Perché i pipistrelli volano solo di notte.

In una delle ultime grandi foreste primarie nell’isola meridionale di Mindanao era sopravvissuta una piccola tribù di indigeni primitivissimi, i Teduray, che da secoli erano riusciti a tenersi  lontano dalla «civiltà». Ma quella era arrivata da loro. Un giorno, nel corso di una guerra civile tutta filippina che va avanti da decenni, un gruppo di guerriglieri musulmani indipendentisti, inseguiti dalle truppe governative erano entrati nel villaggio dei Teduray e li avevano massacrati. Di loro non restavano che gli appunti

di un antropologo che qualche tempo prima aveva passato due anni a studiarli. Loro sì, una civiltà! I Teduray avevano un grande rispetto della natura e tante belle favole con cui spiegare i suoi fenomeni. Eccone una con cui rispondere a un bambino che chiede perché i pipistrelli volano solo di notte.

Una volta un uccello, senza rendersene conto, offese un animale di terra e fra uccelli e animali scoppiò una grande guerra.

I pipistrelli pensando che gli animali, molto più grossi degli uccelli, avrebbero finito per vincere andarono dagli animali e dissero loro: «Guardateci bene: noi non siamo uccelli. È vero che voliamo, ma non abbiamo le piume; anzi abbiamo il pelo come voi. Allora prendeteci dalla vostra parte ».

Gli animali acconsentirono.

Gli uccelli, vedendosi traditi dai pipistrelli e rendendosi conto che gli animali erano davvero più grossi e più potenti di loro, si rivolsero alle vespe.

«Voi non siete proprio degli uccelli come noi, ma volate… allora schieratevi con noi, aiutateci.»

Le vespe accettarono e in grandi nugoli si buttarono sugli animali pinzandoli dove potevano fino a metterli tutti in fuga.

I pipistrelli allora tornarono dagli uccelli e chiesero di essere riammessi fra di loro visto che volavano.

«Va bene», dissero gli uccelli, «ma per scontare la vergogna del vostro tradimento d’ora in avanti volerete solo di notte.»

I Teduray erano una società in cui uomini e donne erano considerati alla pari e in cui l’elemento femminile, conciliante, non violento era apprezzato molto più di quello aggressivo, maschile.

Le malattie erano per loro reazioni di un qualche spirito che era stato offeso e uno dei compiti dei loro sciamani era appunto quello di identificare lo spirito in questione, parlargli e arrivare con lui a una soluzione che ristabilisse la salute del malato.

I Teduray poi erano caratterizzati da qualcosa che è sempre stato raro nelle comunità umane di tutti i tempi: non avevano paura della morte.

«Quando si nasce non si è mai soli», dicevano, secondo gli appunti presi dall’antropologo. «Ogni nascita è la nascita di due gemelli, uno il corpo, l’altro il cordone ombelicale. Il gemello-corpo, avendo i polmoni vive, il gemello-cordone ombelicale non potendo respirare muore, ma prima di separarsi i due gemelli si parlano e il gemello-cordone ombelicale chiede all’altro quando e come vorrà morire. ‘Di vecchiaia, al tempo del monsone, dopo la nascita del primo nipote?’ Per il giorno e l’ora che stabiliscono i due si danno appuntamento. Poi, mentre l’uno va a fare la sua vita nel Regno della Foresta, l’altro va nel Regno dei Morti a preparare una bella casa. Poco prima dell’appuntamento fissato il gemello-cordone ombelicale attraversa il ponte cosmico che divide i due regni, si presenta al villaggio dove vive il gemello-corpo, aspetta qualche giorno finché non siano finiti i riti funebri e il corpo sepolto per i Mangiatori di Cadaveri. A quel punto tutti e due partono per fare assieme una vita felice, senza lavorare e ciucciando in continuazione il betel più pregiato.»

I Teduray non si facevano né spaventare, né tanto meno sorprendere dalla morte perché ognuno di loro aveva deciso come e quando la sua sarebbe avvenuta.

L’umanità forse non saprà neppure che i Teduray sono mai esistiti, ma in qualche modo pagherà per la loro scomparsa, perché se la biodiversità è necessaria alla vita della terra, la diversità culturale è indispensabile alla salute psichica dell’uomo.

Da UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA, di T. Terzani – Longanesi

Foto RETE

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