Viaggio nelle parole: MISERIA

In tempo di miseria c’è smercio di parole, di passioni, di lacrime, non di cose.

In tempo di miseria ci si acconcia all’essenziale,  si  produce quel che serve, con quel poco che si ha.

E’ brutta la miseria, addenta le carni e l’anima, ma conosce il valore delle cose. La mancanza aggiunge saggezza ai gusti ed agli occhi.

La seconda metà del Novecento se l’è presa il Capitale. Il Profitto domina le nostre vite.

Le industrie, moderne cattedrali, celebrano le liturgie della Crescita. Corrono per il mondo alla ricerca di mercati e di disperati, che vendono le loro braccia per un boccone.

Il PIL è l’unico indicatore che misura l’intensità dello slancio  verso il Progresso.

Ogni giorno celebriamo il sacro rito: produrre e consumare, produrre e consumare. Per produrre consumiamo montagne, foreste, pezzi di cielo; sventriamo gli oceani.

Abbiamo dimenticato la saggezza dei nativi d’America.

Quando avrete abbattuto l’ultimo albero,

quando avrete pescato l’ultimo pesce,

quando avrete inquinato l’ultimo fiume,

allora vi accorgerete che il denaro non si può mangiare.

(Toro Seduto)

Per andare più veloci, abbiamo inventato “l’usa e getta”: lavatrici, frigoriferi, computer, televisori, auto, cellulari sono programmati per durare poco.

Le carcasse non sappiamo dove metterle. Ma chi se ne frega. Cavoli dei Comuni.

Gonfiamo le mammelle alle mucche, ingrassiamo i vitelli con estrogeni, ricicliamo formaggi ammuffiti, spandiamo veleni nei campi, ammucchiamo polli nelle gabbie, aggiustiamo il sapore dei cibi con “aromi naturali”, che però portano nomi in codice…

È il mercato, bellezza!  Business

Si stava meglio quando si stava peggio?

Sciocchezze!

E allora?

Vorrei  solo che anche l’uomo fosse un valore, la qualità della vita fosse un valore, l’ambiente fosse un valore, l’arte fosse un valore, il futuro dei nostri figli fosse un valore.

Non m’importa che il tartufo bianco di Alba arrivi in due ore a Lione sventrando con la TAV  Val di Susa. M’importa che il treno aiuti a cucire l’Italia, accompagni al lavoro, a scuola e che le persone siano “passeggeri” non “clienti”.

Non m’importa vedere un soldatino che gioca alla guerra e sfreccia in cielo con un  F35. M’importa che gli ammalati abbiano il dovuto, gli anziani conforto,  le mamme  asili ed i padri  lavoro.

Non m’importa avere a pranzo il sushi o il tonno rosso. M’importa una San Marzano senza sorprese, vino che venga dall’uva ed olio dalle olive.

Vorrei che un frigorifero, un televisore, un paio di scarpe fossero fatti per durare, che si potessero aggiustare.

Vorrei che l’acqua fosse acqua, l’aria  aria, il pane  pane, ed il mare o i campi non nascondessero nel loro ventre  la morte.

Foto web

One Reply to “Viaggio nelle parole: MISERIA”

  1. Alberto Dito ha detto:

    Saggia riflessione, manca solo il “che fare” per invertire la tendenza suicida

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