Praia a Mare e la discarica in località Zaparia: un passato che ritorna

 

praia
Nel paese della costa tirrenica balzato alle cronache per le morti bianche della Marlane pare ci sia un armadio contenente altri scheletri; come la ex discarica intorno a cui scorre un liquido scuro.

 
Praia a Mare, città dell’isola Dino.
In uno scenario che poche volte la natura riesce a regalare, circondato dalle montagne, tra il Golfo di Policastro e sito sulla Riviera dei Cedri, zona dell’Alto Tirreno Cosentino famosa anche per la ricca produzione del cedro nasce questo piccolo centro, abitato da poco più di 5000 anime.

Paese di marinai, qualche poeta e tanti sognatori.

I sognatori sono quei giovani costretti a lasciare i luoghi in cui sono cresciuti per andare a cercare “fortuna” altrove, un futuro. Un futuro, che in questo paese come in tutta Italia pare essere soltanto una rievocazione del passato. Un futuro diventato ancora più incerto dopo la recente chiusura dell’ospedale. Una stabilità economica nostalgicamente ricordata da quando la “Lini e Lane” e “La Marlane”, le due fabbriche che insieme al turismo reggevano l’economia, non solo di Praia, ma dei paesi limitrofi hanno messo le ruote traslocando all’Estero. Industrie tessili sorte con il finire degli anni ’50 e l’arrivo del boom economico, tra poche abitazioni e tanta campagna, tra le speranze di chi abbandonava la zappa o la barca su cui usciva ogni notte a pescare per il “posto in fabbrica”.

Le aziende tessili sono andate via portandosi con sè anche le aspettative di chi “voleva sistemare il figlio o la figlia quando sarebbe andato in pensione” nello stesso posto in cui per tanti anni aveva lavorato; lo stesso impiego che gli aveva permesso di mettere da parte i risparmi di una vita con cui aveva costruito la casa sempre sognata o aveva potuto permettere ai figli di studiare senza doversi fermare alla quinta elementare o alla terza media.

Erano gli anni ’60, e “anche l’operaio vuole il figlio dottore“.

La “Lini e Lane” produceva tovagliati per la casa, ma chiudendo a metà degli anni ’70 è poi rimasta abbandonata. Negli ultimi decenni si è trasformata in una discarica abusiva e in uno spazio dove i senza fissa dimora si riparavano, tra precarie condizioni igieniche e rifiuti. Nonostante le richieste di bonifica dell’area non si è ottenuto nulla, a parte un sequestro giudiziario disposto dalla Procura di Paola per la pericolosità alla salute derivata dall’enorme accumulo dell’immondizia.

Ne “La Marlane” si realizzavano e tinteggiavano stoffe. Attiva per più di 40 anni la fabbrica ha definitivamente chiuso i battenti nel 2004 restando, però, sotto i riflettori di un processo aperto dal 1996 e portato avanti tra udienze rimandate, gravissimi capi di accusa per i dirigenti (e non solo) come disastro ambientale e omicidio colposo per i rifiuti tossici rinvenuti nell’area circostante. Oltre a testimoni omertosi. Ancora una volta cala il silenzio su ciò che avveniva all’interno dei reparti, specie in quello preposto alla tinteggiatura delle stoffe, da cui fuoriuscivano polveri ed erano presenti vasche scoperte. Niente guanti, nessuna mascherina nel reparto di tintoria e quando la questione sicurezza veniva sollevata, la risposta suonava come un mantra: “la porta sta di la”.
E allora si stringevano i denti per andare avanti e non lasciare il posto di lavoro.
Si sopportava anche se tanti di quei tuoi colleghi, poi diventati gli amici di una vita, ti avevano lasciato in poco tempo per un “male“. Si è resistito a costo della stessa vita e sotto il peso schiacciante del ricatto imposto dal padrone che per il capitale sacrifica le sue pedine, soprattutto se queste sono coscienti di essere condannate alla povertà e alla disoccupazione ove si ribellassero.

E adesso non c’è rimasto più nulla se non un altissimo tasso di disoccupazione, un po’ di turismo estivo abbastanza massacrato dalla crisi e un ambiente sottoposto a qualsiasi tipo di sopruso: dai veleni emessi per circa 40 anni dalla fabbrica a due ecomostri collocati uno tra due colline, e l’altro sulla spiaggia distante una manciata di metri dal mare. Alle discariche abusive o meno, funzionanti o dismesse site non solo a Praia, ma anche in tanti abitati della costa tirrenica cosentina come San Sago, Santa Domenica Talao, Serra D’Aiello, Scalea.

