Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio

Vi ricordate   LA CANZONE DEL PIAVE?

“Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio

dei primi fanti il ventiquattro maggio;

l’esercito marciava per raggiunger la frontiera

per far contro il nemico una barriera!”

Un’inutile strage

La retorica nazionalista ha trasformato in epopea una tragedia, un’inutile tragedia.

Siamo nel 1915. L’Italia è stata unificata da appena 50 anni. Le condizioni economiche e sociali sono disastrose. Mancano strade,  scuole,  ospedali. Il Sud sta pagando un prezzo altissimo per l’Unità. La politica dei governi post unitari l’ha fortemente penalizzato. Tra la fine dell’Ottocento ed i primi del Novecento, milioni di meridionali emigrano verso le Americhe.

Le risorse dello Stato non sono molte, anche perché i parlamentari, che appartengono tutti alla nobiltà o alla nascente borghesia, hanno scaricato tutto il peso fiscale su artigiani, contadini e operai (famosa la tassa sul macinato).

Nel 1898, a Milano, il generale Bava Beccaris fa sparare contro gli operai che chiedono pane e lavoro. Ne uccide alcune centinaia.

Ebbene, malgrado queste difficoltà, i governi della giovane nazione italiana, anziché migliorare le condizioni di vita dei cittadini, spendono un sacco di soldi in armamenti.

In 50 anni si sono combattute già diverse guerre:  contro l’Austria nel ’66,  in Etiopia , in Libia (tra il 1911 ed il 1912).

Nel 1914 l’Europa è in guerra. Da una parte Austria e Germania dall’altra Francia, Inghilterra e Russia. L’Italia è neutrale.

Da questa neutralità potrebbe ricavare un sacco di benefici economici e politici. L’Austria ha fatto capire che è disposta a dare compensi territoriali se l’Italia rimane fuori dal conflitto.

Non solo, l’esercito non è preparato per affrontare una guerra del genere. Sono in campo le più forti potenze europee.

Invece il governo, con la complicità di Vittorio Emanuele III, firma accordi segreti con l’Inghilterra, con la promessa di grandi compensi territoriali, soprattutto in Dalmazia.

L’Italia entra in guerra. In poco tempo e nel modo più superficiale possibile si approntano piani e strutture.

“Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio

dei primi fanti il ventiquattro maggio…”

A guerra finita, nella Conferenza di pace di Parigi, l’Italia ottiene quello che l’Austria le avrebbe dato senza combattere.

Migliaia di giovani italiani sono morti per niente.

Ripubblico la foto del nonno di G. Candia,  perché partecipò a quella guerra.

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