Laos era un’antica città che sorgeva sulla riva sinistra del fiume Lao.

MARCELLINA – Parco archeologico

Laos era un’antica città che sorgeva sulla riva sinistra del fiume Laus, corrisponde all’attuale Marcellina, frazione di Santa Maria del Cedro, adiacente a Scalea. “Laos” (in lingua greca), è stata fondata dagli abitanti di Sibari che erano fuggiti dalla distruzione della loro città, avvenuta nel 510 a.C. in seguito alla guerra contro Crotone. Al tempo di Plinio la città era già scomparsa. La monetazione di Laos (il toro retrospiciente) indica i legami della città con Sibari, le cui monete avevano la stessa tipologia. Secondo il grande storico romano Strabone, Laos era grande quanto Pompei.

I resti delle città si trovano sul colle ‘S.Bartolo’, in frazione Marcellina. I numerosi reperti rinvenuti sono oggi conservati nell’antiquarium di Scalea e al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. Gli scavi dell’area archeologica sono oggi ostacolati dallo sviluppo urbanistico del centro abitato, cresciuto proprio al di sopra di Laos.

Vicino alla sorgente del fiume Laos sorgeva la città di Ursentum (Orsomarso).

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Foto 1

Laus, circa 510-500 a.C.: AR statere.

ΛΑΟΣ, toro androprosopo  (cioè il toro con il volto di uomo)  , testa all’indietro.

NΟΣ in rilievo e retrogrado, toro androprosopo, testa all’indietro in incuso.

Foto2

Laus, circa 490-470 a.C.: AR statere

toro androprosopo / toro androprosopo

Primo Piano. Sale da definire.

Laos è il nome di una città antica la cui fondazione va attribuita, secondo le fonti letterarie, ai Sibariti esuli sul Tirreno dopo la distruzione della loro città da parte di Crotone nel 510 a.C. Sempre le fonti ricordano un’occupazione, nel corso del IV sec. a.C., da parte dei Lucani, e a costoro va ascritto l’abitato messo in luce da campagne archeologiche condotte sul colle di S. Bartolo nella frazione Marcellina di S. Maria del Cedro, a circa 8 Km a sud di Scalea e a 3 Km dalla costa (seconda metà del IV-fine III sec. a.C.). Annessa a tale abitato vi era una necropoli, intercettata nel 1963 a valle ormai sconvolta da sbancamenti moderni, costituita sostanzialmente da tombe piuttosto semplici.

Armatura da parata in bronzo costituita da un elmo di tipo frigio, una corazza a doppia valva decorata a sbalzo,

Nel Museo di Reggio è esposto l’intero corredo dell’unica tomba di rilievo, costituita da una camera sepolcrale definita da blocchi parallelepipedi di calcare locale. Databile nel decennio 330-320 a.C., essa apparteneva ad un eminente membro dell’aristocrazia guerriera lucana, sepolto insieme ad una donna, verosimilmente la sua sposa. Entrambi erano stati deposti entro sarcofagi in legno, la cui esistenza sembra documentata dal rinvenimento della loro decorazione applicata in terracotta, consistente in appliques a forma di rosette e protomi leonine e gorgoniche, come pure placchette conformate a figura dionisiaca, leone, grifo, sfinge.

I circa cento oggetti del corredo furono scelti in modo da simboleggiare il prestigio sociale goduto in vita dalla coppia; in qualche caso essi sono molto più antichi del momento della deposizione e vanno pertanto considerati come parte di un patrimonio tesaurizzato nel corso del tempo.

MARCELLINA – Collina di San Bartolo – Laos

Il nucleo più interessante richiama l’attività guerriera del defunto, svolta nell’ambito della cavalleria, come sembra documentare la presenza di uno sperone in bronzo e un morso di cavallo in ferro, nonché la deposizione di un esemplare di cavallo accertata da uno degli scopritori. E’ presente un’armatura da parata in bronzo costituita da un elmo di tipo frigio, una corazza a doppia valva decorata a sbalzo, un cinturone con decorazione applicata in lamina d’argento ed una coppia di schinieri. Delle armi si conservano due cuspidi di ferro, una di lancia ed una di giavellotto, entrambe originariamente inserite all’apice di un’asta lignea. Vi sono anche tre cinturoni, che, tuttavia, piuttosto che appartenenti all’armamento personale, sembrano parte di uno o più bottini strappati ai nemici.

Circa una ventina dei recipienti ceramici a figure rosse di fabbrica italiota presenti nella tomba sono funzionali al simposio, la pratica del consumo di vino svolta nell’ambito delle consorterie aristocratiche e pertanto tale da simboleggiare la posizione sociale del defunto: sono presenti crateri per mescere il vino con l’acqua, contenitori per versare la bevanda e coppe o recipienti di varia forma per berla.

Diadema aureo

Al simposio sembra alludere anche lo splendido diadema in oro ornato di rosette applicate, versione in metallo delle corone indossate dai partecipanti al banchetto. E’ altresì possibile che il diadema richiami le corone donate in premio agli atleti vittoriosi e simboleggi quell’attività atletica, anch’essa appannaggio degli aristocratici, attestata, nella tomba, da due strigili in bronzo, strumenti arcuati usati dagli atleti per detergersi dall’olio e dal sudore .

Laos – Vasellame

Vasellame

Appartengono alla defunta i vasi connessi alla toeletta, come la lekane , contenitore basso ed espanso dotato di coperchio per custodire trucchi e gioielli. Spatolette per il trucco, aghi crinali in osso, vaghi di collana in pasta vitrea ed uno specchio in bronzo richiamano le varie fasi della cosmesi, consistente nel truccarsi, acconciarsi e adornarsi di monili, ammirando il risultato ottenuto nella propria immagine riflessa.

MARCELLINA – Laos – Materiale fittile

Appliques fittili

Altri recipienti connessi alla donna alludono alla sfera nuziale, come il lebes gamikòs usato nei riti del matrimonio, come pure alle attività domestiche, come l’ hydria per trasportare e versare l’acqua.

Si segnala, infine, una defixio , cioè una laminetta in piombo recante iscritte, in caratteri greci ma in lingua osca, delle invettive rivolte a magistrati della città lucana.

Fonte archeocalabria.beniculturali.it/

Foto web

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