La vendetta di Marx: come la lotta di classe plasma il mondo

karl Marx


Non tutto è condivisibile nell’articolo pubblicato il 25 marzo dal settimanale Time. Ma è assai significativo che un illustre magazine internazionale scriva esplicitamente che “Marx aveva ragione”.

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Karl Marx avrebbe dovuto essere morto e sepolto. Con il crollo dell’Unione Sovietica e con il “grande balzo in avanti” della Cina nel capitalismo, il comunismo è finito a fare da sfondo in un film di James Bond o in un mantra deviante di Kim Jong Un. Il conflitto di classe che Marx credeva determinato nel corso della storia, sembra svanire nell’era della prosperità del libero mercato e delle liberalizzazioni delle imprese. Il potere della globalizzazione, che lega l’angolo piu remoto della terra alla finanza e la produzione senza frontiere offre a tutti ampie opportunità di diventare ricchi. L’Asia negli ultimi decenni ha ottenuto risultati sorprendenti nell’alleviamento della povertà, i più soprendenti forse nella storia dell’umanità, tutto grazie al capitalismo e agli investimenti stranieri. Il capitalismo sembrava tener fede alla sua promessa- quella di migliorare il livelli di vita e di welfare.

O almeno così si pensava. Con l’economia mondiale si trova in una crisi senza precedenti che i lavoratori di tutto il mondo stanno pagando con disoccupazione, debiti crescenti e redditi stagnanti, in altre parole ciò che Marx criticava del sistema capitalista (che il sistema è sostanzialmente ingiusto e autodistruttivo). Marx teorizzava che il sistema capitalista avrebbe inevitabilmente impoverito le masse e che la ricchezza di sarebbe concentrata nelle mani di pochi potenti, e che questo avrebbe portato a crisi economiche e all’inasprimento del conflitto tra ricchi e classi lavoratrici.

“L’accumulazione della ricchezza per alcuni, provoca allo stesso modo accumulazione di miseria, agonia di fatica, schiavitù, ignoranza, brutalità per altri” ha scritto Marx.

Oggi molti fatti sembrano dimostrare che Marx potrebbe aver avuto ragione. E’ purtroppo fin troppo facile trovare statistiche che mostrano che i ricchi diventano sempre più ricchi mentre la classe media e poveri non vive alcun miglioramento della propria condizione. Uno studio pubblicato lo scorso settembre dal Economic Policy Institute (EPI) di Washington ha osservato che il reddito medio annuo di un lavoratore a tempo pieno, (lavoratore di sesso maschile negli Stati Uniti nel 2011), è di 48.202 $, meno rispetto al 1973. Tra il 1983 e il 2010, sempre secondo l’EPI, il 74% dei guadagni in termini di ricchezza negli Stati Uniti è andato al 5% più ricco, mentre il 60% ha subito un calo. Non c’è da stupirsi se qualcuno ha ripensato per un attimo al filosofo del 19°secolo. In Cina, Yu Rongjun è stato ispirato dagli eventi del mondo per scrivere un musical basato sul classico di Marx, Das Kapital. “È possibile trovare molte corrispondenze tra la realtà e ciò che è descritto nel libro”, ha detto il drammaturgo.

Questo non vuol dire che la tesi di Marx era del tutto corretta. La “dittatura del proletariato” non ha funzionato come previsto. Ma la conseguenza di questa disuguaglianza è proprio quello che Marx aveva predetto: la lotta di classe è tornata. La rabbia dei lavoratori di tutto il mondo sta crescendo, e sono sempre più i lavoratori che richiedono la loro giusta parte nell’economia globale. Eventi politici ed economici sono stati caratterizzati ultimamente da crescenti tensioni tra capitale e lavoro in misura mai vista nemmeno durante le rivoluzioni comuniste del 20° secolo. Può questa lotta influenzare la direzione della politica economica globale, il futuro dello stato sociale, la stabilità politica in Cina, e in tutti i governi da Washington a Roma? Che cosa dire di Marx oggi? “Alcune variazioni di: ‘Te l’avevo detto”, afferma Richard Wolff, un economista marxista alla New School di New York. “La differenza di reddito è la produzione di un livello di tensione che non ho mai visto in vita mia.”

Le tensioni tra le classi economiche negli Stati Uniti sono chiaramente in aumento. La società è stata percepita come divisa tra il “99%” (la gente normale, che lotta per tirare avanti) e “l’1%” (i super-ricchi e privilegiati). In un sondaggio del Pew Research Center pubblicato lo scorso anno, i due terzi degli intervistati ritiene che gli Stati Uniti soffrano di “forte” o “molto forte” tenore del conflitto tra ricchi e poveri, e il 19% ritiene che questo sia il principale problema della società.

