatto in frantumi, dopo poco più di un secolo e mezzo, l’unità d’Italia. Grave anche perché essa si presenta come un puro “aggiustamento amministrativo”, camuffando quella che è di fatto una secessione. Anzi, nella propaganda di tanti esponenti della Lega, con in testa il presidente del Veneto, Zaia, essa viene presentata come una iniziativa   riformatrice .,volta a rafforzare la democrazia dei territori. E questo inganno impedisce la reazione necessaria da parte dei meridionali, insieme per la verità, al silenzio dei grandi media, e dei partiti tradizionali, che non informano i cittadini come la gravità del momento richiederebbe.

In realtà l’accordo tra il governo Gentiloni e la regione Veneto, su cui si basa la proposta di legge dell’autonomia differenziata, mostra, già nei suoi articoli, tutta la propria potenzialità eversiva. E come poteva essere diversamente? Da quando è nata, la Lega , che è figlia del Veneto, si è fondata su propositi separatisti e antimeridionali. Quasi trent anni di politica secessionista e antimeridionale hanno plasmato un “popolo eversivo” su cui quella formazione ha fondato il proprio consenso, che non ha caso si è manifestato anche con un pubblico referendum, seguito da quello della Lombardia. E’vero che Salvini ha cambiato la figura del nemico da odiare, sostituendo i meridionali e i romani con i migranti, e ha coperto il disegno eversivo del governo di cui fa parte, finché ha potuto, come un aggiustaggio dei rapporti tra regioni e Stato.Ma l’inganno non è passato, grazie alla battaglia di smascheramento di pochi intellettuali e di qualche coraggioso giornalista. E ora si tenta di realizzare la secessione con trucchi contabili come la determinazione di una “spesa storica”, in base alla quale stabilire i fabbisogni finanziari delle regioni per sostenere i loro servizi e il loro welfare.

Si tratta di una manovra truffaldina. Basti pensare a come viene alterato il rendiconto fiscale delle regioni del Sud, dove le industrie petrolchime pubbliche, che sfruttano il nostro territorio, pagano le loro tasse a Roma. E invece la strada maestra è stabilire in maniera egalitaria i fabbisogni di tutti i territori e di tutti i cittadini, rispettando la Costituzione e selezionando il personale tecnico che dovrà definire gli standard col massimo di trasparenza e partecipazione democratica. Potrebbe essere l’occasione anche per fare giustizia delle risorse che in tutti questi anni sono state sottratte al Sud e utilizzate nelle regioni ricche del Nord d’Italia.

Di Piero Bevilacqua

Quotidiano del Sud

Fonte:
http://www.osservatoriodelsud.it/2019/05/06/standard-uguali-welfare-tutti-cittadini/

Foto: RETE

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