PARCO DEL POLLINO — Cosa nascondono quei sassi sulla Manfriana?

 

POLLLINO -Mappa della Manfriana

Quante storie ha ancora da raccontare la nostra amata Calabria? Storie lontane, storie di miti, di luoghi dimenticati persi nello scorrere del tempo.. Il nostro compito è di farle rivivere per restituire loro l’antica dignità perduta…

Continua dunque il viaggio alla riscoperta di tracce storiche disseminate tra i  monti calabresi.

Da Campana, sulla Sila Grande, lasciamo il nostro elefante di pietra per spostarci più a nord, sul versante calabro del Parco del Pollino, e più precisamente sulla vetta del Monte Manfriana… Quale mistero ci attenderà in questa nuova tappa del viaggio?

Monte Manfriana e Dolcedorme

Il Monte Manfriana a 1981 metri sul livello del mare, collocato tra la Valle del Raganello e la Valle del Coscile è raggiungibile in auto sia dalla Fagosa di Civita che da Frascineto fino alla località di Colle Marcione. Da qui si prosegue a piedi lungo un suggestivo itinerario montano che dopo 4 ore di cammino condurrà gli amanti della natura e dell’avventura sulla cresta piramidale della Manfriana da dove ammirare un panorama meraviglioso!

E proprio sulla vetta orientale del Monte, qualche anno fa, Giorgio Braschi, naturalista e profondo conoscitore del Parco del Pollino, fece una sensazionale scoperta!! Si tratta di 25 grandi blocchi di granito regolarmente squadrati.

Misteriosi massi squadrati sulla Manfriana

La scoperta ha subito attirato l’interesse del gruppo archeologico del Pollino diretto dall’avv. Claudio Zicari. Le ricerche condotte giungono ai primi risultati: sembra che i massi, tra i quali anche un architrave, siano da  ricondurre alle tipologie di costruzione tipiche del mondo greco!!! Ma a “scolpirli” sarebbero state popolazioni italiote, probabilmente i lucani, utilizzando pietre calcaree locali, secondo la tecnica lavorativa dell’“anathyrosis” appresa dai colonizzatori greci.

Museo dei Brettii e degli Enotri

Reperti del Museo archeologico dei Brettii e degli Enotri

Sulla base di frammenti di terracotta e una moneta magno greca del V sec a.C. rinvenuti vicino i blocchi, si può datare il sito tra la seconda metà del V sec. a.C. e l’inizio del IV sec. a.C. collocandolo al I° posto tra le aree di cultura greca site a maggior altezza nel bacino del Mediterraneo!

Ma che funzione aveva la struttura formata da questi blocchi? Fu mai terminata o venne lasciata incompiuta?

Nulla esclude che possa trattarsi di un luogo sacro, scelto da genti italiche come “nuova Dimora degli Dei” dove edificare un tempio ad Apollo (divinità da cui sembrerebbe trarre origine il nome “Pollino”), data la somiglianza geo-morfologica del Monte Manfriana con il Monte Olimpo.

Più probabile, a mio parere, l’ipotesi di identificazione dei blocchi come i resti di una torre di avvistamento militare lucana, vista la posizione strategica della vetta del Monte. Da qui infatti si domina su un area che spazia dal mare Jonio a tutta la piana di Sibari fino alla Sila e ai monti di Orsomarso. Questo si rivelava un luogo perfetto per il controllo di passi, valichi montani e percorsi tracciati dalle “vie del Sale” che collegavano il versante ionico con quello tirrenico ma anche un perfetto  posto di guardia sui confini bretti e Lucani.

Accampamento di soldati

Al momento le indagini archeologiche non sono in grado di rispondere con certezza al segreto dei massi sparsi sulla Manfriana…

A me piace immaginare quelle pietre prendere vita e ricomporsi in una piccola fortezza al centro di un insediamento militare… Vedere soldati con semplici armamenti, suppongo siano lucani! Muoversi nel campo, controllare il territorio da diversi angoli della torre per avvistare l’avvicinarsi del nemico, vigilare il passaggio di gruppi di commercianti e viaggiatori lungo le vie del sale, ma anche provvedere ai sistemi di difesa dell’accampamento e al giusto rifornimento di armi e cibo. Passano anni e la vita di quel piccolo insediamento trascorre secondo le proprie leggi e i propri compiti, ma gli attacchi e le pressioni dei bretti, popolo confinante, diventano sempre più frequenti e aggressive… La postazione della Manfriana intensifica il suo controllo sul territorio e i mezzi di difesa, ma il nemico non si arresta, intende impadronirsi della Vetta… Un attacco improvviso e crudele sorprende l’accampamento. Il nemico è più numeroso e bene armato, i soldati lucani non possono nulla, il nostro campo viene distrutto, un incendio brucia e il nemico distrugge la torre…

Il Pollino diventa scenario di lunghe guerre tra lucani e bretti…

A distanza di secoli non restano che 25 blocchi di pietra sparsi sulla Vetta della Manfriana per testimoniare ai posteri la presenza in quel luogo di una storia, forse, simile a quella che la mia fantasia ha voluto immaginare e raccontarvi.

BY 

Fonte  .calabrie.it

Foto web

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