Quanti impresentabili nel sottogoverno di Matteo Renzi

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Ex berlusconiani di ferro, inquisiti, incompetenti. Fra i 44 sottosegretari e i 9 vice-ministri spunta di tutto. Col rischio che, per accontentare partiti e correnti, l’esecutivo si dimostri una truppa allo sbaraglio

 Quasi una settimana di veti incrociati, appetiti di correnti e partitini da accontentare, giri di telefonate, passi avanti e retromarce, concessioni e minacce. Alla fine, seppure con molte più difficoltà del previsto, Matteo Renzi è riuscito a completare la squadra di governo con 9 viceministri e 44 sottosegretari. Fra conferme e facce nuove, però, il risultato sembra tutt’altro che esaltante. Con una composizione fatta di manuale Cencelli e bilancini che non esclude nemmeno inquisiti, ex berlusconiani di ferro e incompetenti. Alla faccia del rinnovamento.

QUANTO COSTA LA GIUSTIZIA

Argomento sensibile per eccellenza per il centrodestra, Angelino Alfano è riuscito a piazzare due fedelissimi alla Giustizia, dopo aver già ottenuto la nomina a Guardasigilli del “garantista” Andrea Orlando al posto del magistrato anti-‘ndrangheta Nicola Gratteri. Il primo è Enrico Costa, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera nella scorsa legislatura, dove si distinse per la fedeltà al leader Berlusconi: relatore per il lodo Alfano (la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato, poi dichiarato incostituzionale) e il legittimo impedimento, che prevedeva la sospensione dei processi giudiziari a carico del premier fino al mantenimento della carica elettiva.

A settembre 2011, mentre il Paese pativa gli effetti dello spread, lui con un’interrogazione parlamentare chiedeva al neo-Guardasigilli Francesco Nitto Palma l’invio di ispettori ministeriali alla Procura di Napoli. Motivo: l’indagine che vedeva Berlusconi vittima di un ricatto ma che, secondo Costa, rischiava di diventare l’accusato. «Si rende lecito il dubbio che in concreto le indagini siano orientate contro il presidente del Consiglio» affermò. A luglio 2012, quando il compagno di partito e governatore lombardo Roberto Formigoni era indagato per le presunte tangenti, si scagliò contro la carcerazione preventiva che teneva tra le sbarre il suo grande accusatore Antonio Simone: «Questa vicenda riapre un’urgente riflessione sul tema più ampio sull’effettivo utilizzo e sulla opportunità della detenzione preventiva ai fini dell’inchiesta giudiziaria». Per la cronaca: a dicembre scorso Costa ancora prendeva in giro Renzi, sostenendo che “da rottamatore rischia di trasformarsi in rianimatore”. Chissà se lo pensa ancora.

L’altro sottosegretario, Cosimo Ferri (confermato dal precedente governo), è un ex consigliere del Csm ed ex commissario Figc, finito in passato nelle intercettazioni dello scandalo Calciopoli. Gli veniva imputato di “non aver adempiuto all’obbligo di informare senza indugio i competenti organi federali di essere venuto a conoscenza che terzi avevano posto o stavano per porre in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento e il risultato della gara Chievo Verona-Lazio del 20 febbraio 2005”. Secondo una informativa dei carabinieri l’allora vicepresidente della Fgci, Innocenzo Mazzini, cercava attraverso Ferri “un adeguato e riservato contatto con Lotito (presidente della Lazio, ndr) soprattutto per la questione di maggiore interesse ovvero quella del favore arbitrale”. Dimessosi da commissario, ha ottenuto la uscita definitiva dal processo per un difetto di giurisdizione.

Nel 2009, quando Silvio Berlusconi cercò di bloccare la trasmissione tv “Annozero” di Michele Santoro che stava preparando una puntata sul processo Mills, fu tirato in ballo al telefono dal commissario dell’Agcom, Giancarlo Innocenzi. Per calmare il premier, infatti, Innocenzi rassicurava Berlusconi di “aver già fatto una riunione” con Alessio Gorla, nel cda Rai ed ex manager Fininvest, Paolo Romani, vice-ministro alle Comunicazioni e appunto Ferri. Non si è mai capito se Innocenzi millantasse e l’attuale sottosegretario ha sempre negato di aver suggerito come togliere di mezzo “Annozero”. Anche il Csm non ravvisò alcun comportamento da censurare. E anche se ben 15 membri volevano aprire una pratica sui rapporti tra Ferri e Innocenzi, la richiesta fu “cestinata” dal Comitato. Nel 2010 il nome di Ferri (che non è mai stato indagato) è spuntato anche nelle intercettazioni della cosiddetta P3.

