CRISTO si è fermato a Buonabitacolo

Circa un anno fa, fui sconfortato e basito dalla totale indifferenza a cui noi familiari eravamo e siamo tuttora sottoposti per la vicenda accaduta a mio figlio Massimo, da parte di chi invece ci dovrebbe tutelare e rappresentare per garantirci sicurezza, ma più di tutto, dovrebbe fare in modo che i nostri diritti vengano rispettati.
Data la mancata osservanza di questi principi, decisi di scrivere al Presidente della Repubblica esponendogli quanto accaduto a Massimo e, nel contempo, esprimendo rammarico per come venivamo trattati, infatti in data 12-03-2012, previa raccomandata n. 00862309890-9, spedii la lettera che qui in allegato potete leggere e che desidero condividere con voi che ci supportate in questo difficile cammino.
Da quella data tante cose sono cambiate. Fondamentale traguardo è stato il cambiamento del capo d’accusa, da “omicidio colposo”, imputazione che ho sempre ritenuto inaccettabile date le circostanze evidenti del caso, ad “omicidio preterintenzionale, aggravato dall’abuso di potere con violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione”.

Quello che tuttora mi sconcerta è che, nonostante i risultati raggiunti, ancora siamo circondati dalla totale indifferenza sempre attiva da parte degli organi costituzionali!
A breve su questa pagina pubblicherò una foto dove si evince chiaramente cosa è accaduto quella maledetta sera del 20 Agosto 2011 in cui è stato fermato il cammino terreno della vita di Massimo.

Al Sig. Presidente della Repubblica Italiana
On.le Dott. Giorgio Napolitano

Esimio Sig. Presidente, mi chiamo Osvaldo risiedo a Buonabitacolo, in un piccolo paese tranquillo ubicato a sud della Provincia di Salerno fatto di gente onesta e laboriosa. Avverto la straordinaria necessità di disturbarLa perché riconosco in Lei grande senso dello Stato, autorevolezza e capacità di fermezza.
Ne approfitto, quindi, per raccontarLe in sintesi ciò che è accaduto in un terribile giorno di agosto (20) dello scorso anno e che da allora ha cambiato per sempre il senso della mia vita e quello della mia famiglia.
“Mio figlio Massimo, un ragazzo di soli 22 anni, mentre circolava a bordo del suo motorino, all’uscita di una curva, si trovava davanti una pattuglia di carabinieri, che stava effettuando un controllo su di altro ciclomotore, pare che uno dei carabinieri avrebbe colpito, volontariamente, con un calcio il motorino sul quale era a bordo mio figlio, (questa è la versione dei testimoni) il quale perdeva il controllo del ciclomotore e finiva la sua corsa contro un muretto in cemento e di conseguenza moriva dopo pochi minuti. La pattuglia in questione tra l’altro oltre a fregiarsi di un gesto inqualificabile sotto il profilo professionale non rispettava neppure le norme sulla sicurezza stradale, considerata l’ora infatti avrebbero dovuto indossare i giubbotti ad alta visibilità. Dopo l’accaduto si sono recati sul posto altri carabinieri per determinare i primi rilievi del caso, ma dopo un’insistente e concitata pressione/reazione da parte della tanta gente presente sul luogo dell’incidente, la quale chiedeva la sospensione delle operazioni preliminari poiché la fiducia era stata ormai lesa ed alterata, interveniva dopo circa 3 ore la Polizia dello Stato che ha successivamente condotto i primi rilievi, e già questo episodio ha determinato in me un forte turbamento.
In ogni caso a distanza di pochi giorni da quella tristissima giornata si è costituito a Buonabitacolo un comitato spontaneo fatto di tanta gente e soprattutto di tanti giovani dal nome “Giustizia e verità per Massimo a Buonabitacolo”.”
Sig. Presidente! sono costretto a rivolgermi a Lei nelle Sue qualità di Capo dello Stato e Presidente del C.S.M. poiché il silenzio che avvolge tutte le istituzioni da me contattate, lo considero vergognoso, e per dirLe altresì che naturalmente le indagini sono ancora in corso ed il carabiniere che si è macchiato di questo efferato episodio risulta indagato solo per omicidio colposo, ed ancora oggi presta servizio presso una caserma a pochi chilometri dal Comune in cui si è verificato il triste evento, per questo non sono affatto sereno sapendo che egli può essere a contatto facilmente con la Procura che conduce le indagini, e ciò non mi pare una cosa così corretta. Le confido con sincerità che il timore di un eventuale ingiustizia, destabilizza le mie giornate. Ho chiesto più volte ai vertici dell’arma, alle istituzioni locali di adottare provvedimenti adeguati in tal senso ma purtroppo non ho avuto alcuna risposta.
Mi sono infine rivolto all’ex Ministro degli Interni On. Roberto Maroni, il quale gentilmente mi ha risposto che in questi casi, per garantire pari opportunità il carabiniere indagato viene trasferito presso altre sedi, cosa che non si è ancora verificata. Io e la mia famiglia abbiamo sempre creduto nella giustizia e nelle Leggi dello Stato, ma dopo questo episodio, è venuta meno la fiducia nelle persone che hanno il dovere ed il compito di farle rispettare; in cuor mio oltre a non sentirmi tutelato e garantito avverto delle strane sensazioni, quasi come se si cercasse di coprire le persone che sono in vita, a discapito di mio figlio che non c’è più. Per il Suo tramite voglio continuare a credere nei valori della nostra Carta Costituzionale, credendo in uno Stato di diritto e che soprattutto possa confermarsi un principio di grande purezza che recita che “la Legge è uguale per tutti”. Le indagini sono in una fase delicatissima ma evidenzio delle contraddizioni fastidiose, infatti sia il ciclomotore di mio figlio che le sue scarpe sono state poste sotto sequestro la sera stessa, mentre le scarpe del carabiniere sono state poste sotto sequestro dopo tre giorni.
Le troppe vicende di altre vittime che vedono imputati funzionari delle forze dell’ordine mi insegnano che per far emergere la verità ci vuole molto coraggio e tanta forza, ne sono consapevole, ma l’immenso desiderio di giustizia che dimora in me, mi creda Presidente, è l’unica vera ragione della mia esistenza.
Per onorare il nome ed il ricordo di mio figlio voglio che vengano evidenziati i fatti così come si sono verificati in quella tragica serata di agosto e soprattutto che l’eventuale responsabile, venga individuato e punito secondo quanto stabilisce il nostro ordinamento giuridico.
Nel confidare pienamente della Sua eccezionale sensibilità dimostrata in tantissime occasioni, La prego vivamente di voler seguire con attenzione la vicenda ed in attesa di un Suo cordiale riscontro, mi onoro di porgerLe i miei più ossequiosi saluti.

Buonabitacolo 12 marzo 2012
Osvaldo Casalnuovo

Da facebook.com  – Briganti

Foto: web

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