SANTA MARIA DEL CEDRO – Il Castello dell’Abatemarco

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I ruderi del Castello dell’Abatemarco in Santa Maria del Cedro, meglio conosciuto dagli abitanti del luogo come Castello di San Michele, nome che deriva dall’Abbazia annessa, rappresenta uno dei monumenti più importanti del piccolo paese dell’Alto-Tirreno Cosentino. Infatti è proprio dal feudo dell’Abatemarco, costituito attorno al Castello, che nasce l’attuale cittadina di Santa Maria del Cedro.

 

La rocca su cui sorge il Castello fu conquistato dai Normanni nel 1060; in seguito a questo insediamento i monaci basiliani vi vollero edificare un’abbazia che fosse un’importante sede del loro ordine. Col passaggio dal Monachesimo Basiliano al Monachesimo Benedettino, l’abbazia rappresentò un importante punto di contatto con le altre abbazie, quale quella di Montecassino.

 

Sono di questo periodo gli affreschi ritrovati nel Castello, forse eseguiti da monaci che giungevano da altri monasteri; due di tali affreschi sono oggi situati nella casa comunale. Raffigurano uno San Sebastiano Martire e l’altro un trittico, la Madonna col Bambino tra un Santo Vescovo e San Leonardo.

Sorse dunque prima l’Abbazia – e forse per questo il nome Abatemarco , dal nome di un abate – che è testimone del passaggio dell’influenza bizantina al monachesimo benedettino, e poi il feudo che dalla dominazione Angioina e Aragonese diventò proprietà delle più grandi famiglie del tempo.

 

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Secondo fonti storiche il feudo dell’Abatemarco comprendeva le TORRI DI GUARDIA dette “la Bruca” , “Torre di sant’Andrea” , e Impresa, detta poi “Carcere dell’ Impresa”, che costituì un importante opificio, per la lavorazione dei prodotti del luogo, soprattutto della canna da zucchero.

 

Nel nucleo centrale di Abatemarco si poneva San Bartolo: “Sulla sponda destra del fiume Abatemarco stava edificato il piccolo villaggio di Abatemarco. Esso sorgeva sopra una piccola Rocca Baronale con un mucchio di case attorno“.

Il luogo fu sede e appartenne alle più grandi famiglie del tempo, nel 1275 ABA-MARCUS apparteneva al giustizierato di Val di Acri e nel 1305 ne era signore il famoso ammiraglio Ruggiero di Lauria.
Nel 1414 il feudo viene acquistato da Arturo Pappacoda di Napoli, siniscalco del re Ladislao, al quale si deve anche la statua in legno d’ulivo di San Michele ritrovata nella chiesetta annessa al Castello – per questo definito dagli abitanti del luogo “Castello di San Michele”.
Una prima svolta avvenne nel 1511, quando divenne feudo della casata dei Brancaccio.
In quel periodo la terra di Abatemarco contava 114 anime. Dopo numerosi passaggi sotto varie famiglie di feudatari, come i Sanseverino e i Carafa, e soprattutto dopo vari periodi di carestie, il castello passò nel 1727 nelle mani di Angelo Perez de Nueros, che amministrava così i feudi di Abatemarco e di Orsomarso, in qualità di tutore e parente di Antonio Brancati. Fu proprio per volontà della famiglia Brancati, nella persona di Andrea Brancati, che negli ultimi anni del Seicento nacque il borgo di Cipollina, denominato Casale, destinato dapprima ad accogliere i contadini e poi a diventare palazzo baronale.
I Brancati tennero il feudo fino al 1806, l’ultimo feudatario di famiglia, Francesco Maria, abbandonò il paese e si trasferì a Diamante.

Intorno al borgo di Cipollina si costituì in seguito quello che costituisce oggi l’attuale centro storico di Santa Maria del Cedro.

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Il territorio del Comune di Santa Maria del Cedro pur avendo una fascia coltivabile non molto estesa così chiusa nel retroterra dai monti, ha da sempre assicurato agli abitanti del luogo la possibilità di colture differenti. Infatti si possono ammirare ancor oggi le ampie distese di campi coltivati a vite, a ulivi, e ad agrumi, tra cui una menzione particolare merita la coltura del cedro.

 

Esso rappresenta sicuramente la particolarità principale del comune visto che nella prima settimana di agosto vi è una sagra popolare destinata alla promozione del prodotto e soprattutto all’arrivo dei rabbini da Israele che vengono a scegliere i frutti migliori per festeggiare le ricorrenze religiose.

Fonte http://www.archeocalabria.beniculturali.it/

Foto web

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