OPERAZIONE PLINIUS | A Scalea molti arresti.

Scalea

ll clan di Scalea non si faceva mancare nulla. Nei faldoni dell’operazione Plinius non manca neppure la grande distribuzione, sulla quale si staglia la sagoma oscura della corruzione. Un’accusa che investe Santino Pasquale Crisciti, indagato «per un episodio di corruzione aggravato dal metodo mafioso». Colpa di una domanda per il rilascio di un’autorizzazione all’apertura di un centro commerciale. Crisciti è un imprenditore poco noto alle cronache. Più conosciuto di lui è il suo socio, Antonino Gatto, «coindagato» – secondo quanto risulta dalle carte della Dda di Catanzaro – nell’operazione che ha visto l’arresto di 38 persone, tra cui il sindaco del centro dell’Alto Tirreno, Pasquale Basile.
Il punto d’incontro tra i due è la Gam, società che gestisce tutti i supermercati con marchio Despar o Interspar della Calabria. È proprio attorno alle vicende del punto vendita di Scalea che si incrociano gli interessi di impresa, politica e criminalità organizzata.
Secondo l’accusa, nel corso del 2011 si consuma «l’ennesimo episodio corruttivo». Succede quando «l’allora assessore al Commercio Francesco Galiano accetta la promessa della consegna di una somma di denaro dall’imprenditore Santino Pasquale Crisciti per ottenere delle autorizzazioni relative all’apertura di un centro commerciale». La cricca in azione, per i magistrati della Dda, è la solita: Galiano, il sindaco Basile, l’avvocato Nocito e Pietro Valente. È quest’ultimo a occuparsi dei dettagli e stabilire «l’importo della corruzione, mandando al cospetto di Crisciti un suo emissario».
Il ruolo di Gatto, in questo procedimento, è sfumato rispetto a quello del socio. Viene citato in varie conversazioni, si allude al suo ruolo nei confronti della politica, ma non compare mai in prima persona. Sono invece ricostruiti i suoi legami d’affari con Crisciti. E ritornano i passaggi della relazione della Commissione antimafia della quindicesima legislatura, che a Gatto e alla Despar dedicava un capitolo scottante. Riassunto in un passaggio dagli investigatori: «Gli inquirenti siciliani avevano scoperto singolari collegamenti tra una rete di supermercati siciliani, adibita al riciclaggio dei soldi del capomafia Matteo Messina Denaro, e i centri di grande distribuzione della Despar di Gatto». Secondo i magistrati, la mafia ai suoi livelli apicali avrebbe sfruttato l’impero economico del finanziere calabrese per «ripulire i proventi illeciti senza lasciar traccia». Sono accuse dalle quali l’imprenditore, originario del Reggino e residente a Rende, si è difeso più volte e con veemenza, nel recente passato.
A Scalea, però, si parla d’altro. E cioè del fatto che la Gam, dopo il rifiuto dell’autorizzazione all’apertura dei negozi, si mette in moto – attraverso Crisciti – per mettere a posto la pratica che giace al Comune. Chiede incontri con il sindaco (una dipendente della Despar si rivolge a Basile per un appuntamento e spiega che uno dei suoi datori di lavoro, ossia Crisciti e Gatto, parteciperà), cerca una strada preferenziale contattando qualche assessore, insomma, si dà parecchio da fare. Stando alle conversazioni intercettate, a un certo punto arriva anche un’offerta di denaro da parte di Crisciti a un amministratore di Scalea: 50mila euro che la cricca rifiuta sdegnosamente. Ma solo perché sono troppo pochi («ma che sono 50mila euro?»). Per sistemare le cose servono più soldi. Quel nuovo centro commerciale darà grossi problemi agli altri negozi («non stiamo parlando di un cioccolatino»), quindi la ricompensa per il disturbo deve crescere. La richiesta per Crisciti sale a 250mila euro.
Il sindaco e gli altri fanno già i conti («chi siamo in questa cosa?») e Basile racconta un altro particolare. Dice che «Tonino Gatto vuole trasferire la licenza del Freschissimo e vuole prendere in mano lui la situazione. Quindi garantisce il 5% delle assunzioni… queste cose qua».
Soldi, posti di lavoro e politica. Rapporti tutti da verificare. Ma certi incroci sono molto pericolosi. (0020)

 

Pablo Petrasso

Da corrieredellacalabria.it

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