SI VOGLIONO FREGARE ANCHE GLI ULTIMI BENI COMUNI… C’è del marcio in Italia!

Usi civici e Beni Comuni

Usi civici e Beni Comuni

Il Consiglio e la Giunta della Regione Sardegna, approvando una proposta di legge in materia di usi civici e nominando un gruppo di esperti per studiare il modo di allentare i vincoli posti col Piano paesaggistico regionale, hanno confermato di non avere a cuore gli interessi della comunità isolana, ma quelli di pochi privati che esercitano, da sempre, una forte pressione sulle istituzioni a scapito dell’interesse generale.
Ciò rientra perfettamente, invero, in una strategia a livello nazionale. Il ministro Saccomanni ha infatti dichiarato che il governo Letta considera una sua iniziativa strategica chiave accelerare le privatizzazioni, al fine di ridurre il debito pubblico, attraverso la vendita di beni immobiliari (palazzi, terreni, pezzi di territorio che nel silenzio generale sono già stati in buona parte dismessi in tutto il Paese da parte di enti locali e di altri enti pubblici).
La recente legge regionale n. 19 del 2 agosto 2013 con cui si è deciso di affidare il destino di oltre 160.000 ettari di terreni ad uso civico alle amministrazioni comunali – demandando ad essi la definizione stessa di terreni ad uso civico, e, di conseguenza, la loro diversa utilizzazione rispetto alla destinazione originaria – determina un danno irreparabile per le popolazioni locali. Si dice infatti al 3° comma della norma: “…i comuni, oltre a documentare il reale sussistere dell’uso civico, possono proporre permute, alienazioni, sclassificazioni e trasferimenti dei diritti di uso civico secondo il principio di tutela dell’interesse pubblico prevalente”. I terreni ad uso civico sono infatti “aree tutelate” (art. 142 Codice beni culturali e del paesaggio) che non possono essere alienati, comprensibilmente, affinché restino beni fruibili per le attuali e le future generazioni. In quanto paesaggio, essi ci raccontano una storia comunitaria millenaria anche attraverso la presenza di numerosi monumenti di rilievo archeologico. Recita infatti l’art. 1, 2° co. del Codice dei beni culturali e del paesaggio: “La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale (“…costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici”) concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.”

PARCO DEL POLLINO

PARCO DEL POLLINO

Consentire il “consumo” di questi terreni per costruire case ed altri edifici privati è fatto di gravità inaudita. Le esigenze abitative – ammesso che ve ne sia l’urgenza considerato il surplus di case rispetto alla popolazione residente – comprese quelle riguardanti le strutture alberghiere, vanno eventualmente soddisfatte in altro modo, salvaguardando l’integrità dei beni comuni.
Ma la Giunta regionale presieduta da Ugo Cappellacci, come dicevamo, ha un progetto di revisione del Piano paesaggistico regionale che comporterebbe la riduzione dei beni paesaggistici (da 500 a 80 nella sola provincia di Sassari) con la “sclassificazione” di un’ampia parte di territorio sulla quale diverrebbe possibile la cementificazione.
E’ evidente che con scusa della crisi e di quella del settore edilizio si vuole favorire la ripresa di una categoria economica importante, ma non solo. Chi governa il territorio continua a confermarsi servo di una ricca minoranza di persone –sceicchi, emiri, nababbi di ogni parte del pianeta, ma anche banche e moderni feudatari – abituata a comprare beni e persone. Una classe politica, dunque, senza dignità, imperdonabile nel suo cinismo di svendere un patrimonio da noi ereditato, che, intuitivamente ed affettivamente, avrebbe dovuto invece difendere coi denti.
ALBA (alleanza per il lavoro i beni comuni e l’ambiente) sta lavorando a favore di una legislazione sui beni comuni che in futuro renda queste alienazioni impossibili. Ma intanto il loro saccheggio – spesso contrabbandato come “valorizzazione”- deve essere impedito a tutti i costi con la mobilitazione attiva della cittadinanza. La perdita di migliaia di beni comuni sarà una perdita culturale e identitaria gravissima e irrimediabile. Né ci saranno più beni comuni da gestire se la privatizzazione continua indisturbata.
Le alternative esistono, su un piano internazionale, nazionale e locale. A cominciare dal risanamento delle finanze italiane passando per una radicale ristrutturazione del debito, da parte dei paesi europei in difficoltà, da una generale riconversione della nostra economia in termini di sostenibilità ambientale, che crei lavoro e ricostruisca un tessuto economico facendo perno sui servizi pubblici riconquistati alla gestione dei cittadini; dalla lotta alla gigantesca evasione fiscale, alla corruzione e allo sperpero generalizzato del denaro pubblico (comprese le grandi opere devastanti, le spese militari tipo F35, le pensioni d’oro ecc.); da una più equa attribuzione dei carichi fiscali e una diversa ripartizione delle voci di spesa pubblica.

I BENI DELLA COMUNITA' sono beni di tutti e vanno difesi

I BENI DELLA COMUNITA’ sono beni di tutti e vanno difesi

Vanno intanto rimandate a casa le forze politiche che continuano imperterrite a favorire l’interesse privato a scapito di quello collettivo. Una classe politica che nella migliore delle ipotesi ha prodotto provvedimenti inutili o inadeguati (in campo economico, nelle politiche per l’occupazione, in materia di trasporti…), con l’immancabile pretesto della mancanza di risorse.
E’ necessario che le persone e le realtà in lotta, nell’isola – per la tutela di diritti fondamentali come quello alla salute, al lavoro, alla conservazione e valorizzazione dei beni comuni – si uniscano quanto prima intorno ad alcuni obiettivi comuni, per dare vita ad una nuova rappresentanza politica per le prossime elezioni regionali. Partendo dalla tutela dei diritti, dalla ferma volontà di dare piena attuazione ai principi fondamentali della nostra Costituzione, con un programma coraggioso e creativo da costruire e condividere nel modo più allargato possibile, tagliando fuori chi ancora ragiona per fredde aggregazioni di sigle nell’ottica di equilibri spartitori di future poltrone.
NOI CI SIAMO, E INTENDIAMO FARE LA NOSTRA PARTE CON LE PERSONE I MOVIMENTI, I COMITATI, LE ASSOCIAZIONI E I SOGGETTI POLITICI CHE LOTTANO PER L’AFFERMAZIONE DEI DIRITTI E PER TRASFORMARE LA SARDEGNA IN UNA TERRA LIBERA, GENEROSA, ACCOGLIENTE E VIVIBILE PER TUTTI.
SE ANCHE TU RITIENI CHE QUESTO CONSIGLIO E QUESTA GIUNTA DELLA REGIONE SARDEGNA NON RAPPRESENTINO LA MAGGIOR PARTE DELLA POPOLAZIONE SARDA, E DEBBANO PERCIO’ DIMETTERSI, FIRMA CON NOI L’APPELLO E DIFFONDILO AGLI AMICI E AI CONOSCENTI.

Primi firmatari
Giovanni Nuscis
Marcello Madau
Stefano Deliperi
Rita Pilotto
Davide Canu
Antonello Sechi
Gavino Duras

Foto web

Da change.org

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