ALVARO – Il Sud del Mondo

Il Sud del Mondo

Tutti i paesi hanno un Sud, voglio dire, il Sud dei problemi sociali, generalmente ad economia agricola, più povero del resto della nazione, anche se abbia risorse industriali come nei paesi del petrolio, nel Sudest europeo e in Levante. Probabilmente sarà mutato, ma quando ebbi occasione di trovarmi a Bakù, una ventina d’anni fa, all’infuori della città del petrolio nella depressione al disotto del livello del mare, scorticata d’ogni terreno fertile, tutta la regione attorno era di popolazioni agricole. Il caucasiano, in costume nazionale e il pugnale alla cintura, pareva cittadino di un altro mondo, mentre aspettava il suo treno alla stazione, davanti ai convogli pachidermici dell’oro nero, quello che fa tanto fragore ovunque meno che sulla terra e nel ciclo delle fonti di tanta energia e ricchezza. Nei paesi del Sud di tutto il mondo persistono le più antiche tradizioni. E tutti i meridionali del mondo, immessi nella vita urbana, sono quelli che buttano il più presto e il più lontano il carico delle tradizioni e dei pregiudizi. Quasi sempre passivi e fatalisti, diventano realizzatori. E allora, l’ambiente in cui si trovano immigrati rimprovera ad essi le qualità acquisite, chiama invadenza ciò che in altri loderebbe come intraprendenza.

Mi torna sempre a mente, quando sento dell’intolleranza verso i meridionali, il fenomeno contrario: degli uomini dèi Nord incontrati nei paesi meridionali. Piccoli impiegati, funzionari, diventano nelle città e nei paesi del Sud gran personaggi, riveriti, invitati dappertutto e festeggiati. Nelle fiere delle città del Sud, il prestigio dell’industria settentrionale è accresciuto a dismisura dal tipo attivo della donna arrivata in furgoncino a vendere la sua mercé. E la mercé difettosa destinata al Sud è una tradizione, insieme con la difficoltà a riscuotere le fatture. […]

Dietro influssi evidentemente americani, s’è andata formando una nuova immagine dell’ Italia meridionale fra noi stessi. Non si può dire che il popolo di Verga o di Salvatore Di Giacomo, o la piccola borghesia provinciale inurbata che è la protagonista di Pirandello, abbiano qualche rapporto con ciò che ormai nella letteratura e nel film passa per umanità meridionale. Il Sud d’Italia ha assunto la medesima funzione che ha il Sud in America, nella letteratura meno originale e più comodamente convenzionale. È una specie di esotismo letterario, in cui trova posto l’istintività, la sessualità, lo sganciamento dai bisogni e dai doveri della vita associata, e infine un mondo in cui si può ostentare una miseria con tutta la sua degradazione, senza offesa per nessuno dei tutori dell’orgoglio d’essere civilizzati. Il Sud, in America come in Francia e in Italia, ha preso la sua rivalsa invadendo le arti, il film, la letteratura, il teatro: Marsiglia, Napoli, la Sicilia, la Virginia. I negri americani, di cui si discute ancora se debbano frequentare le stesse scuole dei bianchi, sono divenuti i sovrani del palcoscenico. Il Sud, così discusso, dai problemi complicati e fastidiosi, offre uno spettacolo in cui lo spettatore d’una società che si reputa superiormente evoluta, compie una specie di «refoulage» psicanalitico.

Cioè, tale società rovescia sul Sud i suoi sotterranei rimorsi, i suoi dubbi sul suo stesso modo di vivere, sulle sue responsabilità: sedotta dallo spettacolo d’una vita ingegnosa, che respinge da sé tutto quanto l’uomo civilizzato cova e non riesce a espellere e non ardisce esprimere.

Non è stato forse notato quante idee represse si trovino in Porgy and Bess, lo spettacolo dei negri americani, quanta crudezza di vita vi è riflessa, quante inquietudini di evasione. È lo spettacolo convenzionale di ben altro mondo che non quello dei negri. I quali, socialmente all’ultimo gradino, diventano arbitri delle emozioni di un pubblico intero e ne impersonano le inquietudini, i sogni di evasione, i conati di violenza.

Lo spettacolo che si offre solitamente della miseria e della degradazione e della violenza del Sud, specie americano, non ha contenuto sociale se non per una comoda illusione. Il suo vero significato è nel riflesso che noi vi scorgiamo, in una raffigurazione esotica, e quindi astratta, dei problemi che ci angustiano in un mondo tecnicamente perfetto, ma in cui sentiamo che manca qualche cosa di fondamentale che il più misero di quegli straccioni possiede. E, forse, dei rimorsi che accompagnano la coscienza sociale odierna. Il negrismo, che ha improntato di sé addirittura la musica contemporanea, cui si deve la maggior parte delle opere musicali americane, non proviene da considerazioni sociali, bensì dall’emozione che produce un’umanità, pur infima, custode di un senso religioso della vita e dei sentimenti che la civilizzazione corrompe. Una ninnananna, una serenata, sembrano ormai possibili soltanto nei negri. […]

Da UN TRENO NEL SUD, Di Corrado Alvaro – Rubbettino

Foto RETE

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