Il conflitto domina la politica americana. La battaglia partigiana su come correggere deficit di bilancio della nazione è stata, in larga misura, un’espressione di lotta di classe. Ogni qualvolta il presidente Barack Obama parla di aumentare le tasse ai più ricchi americani per ridurre il disavanzo di bilancio, i conservatori denunciano che sta lanciando una “guerra di classe” contro i ricchi. Ma i repubblicani sono impegnati in una lotta di classe che sta dalla loro parte! Il piano del GOP per la salute fiscale fissa efficacemente l’onere dell’aggiustamento sulle spalle delle classi economiche piu povere attraverso i tagli ai servizi sociali. Obama ha basato gran parte della sua campagna per la rielezione nel dire che i repubblicani sono insensibili alle classi lavoratrici. Mitt Romney, aveva solo un punto nel suo piano di governo per l’economia degli Stati Uniti – “per fare in modo che la gente in alto sia governata da un altro set di regole”.

Ci sono segnali che questo nuovo classismo americano abbia spostato il dibattito della politica economica della nazione. David Madland, direttore del Center for American Progress, con sede a Washington, ritiene che la campagna presidenziale 2012 abbia portato ad una rinnovata attenzione sulla ricostruzione della classe media, e la ricerca di un ordine del giorno diverso per raggiungere tale obiettivo. “L’intero modo di pensare l’economia è in fase di stravolgimento”, dice. “Sento un cambiamento fondamentale in corso.”

La ferocia della nuova lotta di classe è ancora più marcata in Francia. Lo scorso maggio, quando la crisi finanziaria e i tagli al bilancio hanno reso il divario ricchi-poveri più netto, è stato eletto François Hollande, che una volta aveva proclamato: ” Non mi piacciono i ricchi”. Lui si è dimostrato fedele alla sua parola. Punto chiave per la sua vittoria è stato l’impegno di tassare di più i ricchi per mantenere lo stato sociale della Francia. Per evitare il taglio drastico della spesa, altri politici in Europa hanno stabilito di chiudere il deficit di bilancio, mentre Hollande ha pianificato di aumentare il prelievo sul reddito fino al 75%. Anche se questa idea è stata bocciata dal Consiglio Costituzionale, Hollande sta tentando di introdurre una misura simile. Allo stesso tempo però, ha usato la decisione impopolare del suo predecessore per aumentare l’età pensionabile, portandola a 60 anni per alcuni lavoratori. Molti in Francia vorrebbero che Hollande andasse ancora oltre. “la proposta sulle tasse di Hollande deve essere il primo passo di un governo che sa che il capitalismo nella sua attuale forma è diventato decisamente non funzionale e rischia di implodere senza profonde riforme” ha dichiarato Charlotte Boulanger, responsabile dello sviluppo delle ONG.

Le sue tattiche, tuttavia, stanno scatenando la reazione dalla classe capitalista. Mao Zedong avrebbe insistito sul fatto che “il potere politico nasce dalla canna del fucile”, ma in un mondo dove il Capitale è sempre più mobile, le armi della lotta di classe sono cambiate. Piuttosto che destituire Hollande, alcuni ricchi della Francia stanno abbandonando il Paese – facendo quindi mancare il lavoro e gli investimenti. Jean-Emile Rosenblum, fondatore di Pixmania.com, sta trasferendo la sua attività negli Stati Uniti, dove il clima per gli affari è molto piu favorevole. “L’aumento del conflitto di classe è una conseguenza normale di una crisi economica, ma il suo sfruttamento politico è demagogico e discriminatorio”, dice Rosenblum. “Piuttosto che investire sugli imprenditori che creano aziende e posti di lavoro di cui abbiamo bisogno, la Francia li sta mandando via dal Paese”.

Il divario tra ricchi e poveri è forse più “volatile” in Cina. Ironia della sorte, Obama e il presidente appena eletto della Cina comunista, Xi Jinping, affrontano la stessa sfida. L’intensificazione della lotta di classe non è solo un fenomeno alla crescita lenta e indebitata del mondo industrializzato. Anche i Paesi in rapida espansione economica la tensione tra ricchi e poveri sta diventando una preoccupazione primaria per i politici. Contrariamente a quanto molti americani ed europei credono, la Cina non è un paradiso dei lavoratori. La “ciotola di riso di ferro” – la pratica di Mao per garantire posti di lavoro stabili – è sfiorita con il maoismo, e durante il periodo delle riforme, i lavoratori hanno avuto pochi diritti. Anche se il reddito salariale in Cina sta crescendo notevolmente, e il divario tra ricchi e poveri è estremamente ampio. Un altro studio del Pew ha rivelato che quasi la metà dei cinesi intervistati considera il divario tra ricchi e poveri un problema molto grave, mentre 8 su 10 sono d’accordo sull’affermazione che i “ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”.

Il risentimento sta raggiungendo livelli altissimi nelle città-fabbrica cinesi. “La gente da fuori vede la nostra vita come molto altruista, ma la vera vita in fabbrica è molto diversa”, dice l’operaio Peng Ming nella zona industriale a sud di Shenzhen. Di fronte a turni di lavoro massacranti, l’aumento del costo della vita, dirigenti indifferenti e spesso pagamenti del salario in ritardo, i lavoratori stanno iniziando a suonare come vero proletariato. “Il modo in cui i ricchi diventano tali si regge sullo sfruttamento del lavoro” afferma Guan Guohau, un altro dipendente della fabbrica di Shenzhen. Se il governo continua così “i lavoratori si organizzeranno” prevede Peng. “Tutti i lavoratori devono essere uniti.”