PRECARIE INFRASTRUTTURE

Nella squadra di Matteo Renzo non mancano gli inquisiti. Come il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro (Pd), indagato in Campania nell’ambito della cosiddetta inchiesta su “Rimborsopoli”, risalente a quando era capogruppo alla Regione. L’accusa è di peculato, per uno uso illegittimo (almeno così ritiene la Procura) di 11.300 euro destinati al gruppo consiliare. Il vide ministro, il socialista Riccardo Nencini, nei mesi scorsi è invece stato condannato a restituire 456 mila euro al Parlamento europeo per dei rimborsi spese irregolari. A chiudere la triade c’è il senatore cosentino Antonio Gentile, coordinatore del Nuovo centrodestra in Calabria, il cui sistema di potere è al centro di un ampio e approfondito servizio sul numero dell’Espresso in edicola . Protagonista nei giorni scorsi di un caso di cronaca per il tentativo di evitare la pubblicazione di un articolo giornalistico relativo a una indagine nei confronti del figlio, Gentile era già stato sottosegretario all’Economia con Berlusconi. Adesso ha ottenuto le Infrastrutture, proprio come il fratello Giuseppe, assessore in Calabria della giunta guidata da Giuseppe Scopelliti e altro fedelissimo di Alfano.

AGRICOLTURA CON DANNO

Burrascosi trascorsi giudiziari ha anche il (riconfermato) sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione. Nel 1999 fu arrestato assieme al suocero (il senatore Pino Firrarello) nell’inchiesta sul nuovo ospedale Garibaldi di Catania. L’accusa: aver favorito imprese vicine a Cosa nostra. Condannato in primo grado per tentativo di turbativa d’asta a dieci mesi, Castiglione è stato assolto in Appello a fine 2004. Pochi mesi prima, nel frattempo, era stato eletto europarlamentare con Forza Italia. Secondo un’inchiesta della Dda di Caltanissetta, grazie anche all’appoggio della cosca Rinzivillo di Gela. «A Gela non sono andato nemmeno per far campagna elettorale, queste persone non le conosco» la replica dell’onorevole. Adesso la Corte dei conti gli contesta 44 mila euro di danno erariale per una nomina illegittima quando era presidente della Provincia di Catania. «La normativa è stata rispettata scrupolosamente» ha affermato lui.

L’IMPRENDITRICE D’ABBIGLIAMENTO ALL’ISTRUZIONE

Lenin voleva una cuoca al governo del Paese. Renzi ci è andato vicino, portando un’imprenditrice di abbigliamento all’Istruzione. Difficile, infatti, spiegare perché sia stata scelta Angela D’Onghia, senatrice dei Popolari per l’Italia, per la carica di sottosegretario al Miur. Nel 2008 fu nominata Cavaliere del lavoro da Giorgio Napolitano in quanto “attiva nell’abbigliamento maschile e nei tessuti per la casa” e perché “con il marchio Harry & Sons è presente in 60 punti vendita monomarca in Italia e in Europa con 50 i dipendenti diretti e 250 nell’indotto”. Alla parlamentare va comunque riconosciuto un primato: quello di essere stata una dei principali finanziatori della campagna elettorale di Scelta civica con oltre 120 mila euro. Nemmeno l’altro sottosegretario Roberto Reggi, ex sindaco di Piacenza e coordinatore delle primarie perse da Renzi nel 2012, pare brillare per competenza: infatti è laureato in Ingegneria elettronica.

ALFANIANI FOREVER

Luigi Casero (Ncd) si conferma uomo per tutte le stagioni strappando il terzo incarico negli ultimi quattro governi. Passano i ministri, le legislature e le maggioranze, ma lui trova sempre spazio. Era sottosegretario all’Economia nel Berlusconi quater, ha saltato un turno con Monti, poi è rientrato con le larghe intese di Letta e ora che è diventato alfaniano è tornato a essere sottosegretario all’Economia. Altra riconfermata (allo Sviluppo economico) è Simona Vicari, ex sindaco di Cefalù e amica intima di Renato Schifani, assieme al quale è stata immortalata nelle vacanze alle Maldive pagate dalla Valtur

Fu immortala lo scorso 19 aprile durante il voto per il presidente della Repubblica con l’eloquente t-shirt: «Il diavolo veste Prodi». Dopo 14 giorni, smessi i panni della pasdaran, la Vicari ha rivestito quelli più istituzionali con la nomina di braccio destro del ministro Flavio Zanonato al Mise. Adesso continuerà il suo lavoro con Matteo Renzi premier. E dire che appena un mese fa, dopo l’incontro fra il leader Pd e l’ex premier, si era detta “indignata” per la nascita del “Renzusconi”…

di Paolo Fantauzzi e Michele Sasso

Fonte: http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/02/28/news/quanti-impresentabili-nel-sottogoverno-di-matteo-renzi-1.155386

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