Il ’68

Da sx Gennarino, Rosario, Romeo, Giovanni e Pino

Questa foto, per certi aspetti, è un documento storico, lo specchio di un’epoca. Se si torna indietro solo di qualche anno,  rispetto al ’68/ ’69,  diventa inimmaginabile.

Gli anni ’60 ed i primi anni ’70, per l’intero pianeta, furono anni di cambiamenti. I meno abbienti, gli operai, gli studenti, le donne attraverso lotte dure e, a volte, con il sacrificio della propria vita, riuscirono a modificare le rigide strutture sociali che si erano affermate negli ultimi decenni.

Nei luoghi di lavoro, nelle università, nelle scuole, negli ospedali, nell’apparato statale circolava un’aria nuova.

Si conquistarono diritti, servizi, opportunità. Si attuarono riforme che cambiarono profondamente l’organizzazione sociale.

Lo Statuto dei lavoratori fu una conquista straordinaria. Gli operai diventavano finalmente persone, con diritti e doveri. La dignità fece il suo ingresso in fabbrica.

Ricordo storie drammatiche, soprattutto nelle fabbriche Fiat, quando bastava essere iscritto al sindacato per essere mandato nei “reparti speciali”, dislocati nelle valli piemontesi.

Le giovani signore, per non essere licenziate, nascondevano la gravidanza fasciandosi l’addome in modo stretto allo scopo di non far apparire il pancione. A volte con gravissimi danni per il nascituro.

Lo Statuto dei lavoratori pose un argine a queste violenze.

Il presalario, conquistato dagli studenti, permise a tanti figli di contadini ed operai (compreso il sottoscritto) di poter frequentare l’università. Prima era un privilegio riservato solo ai figli dei ricchi.

La moda raccontava, nel modo più appariscente possibile, questi cambiamenti. Capelli lunghi, barbe, baffi, abiti, che più che coprire scoprivano il corpo, valorizzando in modo provocatorio la sensualità, erano i segni esteriori di rivolgimenti molto più profondi.

La stessa sessualità veniva vissuta in modo nuovo, più libero, soprattutto da parte delle donne.

Per non parlare della musica. Ovunque (anche ad Orsomarso) nascevano gruppi che, con un nuovo linguaggio, cantavano l’amore, ma raccontavano anche la protesta contro una società che non garantiva libertà e diritti uguali per tutti.

Tutto contribuiva a far crollare quel perbenismo borghese, che aveva segnato pesantemente la società tra l’Ottocento ed il Novecento.

Il ’68 è stato questo: voglia di vivere, libertà, partecipazione, diritti, opportunità per tutti, crollo di molti privilegi. E’ stato una gioiosa ricerca di una società più giusta.

Le classi abbienti però non stettero a guardare. Lentamente passarono al contrattacco.

Verso la fine degli anni ’70 cominciò il “riflusso”, un modo per dire che la ricreazione era finita: basta diritti, basta servizi, basta opportunità anche per i meno abbienti.

Il liberismo, che oggi devasta le nostre vite, ha messo radici in quegli anni.

Poi vennero gli anni di piombo. E la paura s’impossessò dell’Italia.

Ferdinando Imposimato, presentando il suo ultimo libro, ha detto che il terrorismo è servito a bloccare l’evoluzione democratica della nostra società. L’accordo tra Moro e Berlinguer (il compromesso storico) andava in questa direzione. Imposimato ha aggiunto che il terrorismo è stato voluto e guidato anche dal gruppo Bilderberg, quello a cui appartengono Monti e Letta e tanti altri che guidano la baracca. Cioè non solo da giovani invasati nostrani, ma da gruppi di potere ben definiti, in Italia e fuori dell’Italia.

Questa foto, che mi è stata data da Teresa Cosentino, mostra bene cosa è stato il ’68 anche ad Orsomarso. Gennarino, Rosario, Romeo, Giovanni e Pino sono portatori sani di quel tempo, di quel clima sociale e culturale.

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