Si è rotta la Federazione

Rifondazione comunista punta a una lista alternativa mentre Diliberto, Salvi e Patta vogliono costruire un’alleanza con il centrosinistra alleandosi con Vendola. La Fds si infrange sulle proprie contraddizioni

Più che un’impasse è una rottura politica quella consumata oggi nel Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra, l’organismo che riunisce Rifondazione comunista, il Pdci, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e il movimento per il Partito del lavoro di Gianpaolo Patta. Sul tavolo due proposte alternative: costruire una lista della sinistra alternativa come proposto da Ferrero oppure cercare un accordo con il Pd e il centrosinistra come proposto da Diliberto, Patta e Salvi. Di seguito la dichiarazione di Paolo Ferrero, le dichiarazioni di Oliviero Diliberto e l’intervento di Claudio Grassi, della segreteria del Prc.

Paolo Ferrero
Oggi si è riunito il Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra.
Nella discussione sono emerse due diverse posizioni politiche: la proposta che la Federazione della Sinistra sia il motore di una aggregazione politica ed elettorale della sinistra di alternativa e dall’altra la volontà di ricercare un accordo con il centro sinistra. La proposta di costruzione di una lista della sinistra di alternativa è stata ufficializzata attraverso un documento presentato unitariamente dalla segreteria nazionale di Rifondazione Comunista.

Di fronte all’evidente impossibilità di assumere una decisione unitaria nell’organismo dirigente, i compagni e le compagne di Rifondazione hanno proposto che si procedesse ad organizzare un referendum tra tutti gli iscritti della Federazione. L’indizione del referendum avrebbe permesso di risolvere in forma democratica e partecipata una divergenza politica non risolvibile all’interno del Consiglio Politico della Federazione – il cui funzionamento prevede maggioranze qualificate non raggiungibili da nessuna delle proposte in campo – dotando così la Federazione di una linea politica precisa. Questa proposta è stata però rifiutata dagli altri soggetti che compongono la Federazione e così ci siamo trovati nell’impossibilità di stabilire un orientamento politico.

Ogni soggetto politico porterà quindi avanti la propria proposta in relazione alle prossime elezioni politiche. Nel contempo si conferma la volontà di continuare a cooperare sia in relazione alla campagna referendaria che ai prossimi appuntamenti elettorali regionali.

Giovedì 8 novembre si riunirà quindi la Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista per articolare e precisare la proposta politica della costruzione di una lista della sinistra di alternativa che si presenti autonomamente alle elezioni politiche.

Il Pdci vuole entrare nel centrosinistra
Spiega il segretario del pdci OlivieroDiliberto: “Bersani, oggettivamente, ha ridato un segno laburista e socialdemocratico al Pd. Almeno nelle sue intenzioni per il futuro. Vuol provare ad archiviare la fase del governo Monti e con esso la stagione fallita del neoliberismo. Cerca di accantonare le fascinazioni clintoniane e blairiane delle terze vie che tanto hanno pesato sulla sinistra italiana. Non a caso – e soprattutto grazie a Vendola – la carta d’intenti non contiene più il riferimento a Monti che, invece, c’era nella prima versione del Pd. Dopo aver registrato oggi, la differenza di orientamento con Rifondazione, tre componenti su quattro della Fds (Pdci, lavoro e solidarietà di Patta e Socialismo 2000 di Cesare Salvi) vogliono provare a fare l’accordo con il centro-sinistra”.
“La candidatura di Vendola – dice ancora il leader del Pdci – dal mio punto di vista, potrebbe riaprire la questione dell’unità e dell’utilità della sinistra per sostenere le ragioni del lavoro. Non è con lo ‘splendido isolamentò che i comunisti e le sinistre risorgeranno in Italia. Intendiamo provarci per riportare i comunisti in Parlamento, per provare a ricostruire percorsi unitari a sinistra, per cercare di impedire alle destre di vincere, per tentare di archiviare il berlusconismo e il montismo con un nuovo centro-sinistra e per provare a delineare un’altra Europa”.
Ora il Pdci, ha spiegato da parte sua il responsabile comunicazione del pdci Flavio Arzarello, “avvierà un confronto con la coalizione dell’Italia bene comune per verificare se ci sono le possibilità di un ingresso nell’alleanza”. Subito dopo, se le trattative andranno a buon fine (ma nel pdci sono ottimisti ) il partito di Diliberto si impegnerà a fondo nelle primarie. “Noi – spiega Arzarello – siamo in sintonia con Vendola, che è il candidato che si oppone con decisione al governo Monti e vuole il superamento radicale delle politiche liberiste del governo. Se poi al secondo turno dovessero passare Renzi e Bersani il nostro impegno sarebbe per il segretario del Pd, che si oppone alle politiche montiane del sindaco di Firenze”.

L’intervento di Claudio Grassi
Si è svolto il Consiglio Nazionale della Fds. Nei prossimi giorni faremo una valutazione più ponderata. Il dato essenziale è il seguente: si confermano le differenze tra Salvi- Patta e Pdci da una parte e Rifondazione dall’altra a proposito del percorso da costruire per le prossime elezioni politiche. Da un lato una scelta di internità al centrosinistra con conseguente partecipazione alle primarie e dall’altra provare a costruire una coalizione politico elettorale con le forze che si oppongono a Monti. Ovviamente negli interventi vi sono state sfumature diverse tra i compagni intervenuti, sia della prima ipotesi che della seconda. Considero positivo che – nonostante le differenze – non si siano votati dei documenti e che non si consideri conclusa l’esperienza della Federazione della Sinistra che – tra l’altro – dovrebbe presentarsi unita nelle prossime elezioni del Lazio, Lombardia e Molise.

