LE LEGNATE AI PENSIONATI SI’, la legge contro la corruzione no.

 

 

 C’è anche Giuliano Pisapia nel “partito” dei sindaci in campo per l’appello di Repubblica. Si aggiunge ai primi cittadini di Bari, Napoli, Palermo, Genova e ad altri 125mila italiani che chiedono l’approvazione di una legge anticorruzione. Una marea di firme che non si ferma, nonostante il weekend. “Aderisco con convinzione all’appello  –  dice il sindaco di Milano – perché questa legislatura non può e non deve concludersi senza una legge contro il malaffare. Il veto del centrodestra è inaccettabile ed è indispensabile anche una spinta dell’opinione pubblica per superare l’intollerabile inerzia su questa materia”. Il governatore pugliese Nichi Vendola annuncia il suo sì su Twitter: “Io firmo perché, quando la politica si inginocchia davanti ai soldi, muore”. Aggiunge il suo nome alla lista Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma: “Per dire basta a illegalità e abusi”. Il deputato Pd Ermete Realacci firma e si rivolge al governo: “Il disegno di legge anticorruzione è più importante, per la crescita del Paese, della modifica dell’articolo 18”. Tra le firme, quella di un uomo delle istituzioni negli anni bui del terrorismo: Virginio Rognoni, che è stato ministro dell’Interno e poi della Giustizia. Ma è soprattutto dal mondo dello spettacolo e della cultura che arrivano decine di adesioni. C’è un maestro della musica, come il direttore d’orchestra Claudio Abbado, che normalmente preferisce evitare dichiarazioni pubbliche su temi politici. Stavolta, però, ha scelto di dire sì con forza all’appello contro la corruzione. E poi il regista Ferzan Ozpetek. E una schiera di attori, da Silvio Orlando a Gabriele Lavia; da Monica Guerritore a Massimo Ghini. E l’attrice teatrale Maddalena Crippa: “Tutti i politici devono ridurre al minimo i compensi ed eliminare i vitalizi. Deve essere un onore servire la comunità e non un modo per arricchirsi e godere di privilegi”. Poi ci sono i nomi della società civile. Firma il fondatore di Emergency, Gino Strada. E quello di Slow food, Carlo Petrini. “Liberarsi dalla corruzione  –  dice – significa liberare energie positive e più risorse da impiegare per dare futuro ai giovani e a tutti i protagonisti del cambiamento”.

Da  Repubblica

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