Proprio a Praia, in una località collinare chiamata “Zaparia”, tra il verde della pineta e fra gli uliveti secolari, su un terreno dove una volta si coltivavano diversi prodotti agricoli, importante mezzo di sostentamento per i vari agricoltori ma ora espropriato per “uso pubblico”, sorge una discarica di rifiuti indifferenziati.

La discarica della Zaparia non ha avuto una lunga attività: correva l’anno 1999 ed era ancora in fase di costruzione quando due operai furono vittime di un grave incidente sul lavoro. Uno di loro morì e dopo poco la discarica entrò in funzione restando attiva fino al 2005, anno in cui venne chiusa perchè “esaurita”. I rifiuti del comune di Praia a Mare e dei centri vicini cominciano ad essere smaltiti nella discarica di Lamezia Terme e di Columbra, frazione di Crotone, e i costi per il loro smaltimento lievitano a causa dei lunghi viaggi da affrontare per raggiungere gli altri depositi. A pagarne le conseguenze, come al solito, sono cittadini e cittadine pesantemente vessati dal pagamento della tassa sulla spazzatura, oggi conosciuta come Tares.

Nel 2013 la Protezione Civile dichiarava l’emergenza rifiuti (che oggi ha raggiunto l’apice) e in vista dell’imminente arrivo della stagione estiva, quando le strutture alberghiere ospitano fino a 1000 turisti al giorno e nella discarica di Lamezia Terme si sarebbero potute scaricare solo 15 t di rifiuti suddivise in 8 scarichi tra aprile e maggio per ovviare alla questione immondizia la giunta comunale praiese si appella al D. Lgs. 152/ 2006, art. 191: “ricorso temporaneo di speciali forme di smaltimento dei rifiuti per cause di emergenza” (con cui parte delle discariche possono tornare in attività per massimo sei mesi), e quindi riapre il sito per un periodo limitato.

Tra scartoffie che parlano di costruzione dell’impianto avvenuto secondo le norme e di vasche per la raccolta del percolato coperte con terreno vegetale, camini per la fuoriuscita di biogas ridotto nelle sue emissioni pare, che per almeno una volta, le cose stiano procedendo per il verso giusto.

Ma la tranquillità data da una regolare situazione è stravolta dal blitz degli ambientalisti del Comitato per le bonifiche dei terreni, dei mari e dei fiumi della Calabria che a fine dicembre hanno prodotto un video- documento atto a testimoniare come dei piccoli torrenti di liquido scuro provenienti proprio dal sito dell’ex discarica, finiscano negli adiacenti terreni dove pascolano i greggi. Il sospetto è che si tratti di percolato.

Le riprese hanno attirato l’attenzione della cittadinanza, stupita dalla ricomparsa di una “discarica fantasma” ma anche della Procura di Paola, che nel frattempo ha aperto un fascicolo di inchiesta. A balzare in piedi, scosso dall’eco della notizia, è pure il primo cittadino di Praia a Mare, Praticò, subito pronto a scagliarsi contro gli ambientalisti; dallo stesso definiti “abusivi” (di cosa non si sa) mentre sventolava i risultati delle analisi microbatterioligiche volte a mostrare come non esistano tracce di inquinamento.
Intanto le indagini proseguono, così come il lavoro di chi si batte per il rispetto dell’ambiente e della propria salute:

Si aspetta la conclusione dell’inchiesta per avere maggiori informazioni, ma è necessario anche attivarsi per capire cosa sia accaduto lassù in un posto deserto e privo di abitazioni, con un campo da golf adiacente alla discarica, altro simbolo della speculazione.

Insieme alla domanda che ormai ricorre “se non ci sono sostanze tossiche, allora di cosa si tratta? E perchè ci sono dei liquami se la discarica è chiusa?” si accompagna anche la speranza di tornare a vedere la Zaparia colorata dalle sfumature del grano e della vite e non più dal grigiore di una vecchia discarica che si auspica sia esente da qualunque veleno. In quel caso la bonifica dovrà essere la risposta immediata da dare all’intera popolazione poichè una raccolta differenziata cominciata a distanza di vari mesi tra le diverse frazioni del territorio comunale, non è sufficiente.

di Alessia Manzi

Fonte: http://www.communianet.org/news/praia-mare-e-la-discarica-localit%C3%A0-zaparia-un-passato-che-ritorna

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