IL MITO DI PROMETEO nella psicanalisi

Prometeo ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini



In questo breve testo è ricapitolata la leggenda greca del Titano Prometeo che ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini.
Freud propone la sua ipotesi, e cioè che “la condizione della presa di potere sul fuoco sia stata la rinuncia al godimento di tono omosessuale dell’estinguerlo col getto d’urina” (pag. 103). In questa ipotesi è sostenuto da una osservazione di Erlenmeyer che sulla stessa “Imago” ricorda una legge mongola che proibisce di orinare su ceneri calde dalle quali il fuoco potrebbe ancora essere ottenuto.

A suo avviso gli elementi da analizzare sono tre:
1. il metodo di trasporto del fuoco;
2. il carattere di reato che assume;
3. la punizione inflitta.

1. Prometeo trasporta il fuoco in un bastone cavo. Il bastone cavo rappresenta invece nell’uomo proprio quella canna-pene che in base al noto processo di inversione caratterizzante il linguaggio onirico, contiene il mezzo che quel fuoco potrebbe spegnere (“l’acqua del getto di orina”);
2. Chi potrebbe costituirsi parte lesa? In base all’esperienza analitica, Freud fornisce qui uno strepitoso aiuto alla comprensione della questione: “la vita pulsionale, l’Es, è il dio truffato dall’abdicazione all’estinzione del fuoco,… nella leggenda una voglia umana è commutata in un privilegio divino” (pag. 105);
3. “La trasformazione nel contrario è ancora più radicale… nella punizione inflitta”. La sanzione di Prometeo è l’essere legato a una roccia con un uccello che quotidianamente gli rode il fegato (che si ricompone ogni volta).
Il fegato è notoriamente “sede di ogni passione”.
Ma se Prometeo aveva consegnato il fuoco all’umanità, e aveva quindi consegnato con  esso l’esigenza di conservarlo esercitando una rinuncia (“pulsionale”) “indispensabile per gli intenti della civiltà”, di quale passione punirlo ?
La risposta di Freud è molto semplice e precisa: si tratta di una sanzione, una sanzione che mostra “senza dissimulazione alcuna il rancore che l’umanità pulsionale dovette provare contro l’eroe della civiltà”. E’ fondamentale cogliere qui tutta l’ironia freudiana (pag. 105).

Prometeo imprigionato su una montagna

A questo punto Freud esamina i due simbolismi del fuoco e del fegato.
– Il fuoco è sempre apparso all’uomo come “qualcosa di analogo alla passione amorosa” (“fuoco della passione”, “lambire delle fiamme” ecc.) sino al punto che “il tentativo di estinguere il fuoco per mezzo della propria acqua, significasse un voluttuoso agone con un altro fallo”.
Quanto al fuoco nella coppia costituita dall’antitesi fuoco-acqua, Freud aggiunge che tranne il bambino (che ragionando su come nascano i bambini pone la teoria che essi possano venire al mondo grazie alla pipi di papà nel corpo di mamma), tutti sappiamo che un pene in erezione in un momento di passione non è affatto in grado di orinare e viceversa: si potrebbe quindi dire che “l’uomo estingue il proprio fuoco con la propria acqua”.
– Il fegato, sede delle passioni, ha analogo significato e quindi “la consunzione e rinnovamento quotidiani sono una descrizione quanto mai pertinente del comportamento della voglia amorosa: quotidiana soddisfazione, quotidiana restaurazione” (un po’ come la fenice, “pene che si ravviva dopo essersi afflosciato”). “All’uccello che si sazia del fegato toccherebbe così di significare il pene, il che del resto non gli è inusitato”.
“La restaurazione delle voglie libidiche dopo la loro estinzione dovuta a sazietà, descrivono cioè l’indistruttibilità di queste voglie; e l’accento cade giustamente sull’elemento consolatorio, dal momento che il nucleo storico del mito tratta di una sconfitta della vita pulsionale, di una rinuncia pulsionale…” (pag. 107): poco produttivo il tentativo del mito di porre leggi che impediscano di gettare acqua sul fuoco e ovvia la sanzione dell’uomo mortificato dal “super-eroe” nei desideri della sua propria vita pulsionale.

Freud aggiunge ancora il racconto del mito dell’Idra di Lerna, incendio libidico di fiamme ricrescenti come le passioni, infine dominate da Eracle (o Ercole) con l’evirazione della testa-pene immortale.
Il fatto che Eracle sia poi proprio colui che libera Prometeo uccidendo l’uccello persecutore, pone due “super-eroi” come l’uno che vieta l’estinzione del fuoco e l’altro che la liberalizza “contro il pericolo di minaccioso incendio”.

Da psicoanalisi-freudiana.com

Foto web

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articoli correlati

Articoli più letti

Archivio articoli
Categorie
Close