Il mio intervento
Ritengo che questa nostra difficoltà, che si vede anche dal dibattito di oggi, sia certamente determinata da differenze politiche tra di noi. Ma queste differenze ci sono sempre state. Lo sapevamo sin da quando abbiamo deciso di costituire la Fds. Ma credo che l’accentuarsi di queste difficoltà sia stato determinato anche dal nostro funzionamento, e cioè dalla rinuncia fatta dopo il congresso di andare avanti verso la costruzione di un soggetto politico a tutto tondo, accettando di fatto la regressione della Fds a cartello elettorale. Questa scelta, mai discussa ma praticata nei fatti, ha prodotto l’accentuazione delle differenze. Quelle differenze che rischiano oggi di portarci alla separazione.

C’è chi estremizza e ritiene la convivenza impossibile: sbaglia. Faccio notare che altri compagni di strada che acquisiremmo rompendo la Fds sarebbero ancora più problematici.
Se guardiamo allo schieramento del No Monti Day vediamo che stanno insieme chi, come Rifondazione Comunista, lavora a livello locale per alleanze e schieramenti di centro-sinistra e chi con il Pd non vuole neppure discutere.
Viceversa chi vuole fare accordi con il centrosinistra si troverebbe insieme a chi, dentro il Pd, vuole agire in continuità con il governo Monti.

I vari frammenti della sinistra sono tutti inadeguati
La verità è che dovremmo ragionare molto sulle nostre inadeguatezze, se dopo quattro anni stiamo al 2-2,5% e se in Sicilia siamo al 3% insieme a Sel!
Evidentemente c’è qualcosa che non funziona in profondità. Di questo avremmo dovuto discutere tra di noi invece che riunire solo due volte in un anno il Consiglio Politico della Federazione.
Non ho il tempo qui per approfondire questo ragionamento che ritengo il nostro problema principale. Ne annuncio solo il titolo: dobbiamo metterci a disposizione per costruire un nuovo progetto della sinistra d’alternativa. Servono forze, facce, linguaggi e idee nuove. A noi la possibilità di lavorare per fare lievitare una nuova aggregazione. Ma per fare questo dobbiamo avere l’umiltà – viste le nostre debolezze – di metterci a disposizione di questo progetto.

Provare a unire le forze che sono contro Monti
Dobbiamo giocarci al meglio questo passaggio: si può morire perché non si elegge nessuno (e chi sottovaluta altri 5 anni fuori dal Parlamento è politicamente irresponsabile), ma anche perché ti leghi mani e piedi ad una prospettiva che ti fa perdere dignità e prospettiva per il futuro!
Io penso che questo organismo abbia fatto bene a non votare a luglio e farebbe bene anche oggi a non votare nulla. Il quadro politico è in grande movimento. A destra, al centro e a sinistra. La scelta prioritaria della Fds deve essere quella di costruire un percorso e un’alleanza politico-elettorale con le forze che hanno condiviso le nostre lotte più significative di questi mesi: contro la destra, contro Monti, contro Marchionne e che in questi giorni stanno facendo i banchetti per raccogliere le firme per i referendum insieme a noi.
Dentro questo aggregato di forze e movimenti, il quadro è aperto e incerto, ma possono esserci le condizioni per provare a costruire un percorso unitario.
La Sicilia ci dice di una nostra sconfitta, ma anche che se la sinistra si fosse presentata unita avremmo potuto superare lo sbarramento.
Perché dobbiamo rinunciare noi a sollecitare le forze disponibili a provarci? Non parliamo solo del’Idv (che, lo dico per inciso, non penso che verrà stritolata metà nel Pd e metà in Grillo: l’evoluzione potrebbe essere anche molto diversa), ma anche di De Magistris, che oggi ha rilasciato un’ampia e positiva intervista su Repubblica in cui annuncia che il 15 dicembre farà la sua iniziativa politica. E poi ci sono la FIOM, Alba, movimenti. E per quanto riguarda Sel e la sua discussione interna molto dipenderà da come andranno le primarie e da come il Pd si accorderà con l’Udc.
Non si realizzerà questa alleanza? Non ci riusciremo? Al momento opportuno valuteremo. Ma perché non provare a costruire questa strada? Perché in un quadro politico ancora così complesso e frammentato dobbiamo rinunciare a provarci, a lavorarci?

Un quadro di incertezza per tutti
Mi rendo conto che la strada che propongo è incerta e non scontata, ma anche l’altra – quella che ci propone di perseguire subito un accordo con il centro sinistra – la vedo altrettanta incerta e non scontata. Questa seconda strada però ha una aggravante e cioè che ci metterebbe in condizione di prigionia in una coalizione che ci ha già visto capitolare quando avevamo più di 100 parlamentari! E oggi non mi pare ci siano rapporti di forza migliori rispetto ad allora.
Non ho certezze: propongo una ipotesi sulla quale penso possano esserci forze non minoritarie per farla crescere e margini per lavorarci. Quello che io propongo non si realizzerà? Nessuna di queste forze sarà disponibile a costruire questa alleanza? Non lo escludo, ma perché escluderlo in partenza? Già oggi? È chiaro che se non si realizzerà dovremo rivederci e discuterci, ma intanto proviamoci.
Per il resto, per i rapporti tra di noi, concordo con quanto ha detto nella parte finale del suo intervento Diliberto: preserviamo un rapporto e una relazione tra di noi, perché sarebbe da stolti in una situazione di incertezza per tutti far precipitare la situazione. Ci sono a breve le elezioni in Lazio, Lombardia e Molise dove la Fds sarebbe bene si presentasse unita. Un voto oggi non ha alcun senso. Nessun documento avrebbe la maggioranza e quindi non servirebbe a nulla. Senza rimuovere le grandi difficoltà dobbiamo continuare a lavorare assieme.

Fonte: ilmegafonoquotidiano.globalist.it

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