Il business dell’acqua

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L’acqua e la sua mercificazione è ormai diventata un territorio di conquista e un grosso affare per le imprese private. L’attuale industria dell’acqua è dominata da pochecorporations, guidate dalle francesi Suez-Ondeo e Vivendi Universal, che da sole controllano più di due terzi del mercato mondiale delle risorse idriche con operazioni in circa 130 paesi. La terza impresa significativa è la tedesca RWE che nel 2000 comprò la Thames Water del Regno Unito.

Il dominio di queste multinazionali è reso possibile dal sostegno che hanno ricevuto dai propri governi, dalla Commissione Europea e altre istituzioni come la Banca mondiale, il FMI e il WTO, che impongono ai PVS la privatizzazione e la commercializzazione di numerosi beni e servizi come condizione per accedere ad aiuti economici e concedono loro prestiti per lo sviluppo di infrastrutture idriche e igienico-sanitarie. Attualmente solo il 5% dei servizi idrici del mondo è in mano ai privati, ma, anche quando si parla di partenariato pubblico-privato, sono i partner privati a far la parte da leone in questo settore con una conseguente perdita di autorità e autonomia degli enti governativi, i quali non si trovano più nella posizione di stabilire e imporre in modo efficace alle società standard minimi di disponibilità e qualità dell’acqua.

Oltre alla fornitura del servizio il mercato dell’acqua ha trovato un’altra strada per lucrare sulla scarsità idrica: l’imbottigliamento delle acque minerali, unico metodo di trasporti idrico che sia veramente decollato. È una delle industrie a crescere più rapidamente nel mondo ed una delle meno regolate, a tutto vantaggio del produttore. Tra i maggiori protagonisti di questo business devono essere annoverate Danone (del cui gruppo fa parte la Ferrarelle) e Nestlé (del cui gruppo fa parte l’insieme delle marche S. Pellegrino e Terrier Vittel), rispettivamente numero uno e due mondiali delle acque in bottiglia. Sono seguite da Pepsi Cola e Coca-Cola.

Il consumo d’acqua in bottiglia è in continuo aumento e il suo boom si è realizzato nell’ultimo decennio del secolo scorso: all’inizio degli anni Novanta solo 50 milioni di persone pagavano per comprare acqua imbottigliata, mentre oggi questo numero supera i 300 milioni. Non va inoltre dimenticato che la maggior parte dell’acqua viene confezionata in bottiglie di plastica, causa di un enorme spreco energetico, sia per trasformare il petrolio in plastica che per la gestione dei rifiuti prodotti. Le aziende private, quindi, pagando prezzi bassissimi per le concessioni, realizzano un fatturato enorme disinteressandosi completamente dei costi sociali e ambientali connessi a questa tipologia di commercio.

Da unimondo.org/Guide/Ambiente/Acqua

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