Altro che Borbone! Bankitalia certifica il saccheggio post-unitario delle industrie meridionali

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“Abbiamo sempre avuto ragione”, penseranno i meridionalisti. Il Mezzogiorno d’Italia è stato fortemente danneggiato e depauperato delle sue ricchezze a causa delle vicende storiche legate all’Unità d’Italia. A sostenerlo persone qualificate, professori, che certificano carte alla mano quanto per decenni gran parte del Sud ha ribadito con forza. Uno studio pubblicato nel 2010 da Bankitalia – non una sprovveduta insomma – a firma di Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli docenti di Economia all’Università di Tor Vergata, certifica la condizione di inferiorità in cui è piombato il Meridione dopo il 1861. Dati, numeri, statistiche che confermano quanto sia andato a rilento il processo di industrializzazione da Roma in giù, inversamente proporzionale a quanto registratosi al Nord. Per farlo, i ricercatori romani hanno analizzato gli anni 1871, 1881, 1901 e 1911. Comparando la produzione industriale provincia per provincia nelle 5 diverse date post unitarie, è emerso che “l’arretratezza industriale del Sud, evidente già all’inizio della prima guerra mondiale non è un’eredità dell’Italia pre-unitaria – si legge nel documento – ma dall’esame disaggregato di 69 province si rafforza le principali ipotesi revisioniste suggerite dai dati regionali”. Perché? Beh, nel 1871 il tasso d’industrializzazione del Piemonte era dell’1.13%, in Lombardia del 1,37% e in Campania si attestava all’ 1.01% ( più o meno omogenee alle altre Regioni meridionali ) nonostante il già avviato processo di ‘distruzione’ dell’opificio di Petrarsa e di Mongiana in Calabria. Quarant’anni dopo, nel 1911, i numeri del Sud Italia registrano un drammatico e clamoroso segno meno. Mentre l’indice di industrializzazione del Piemonte salì all’1.30% quello della Campania era sceso a 0.93%, con Napoli all’1.32%. La Lombardia era arrivata all’1.67%, la Liguria all’1.62%, mentre la Sicilia era crollata allo 0.65%, la Puglia allo 0.62%, la Calabria allo 0.58%, la Basilicata allo 0.51%. Insomma, altro che nostalgia e fanatici del regno. L’Italia unificata ha portato solo fame e carestia al Sud, dando vita alla questione meridionale che, altrimenti, non sarebbe mai esistita. Basta far parlare i numeri per credere.

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