Questo di fatto sta già accadendo. Gli esperti dicono infatti che il livello di conflittualità in Cina è in aumento. Una nuova generazione di operai – meglio informati rispetto ai loro genitori, grazie a Internet – è diventato più esplicito nelle sue richieste di migliori salari e migliori condizioni di lavoro. Finora, la risposta del governo è stata ambigua. I politici hanno aumentato il salario minimo per aumentare i redditi, inasprito le leggi sul lavoro per dare ai lavoratori una maggiore protezione e, in alcuni casi, ha permesso loro di scioperare. Ma il governo attacca ancora l’attivismo indipendente dei lavoratori, spesso con la forza. “Il governo pensa molto piu alle aziende che a noi” dice Guan. Se Xi non riformerà l’economia così che i benefici dei cinesi siano maggiormente a favore dei cinesi, la tensione sociale rischierà di aumentare.

Marx avrebbe potuto prevedere un tale esito. Non appena il proletariato si sveglia e si unisce sui suoi interessi di classe comuni, il sistema capitalistico ingiusto rischia di essere abbattuto e sostituito con una nuova e socialista forma di governo. I comunisti dichiarano apertamente che i loro fini “possono essere raggiunti solo con l’abbattimento violento di ogni ordinamento sociale esistente”, scriveva Marx. “I proletari non hanno nulla da perdere che le loro catene.” Ci sono segnali che indicano che i lavoratori del mondo sono sempre più impazienti. Decine di migliaia sono scesi per le strade di città come Madrid e Atene, protestando contro la disoccupazione e le misure di austerità che stanno rendendo le cose sempre più difficili.
Ancora, però, la rivoluzione di Marx deve ancora concretizzarsi. I lavoratori possono avere problemi comuni, ma non sono organizzati insieme per risolverli. Il tasso di appartenenza alle Unions (sindacati, ndr) negli Stati Uniti, per esempio, ha continuato a diminuire durante la crisi economica, mentre il movimento Occupy Wall Street sembra svanito. I manifestanti, dice Jacques Rancière, un esperto di marxismo presso l’Università di Parigi, non mirano a sostituire il capitalismo, come Marx aveva previsto, ma soltanto a riformarlo. “Non stiamo vedendo le classi che protestano chiedendo un rovesciamento o la distruzione dei sistemi socio-economici in atto”, spiega. “Quello che il conflitto di classe esprime oggi è la richiesta di riformare il sistema in modo che diventi più sostenibile per il lungo periodo, ridistribuendo la ricchezza creata.”

Nonostante questi sforzi, tuttavia, l’attuale politica economica continua ad alimentare tensioni di classe. In Cina, gli alti funzionari hanno detto a parole che avrebbero ridotto il divario di reddito ma in pratica hanno schivato le riforme (lotta alla corruzione, la liberalizzazione del settore finanziario). Il debito che appesantisce i governi in Europa ha prodotto la riduzione dei programmi di assistenza anche se la disoccupazione è aumentata e la crescita si è fermata. Nella maggior parte dei casi, la soluzione scelta per riparare ai danni del capitalismo è stato più capitalismo. I politici a Roma, Madrid e Atene sono sotto pressione da parte degli obbligazionisti per smantellare la tutela dei lavoratori e poi deregolamentare i mercati nazionali. Owen Jones, l’autore britannico parla così della demonizzazione della classe operaia, e la chiama “una guerra di classe dall’alto”.

L’emergere di un mercato del lavoro globale ha prodotto sindacati in tutto il mondo sviluppato. La sinistra politica, trascinata a destra dall’assalto di Margaret Thatcher e Ronald Reagan, non ha messo a punto nessuna alternativa credibile. “Praticamente tutti i partiti progressisti o di sinistra hanno contribuito ad un certo punto alla crescita dei mercati finanziari, e alla distruzione dei sistemi di welfare, al fine di dimostrare che erano in grado di fare riforme” osserva Rancière. “Direi che le prospettive dei socialisti al governo e non sono riguardano oggi molto più la riconfigurazione, e molto meno il ribaltamento, dei sistema capitalistico. “”

Questo lascia aperta la possibilità che non solo Marx avesse diagnosticato i difetti del capitalismo, ma che ne avesse previsto anche l’esito. Se i politici non troveranno nuovi metodi per garantire eque opportunità economiche, i lavoratori di tutto il mondo si uniranno presto. Marx può ancora avere la sua vendetta.

* Time

Traduzione a cura della Redazione di Contropiano
Articolo originale: http://business.time.com/2013/03/25/marxs-revenge-how-class-struggle-is-shaping-the-world

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