È scoppiata la “questione laghi silani”. Da quasi un mese non si parla d’altro.

 

Lago Ampollino

Lago Ampollino


 La società A2A, attuale proprietaria del Nucleo Idroelettrico Calabria, intende procedere allo svuotamento totale dei bacini, iniziando subito con l’Arvo, a Lorica, e poi, nel 2014, con l’Ampollino a Trepidò, nel comune di Cotronei.

Una decisione e un pragmatismo nell’attuarla che ha confuso le istituzioni e l’opinione pubblica, e ha fatto saltare i nervi al movimento ambientalista calabrese.

Da tutte le parti, l’azienda A2A è stata definita arrogante e con un comportamento poco consono al dialogo e al confronto civile.

C’è qualcosa che non convince nella decisione di A2A di svuotare i laghi Arvo e Ampollino. C’è qualcosa che sfugge alla comprensione.

Cerchiamo di ragionare con la testa dei padroni – ops della proprietà di A2A.

Il privato, da sempre, guarda essenzialmente al profitto. La condizione attuale degli impianti idroelettrici silani è ottimale per la produzione di energia e, dunque, per i ricavi economici. I laghi sono pieni che è una meraviglia. Le turbine, lungo i tre salti, possono girare a pieno ritmo. Gli elettrodotti possono ricevere l’energia prodotta per essere immessa nel mercato. E dunque soldoni fumanti.

In questo quadro di riferimento, se i padroni del vapore – ops, i proprietari di A2A – decidono di svuotare i laghi, a molti potrebbero sembrare dei pazzi, almeno nella logica dell’economia del nostro tempo. Sicuramente non lo sono. C’è qualcosa sotto e non lo dicono.

Inizialmente hanno motivato il tutto con la finalità di migliorare e potenziare la produzione di energia idroelettrica. Ma se volessero potenziare la produzione dovrebbero investire sulle centrali e non sulla materia prima, ovvero l’acqua. Successivamente hanno motivato il tutto con finalità ispettive e manutentive delle opere di presa e di scarico e, ancora, per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento irriguo/potabile del territorio e della popolazione di valle.

Se queste sono le motivazioni, ci stanno prendendo per i fondelli. È ovvio.

Cosa potrebbe esserci nella mente di A2A?

C’è sicuramente un interesse aziendale e una valutazione economica protesa al guadagno. Svuotare i laghi porterà quattrini, non sappiamo per cosa, ma li porterà.

E l’A2A vuole buttare tutto a valle. Infatti, i laghi verrebbero svuotati utilizzando la tecnica della fluitazione, cioè la movimentazione dell’acqua; in questo modo i fanghi si mescoleranno con l’acqua e verranno convogliati nei fiumi fino al mare. Trentacinque anni per l’Arvo, e vent’anni per l’Ampollino, di fogne abusive e schifezze di vario genere, sedimentate e stagionate sui fondi, andrebbero nell’irrigazione della valle del Neto, nel ciclo idrico potabile e in mare.

Ma i nostri di A2A non intendono avvelenarci. Anzi ci spiegano come funziona il giochino.

Queste operazioni di svaso/fluitazione vengono eseguite regolarmente dal 2006 ad oggi. Ogni tanto si aprono gli scarichi di fondo e si manda nel Neto un tantino di fanghi mischiati ad acqua. I nostri di A2A, con i loro monitoraggi biologici, hanno evidenziato certamente l’inquinamento a valle, ma con un completo recupero ambientale che si concretizza… dopo alcuni mesi dalle operazioni.

Mettiamo che aprono gli scarichi di fondo due o tre volte all’anno, che il recupero ambientale non si concretizza mai.

Adesso, i nostri di A2A vogliono scaricare a valle tutti i fanghi dei laghi. Ci facessero sapere, i nostri di A2A, quanti anni occorrono per un completo recupero ambientale della valle del Neto. Ci facessero sapere, visto che sono già attrezzati per i monitoraggi, così non scomodiamo le Asl, l’Arpacal o qualche altro carrozzone regionale che dovrebbe lavorare per la salute dei cittadini.

Esiste forse un filo di follia in tutto ciò.

Vent’anni addietro per l’Ampollino, l’Enel recuperò i fanghi con i mezzi meccanici. Certo, vennero portati in discarica senza essere trattati – e questo meriterebbe ancora l’apertura di un’inchiesta – però non si pensò minimamente di scaricare il tutto a valle.

Arrivano questi, adesso, e avanzano pretese così indecenti.

Bene. Forse è arrivato il momento di prendere il toro per le corna, prima che queste ci dilanino il corpo.

A2A è approdata alla proprietà degli impianti idroelettrici silani dopo diversi passaggi di mano. Con la privatizzazione degli impianti, alla fine del Novecento, l’Enel lasciò il passo a Elettrogen, poi venne Endesa, poi E-On e, infine, A2A.

Lo sfruttamento dell’acqua per uso industriale, nel passato ha restituito al territorio posti di lavoro, investimenti di denaro sugli impianti, nell’edilizia abitativa, nelle attività sociali e altro.

Questo è avvenuto con l’Enel (lo Stato) come con la SME e la SFIS (il privato). Insomma, una ricaduta

economica importante per un comune come Cotronei e, in forma minore, per San Giovanni in Fiore, Acri e qualche altra comunità.

Nell’ultimo decennio, invece, dopo la privatizzazione, dopo tutto questo passaggio di proprietà e di soldi, tanti soldi, il territorio ha subito un pesante depauperamento dell’economia. Praticamente sul territorio resta poco o niente. Da 120 lavoratori elettrici delle centrali, sono diventati 40. È diminuito il lavoro? Affatto. Al bisogno arrivano gli operi lumbard, delle ditte appaltatrici, per la manutenzione delle macchine. Un secolo di sapere operaio, di grandi maestranze del nostro territorio stanno scomparendo

a causa del mancato turnover e per il blocco di ogni assunzione.

Tutto questo non è accettabile, come non è accettabile l’arroganza del management di quest’azienda che opera sul territorio con comportamenti da neo-colonizzatori.

La questione dei laghi è forse la goccia – è proprio il caso di dirlo – che ha fatto traboccare il vaso.

Se i laghi andranno svuotati, modi, tempi e quant’altro andranno concordati con le istituzioni locali, provinciali e regionale, con le associazioni ambientaliste, con le comunità del territorio, perché gli interessi privati devono essere compatibili con gli interessi pubblici. Certamente, se i laghi andranno svuotati, i fanghi li dovranno trasportare in siti appositi per il trattamento, secondo quelle che sono le normative vigenti.

Chiuso questo capitolo, occorre mettere in campo una piattaforma rivendicativa nei confronti di A2A, che tenga conto delle reali ricadute economiche sul territorio, perché dallo sfruttamento dell’acqua non possono prendere l’intero malloppo e scappare!

Pino Fabiano

Cotroneinforma n. 118

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