G. Russo alla “Festa del libro” di Grottaferrata di P. Rotondaro

 Nello splendido scenario dei Castelli Romani, Dal 16 al 24 Marzo 2013, si è svolta la 413° edizione della Fiera Nazionale di Grottaferrata, che ha ospitato per la terza volta, la Festa del Libro. Un padiglione riservato ad eventi culturali, convegni e manifestazioni sul tema del libro e degli scrittori, che  ha avuto quest’anno, anche il riconoscimento formale della Regione Lazio.

Il nome “Festa del Libro” nasce con l’intento di esaltare la vocazione di Grottaferrata, Città del Libro, riconosciuta dal Ministero dei Beni Culturali. La presenza dell’archivio monastico infatti, con i suoi incunaboli, i manoscritti , le collezioni librarie e l’adiacente biblioteca, monumento nazionale di proprietà del Ministero dei Beni Culturali, sono la cornice culturale del Comune di Grottaferrata.

La scuola del restauro del libro, la cui apertura è prevista a breve, frutto di un accordo tra il Comune di Grottaferrata e l’ Università di Tor Vergata, segna il rilancio dell’antico centro per il restauro del libro dell’Abbazia di San Nilo, dove sono stati portati all’attuale splendore il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e i libri travolti dall’alluvione di Firenze del 1966.

La Fiera di Grottaferrata affonda le sue origini nel Medioevo. Con la fondazione, da parte di San Nilo da Rossano, dell’Abbazia di Grottaferrata e della chiesa di Santa Maria, iniziarono a spostarsi grandi folle di fedeli in pellegrinaggio per visitare questi luoghi di culto soprattutto durante le feste religiose più importanti come quella dell’Annunciazione di Maria. Si ravvisò così la necessità di ristorare grandi folle di persone e furono così chiamati mercanti e venditori.

Con il passare degli anni e dei secoli la Fiera divenne anche un’occasione di divertimento, oltre che di scambio commerciale e iniziarono quindi a parteciparvi attori, saltimbanchi, e musici. Dal 2011 poi ha cominciato ad ospitare un evento  culturale, legato indissolubilmente al rapporto che Grottaferrata ha con il libro e con la stampa in generale.

Presentazione del libro “La Valle dei Monasteri. Il Mercurion e l’Argentino”
di G. Russo

 

Nell’ambito di questa manifestazione  è stato presentato il libro “La valle dei monasteri. Il Mercurion e l’Argentino” di Giovanni RUSSO, della Collana Historiae (Ferrari editore) con il prezioso supporto iconografico curato da Pietro Rotondaro, che ha riscosso grande apprezzamento da parte di pubblico e addetti ai lavori. Un saggio finalizzato a riscoprire il monachesimo calabro-greco e le sue particolarità, da riconoscere nei concetti di pace, ospitalità, studio, spiritualità e contemplazione della natura. Quella del monachesimo calabro-greco e dell’Eparchia monastica del Mercurion è stata un’esperienza fondamentale per l’identità storica e culturale del territorio al confine tra la Calabria e la Basilicata a partire dal VII e VIII sec., fino al XIII sec. Il passato storico della Calabria nord-occidentale dei secoli a cavallo tra i primi due millenni ha lasciato poche tracce, deboli testimonianze scolpite su pietre ormai logore, che però ancora combattono contro gli attacchi del tempo, delle intemperie e dell’incuria degli uomini. Se la documentazione archeologica è difficile o forse solo molto faticosa da raccogliere, quella documentaria, di tipo tradizionale, appare irrimediabilmente limitata. Rari sono i testi a cui poterci rifare e quasi tutti di natura agiografica. Anche qui le notizie vanno scavate tra testi scritti per lodare la vita e le gesta dei numerosi uomini di fede che avevano abitato questa regione e in essa avevano trovato il luogo ideale per contemplare la grandezza dell’Altissimo. “La valle dei monasteri. Il Mercurion e l’Argentino”, senza avere la pretesa di essere esaustivo riguardo all’intera vicenda del monachesimo calabro-greco in tale regione, vuole essere un invito a riconsiderare non solo l’annoso problema dell’ubicazione dell’Eparchia monastica del Mercurion, ma anche quello di ricercare il suo centro, il luogo cioè in cui si concentrava la maggior parte dei suoi monasteri. Quello del monachesimo mercuriense rappresenta, infatti, una parentesi storica di cui si può essere orgogliosi. La sua particolarità risiede nel fatto che non riguarda avvenimenti bellici o di contrapposizione tra popoli o idee, ma introduce concetti che lo stesso mondo moderno fa fatica a recepire: è una pagina di storia che parla di ospitalità, di pace, di studio, di spiritualità, di contemplazione della natura e di adorazione dell’Assoluto.

All’incontro hanno preso parte,inoltre, Sergio Valzania, vicedirettore della struttura Radio Rai, con il suo ultimo libro “La bolla d’oro” Sellerio editore, Virgilio Avato, promotore del gemellaggio di Grottaferrata con Patmos, Angelo Viticchié, già Sindaco di Grottaferrata e Lorenzo Bongirolami, divulgatore della melurgia bizantina. Tre amici, alla ricerca di legami sempre più forti con il monachesimo e la spiritualità bizantini con il racconto del viaggio-pellegrinaggio che li ha condotti al Monte Athos, Patmos, Costantinopoli; dal giardino della Panaghia, alla Grotta dell’Apocalisse al Monte Santo. Tornati poi in Italia, riscoprono il passato storico della Calabria e Basilicata, il monachesimo calabro-greco dell’Eparchia Monastica del Mercurion e concludono con il pellegrinaggio alla grotta di San Nilo di Orsomarso.

 Di Pietro ROTONDARO

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