“Lentamente muore” di Martha Medeiros

 

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Lentamente muore,
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia
e chi non cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce,
lentamente muore,
chi fa della televisione il suo guru,
lentamente muore chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di un sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia l’incertezza per la certezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita,
di sfuggire dai consigli sensati,
lentamente muore chi non viaggia,
chi non fugge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso,
lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
lentamente muore chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante,
lentamente muore,
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomento che non conosce,
evitiamo la morte a piccoli dosi,
ricordando sempre che,
essere vivo,
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore,
del semplice fatto di respirare.

di Martha Medeiros

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Biografia

Figlia di José Bernardo Barreto de Medeiros e Isabella Matos de Medeiros, è giornalista per il giornale Zero Hora di Porto Alegre e perO Globo di Rio de Janeiro[1].

Si è laureata nel 1982 presso la Pontificia Università Cattolica di Rio Grande do Sul (PUCRS) a Porto Alegre.

Dopo aver lavorato in campo pubblicitario, si è trasferita per nove mesi in Cile e lì ha cominciato a scrivere poesie. Tornata a Porto Alegre, ha iniziato a scrivere come giornalista proseguendo anche la sua carriera letteraria[2].

Un testo tratto da una sua poesia del 2000 dal titolo A Morte Devagar (letteralmente: “una morte lenta”, tradotta in italiano col titoloLentamente muore) è stato per lungo tempo erroneamente attribuito dai più (principalmente sul web) a Pablo Neruda[3].

Da wikipedia.org

Foto: web

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