Anna Achmatova

Distacco

 

Ho davanti la via isoscele

della sera.

Già ieri, innamorato,

supplicava: “Non dimenticarmi”.

E adesso solamente i venti

e i gridi dei pastori

e i cedri agitati

sopra fresche fontane.

 

 

 

La porta è socchiusa   

La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli…
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.

Giallo cerchio del lume…
Tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo…

Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio, cuore.

Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento…
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

1911

Nota biografica

Clic per aprire la pagina dei ritrattiAnna Andreevna Gorenko nasce il 23 giugno 1889 aBol’šòj Fontàn, un elegante suburbio di Odessa, terza di cinque figli.

La famiglia [foto], il padre ingegnere meccanico di marina, si trasferisce prima nei sobborghi di Pietroburgo, a Pavlovsk, e poi a Càrskoe Selò.

A cinque anni parla perfettamente il francese, a dieci Anna supera una grave malattia, a undici scrive la sua prima poesia.

Nel 1903 comincia la storia sentimentale con il poeta Nikolàj Gumilëv [foto], maggiore tre anni di lei ed ex allievo di un insegnante ginnasiale di Anna – Innokentij À nnenskij. Gumilëv è innamorato a tal punto da tentare il suicidio per superarne le resistenze.

Nel 1905 i genitori si separano; Anna si trasferisce a Kiev. Qui, nel 1907, termina il liceo e si iscrive alla facoltà di Legge. Nel frattempo compone e quando manifesta il suo desiderio di pubblicare il padre le suggerisce di scegliersi uno pseudonimo letterario; la scelta ricade sul nome della bisnonna materna, Achmàtova.

Nel 1910 Gumilëv sposa Anna, e l’anno seguente [foto] fonda con Gorodeckij lo “Cech Poetov”, la Corporazione dei Poeti, da cui prenderà vita il movimento Acmeista [approfondimento 1].

La prima poesia di Anna è datata 1900, la prima pubblicata (sulla rivista parigina “Sirus”, edita da Gumilëv) 1907. La prima raccolta di versi, “Sera” [poesie], esce nel 1912.

Nello stesso anno viaggia a Parigi – dove conosce Amedeo Modigliani, che la ritrasse in numerosi disegni eseguiti a memoria di cui uno è conservato a S. Pietroburgo [ritratto] – in Italia: a Venezia, Genova, Padova, Bologna, Pisa e Firenze [nota 1]Anna è in attesa del suo unico figlio, Lev [foto], mentre Gumilë v è assente, impegnato in remoti viaggi di esplorazione in Etiopia.

La produzione poetica continua fervida negli anni seguenti [foto del 1913]: nel 1914 pubblica il secondo libro, “Rosario” [poesie]; con esso ottiene una vastissima popolarità. Nel 1917 esce “Stormo Bianco”[poesie], la sua terza raccolta di poesie. L’anno seguente divorzia da Gumil ëv, partito volontario per il fronte; finisce un rapporto importante che segnerà per sempre la vita e la produzione della poetessa.

Dopo il divorzio, Anna lavora alla biblioteca dell’Istituto di Agronomia, e nel 1918 sposa il poeta e assirologo Vladimir Šilejko, uomo patologicamente geloso e possessivo; questa unione termina nel 1921, anno di pubblicazione di “Piantaggine” [poesie] e, a breve distanza, “Proprio sul mare” e “Anno Domini”[poesie] (1922).

Gumilëv, che nel frattempo si era risposato, viene accusato di aver preso parte ad un complotto sovversivo monarchico e viene fucilato il 25 agosto 1921.

L’Achmàtova era vista come ex-moglie di poeta controtivoluzionario; inoltre negli anni fra il 1917 ed il 1921 non si era espressa in alcun modo riguardo all’adesione alla Rivoluzione, pur scegliendo di non emigrare. Mentre la Rivoluzione avrebbe dovuto portare aria di rinnovamento nell’arte, un rinnovamento socialista, la produzione poetica achmatoviana rimane sostanzialmente la stessa. Anna si ritrova sola, in una Russia che non la condanna ufficialmente, ma comunque palesemente ostile in cui, fino al 1940 – anno di uscita della raccolta “Da sei libri” – non vengono più stampate o ristampate le sue opere:

Nel 1925 nasce una nuova infelice relazione con Nikolàj Punin, critico e studioso d’arte; la poetessa si trasferisce (a causa della crisi degli alloggi) alla casa della Fontanka [foto] a Leningrado, dove convive con lo studioso, la sua ex moglie e la figlia e Lev. La situazione familiare è innegabilmente difficile [foto del 1925 e 1927].

Si ha infatti un’interruzione dell’attività poetica, che si protrae fino alla fine degli anni trenta [foto]. Ed è in questi anni, alla vigilia dell’apertura dei campi staliniani e delle deportazioni che Anna riprende a poetare, dopo la separazione da Punin, avvenuta nel 1938. L’Achmàtova raccoglie i versi per un’antologia di poesie scritte fra il 1924 e il 1941, “Il giunco” [poesie], che nella realtà non uscirà mai: il 13 marzo 1938 suo figlio viene arrestato e condannato a morte – condanna poi convertita in deportazione – causa (presunta) il cognome del padre. Anna si reca, come molte madri russe, al carcere delle Croci tutti i giorni, per avere notizie di Lev. Da qui nasce il poemetto “Requiem” [stralci], che le migliori amiche provvidero a memorizzare, certe dell’intolleranza del governo a quel genere di lirica.

