Vecchio campo sportivo

Quanti pensieri, quante emozioni, quanti ricordi si porta appresso questa foto!

Prima di tutto le persone, con alcune di loro ho condiviso tanti momenti. Sono a Monte Prucchio, sono giovani, sereni. C’è nei loro volti la voglia di divertirsi, di gustarsi la vita, con le cose di cui dispongono, dopo gli anni difficili della dittatura fascista e della guerra.

Vedete, è stato proprio il desiderio di ricominciare, di sollevarsi dalle macerie, di garantirsi un po’ di benessere che ha permesso all’Italia di raggiungere, in poco tempo, i progressi degli anni ’60, quelli del boom economico.

Poi la Centrale elettrica, in fondo nella foto. Era una risorsa. Esportavamo la corrente anche a Santa Domenica. E’ una delle tante cose che noi orsomarsesi non abbiamo saputo valorizzare. Oggi sarebbe stata molto utile. Aggiornata con le moderne tecnologie, avrebbe potuto garantire al Comune proventi da investire per il benessere dei cittadini.

Peccato!

Negli anni ’50 non c’erano contatori. Si pagava in base alle lampadine che si avevano in casa. Quando l’addetto alla riscossione, Sorrentino, andava in giro per il paese per incassare il dovuto, la gente si passava la voce. Ed immediatamente scompariva la maggior parte delle lampadine e ci si faceva trovare quasi al buio.

Alcune famiglie però al buio ci stavano veramente.

Davanti alla Centrale, il vecchio campo sportivo. Ne ha viste tante. Memorabili erano le sfide con Marcellina, perché erano molto sentite. Il fondo era durissimo. Chi cadeva si rialzava con i segni della caduta.

Prima di andare a farsi una partita però, bisognava mettere nel conto alcuni inconvenienti.

Il fiume, prima di tutto. Scorreva proprio ai bordi del campo, sul lato sinistro. Il pallone vi finiva facilmente dentro. Per recuperarlo, a volte, bisognava  buttarsi in acqua.

Il secondo inconveniente era costituito da una cedriera, in fondo, dietro la porta. I cedri hanno la brutta abitudine di dotarsi di spine robuste. Immaginate cosa poteva succedere sia a chi andava a recuperare il pallone sia al pallone stesso.

Ma il rischio maggiore era rappresentato da un signore che  aveva un orticello sul lato destro. Vi piantava un po’ di ortaggi: peperoni, pomodori, fagioli. Aveva casa non lontano. Il che gli permetteva di vedere quando c’erano movimenti al campo.

Capitava che qualche tiro maldestro mandasse il pallone a “disturbare” i pomodori o i sostegni dei fagioli.
Erano guai.

I rischi maggiori li correva il pallone, ma anche la partita poteva essere improvvisamente interrotta, soprattutto se quel giorno l’umore non era quello giusto. Violente erano le sue arrabbiature, che  garantivano uno spettacolo spassosissimo.
Le persone che hanno una certa età lo ricordano con tantissima simpatia. Era un personaggio.

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