Alla vigilia della seconda guerra mondiale scrive “Nell’anno quaranta” [stralci]. Nel 1941 incontra la poetessa Marina Cvetaeva [articolo]. Il poemetto “Lungo tutta la Terra” risale a questo periodo. Nel 1941 la Germania invade la Russia. Stalin ricorre a tutti quei nomi che, da tempo in disgrazia, potevano tornare utili: la poetessa parla alla radio per riunire il popolo russo contro la minaccia hitleriana. Nel frattempo il nemico avanza; Anna viene evacuata, insieme con altri intellettuali, da Leningrado a Taskènt. Qui scrive “Luna allo zenit” [stralci]. Il tema centrale della produzione poetica diviene la guerra, come “Il vento della guerra” [stralci]. Compone anche “Elegie del Nord” (1942-43).

Nel 1944 l’Achmàtova torna a Leningrado [nota 2], nella casa della Fontanka. La composizione “Poema senza eroe” si delinea nel 1942, ma la sua lavorazione continuerà fino al 1962. Nello stesso anno il figlio Lev viene liberato perché costretto ad arruolarsi nell’Armata Rossa; raggiunse la madre alla fine della guerra.

In questo periodo Anna riprende a pubblicare su diverse riviste. Lev verrà arrestato di nuovo nel 1949, e la risonanza di una breve relazione di Anna con il primo segretario dell’ambasciata inglese Isaiah Berlin (1945), resa pubblica dal giornalista Randolph Churchill (il figlio di Winston), insieme con l’arresto e l’esilio in Siberia di Punin e all’espulsione della poetessa dall’Unione degli scrittori Sovitici (risalgono a questo periodo le critiche Ž danoviane di pessimismo nevrotico, misticismo e culto per il passato [leggi la definizione di Ždanov]), provocano in lei un periodo nero di isolamento, come è evidente in “Frantumi”[stralci].

Nel 1950, terrorizzata dal pensiero che il figlio potesse essere ucciso, scrive – su consiglio di amici – quindici liriche dedicate a Stalin [approfondimento 2]. Lev fu infatti risparmiato – molto probabilmente grazie a questo intervento – e venne liberato tre anni dopo la morte del dittatore, quando l’incubo finì.

Nel 1964 la poetessa [foto] riceve il permesso di lasciare la Russia per venir insignita, in Sicilia, del premio “Etna – Taormina”. L’anno seguente presso l’università di Oxford riceve la laurea honoris causa[foto]. Le associazioni culturali russe la riabilitano come una dei massimi poeti sovietici del secolo; nel 1965 esce una nuova rccolta di poesie, “La corsa del tempo” che contiene fra l’altro le liriche degli ultimi anni e la prima parte del trittico “Poema senza eroe”.

L’ultima produzione di Anna comprende un centinaio di liriche, sparse in frammenti [poesia], e i cicli “La rosa di macchia fiorisce” [stralci] e “Un serto ai morti”.

Anna Achmàtova muore di una crisi cardiaca a Domodedovo (Mosca), già sofferente di cuore, il 5 maggio 1966.

Note
Nota 1 – L’Achmàtova dirà che la pittura e l’architettura italiana sono “simili a un sogno che ti rammenti per tutta la vita”. (Nota autobiografica nell’antologia delle poesie pubblicata nel 1961) [Torna al testo]
Nota 2 – Leningrado: fino al 1914 Pietroburgo, fino al 1924 Pietrogrado, antica capitale della Russia sul delta del fiume Neva. Pietroburgo fu fondata dallo zar Pietro il Grande nel 1703. Il primo piano regolatore della città fu tracciato dal francese Leblond, sul modello di Versailles; le principali costruzioni del XVIII secolo sono opera degli italiani Rastrelli (monastero Smol’nyj, palazzo d’Inverno), Rinaldi (palazzo di Marmo), Quarenghi (teatro dell’Ermitage), del ticinese Trezzini (fortezza dei Santi Pietro e Paolo). La città fu il teatro principale delle rivoluzioni del 1905 e 1917. Dal 1941 al 1943 subì un duro assedio da parte delle truppe tedesche. Oggi è un centro industriale: costruzioni meccaniche, elettromeccaniche, elettrochimica; industrie tessili, poligrafiche, delle materie plastiche. [Torna al testo]

Approfondimenti
Approfondimento 1 – Il contesto storico-culturale ed il movimento Acmeista [link esterno][Torna al testo]
Approfondimento 2 – Anna Achmàtova negli anni dello stalinismo (Grazie ad Emanuela Martellacci)[leggi][Torna al testo]
Approfondimento 3 – Anna Achmatova (Grazie a Eva Romanet) [leggi].

Bibliografia
Quadro di Altman: vedi bibliografia (3)
Testo: vedi bibliografia (1) (2) (3) (4) (5) (6) (8)

Da  annaachmatova.altervista.org

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