Un pezzo di Calabria in America

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Qualche tempo fa è arrivata anche qui negli States, la notizia della disposizione da parte del ministro Cancellieri dello scioglimento del comune di Reggio Calabria per contiguità mafiose. L’ennesimo scandalo, attenuato dal fatto che, se della punta dello stivale si tratta, non può che esserci di mezzo la ‘ndrangheta. Ma se nello stereotipo dell’italiano medio la Calabria è spesso regione di truffa e malaffare, in quello di un abitante della West Virginia è patria di eroi e onesti lavoratori. E questo non certo grazie alla memoria storica dei Bronzi di Riace: ben più di 50 anni prima del loro ritrovamento, migliaia di calabresi si imbaracarono verso le terre della West Virginia.

Di “Belcastro, Provenzano, Calabretta, Vergara” se ne trovano tantissimi da queste parti. E non si tratta del generico italiano sbarcato a New York che, leggenda vuole, non si chiama Tony perché è il soprannome di Antonio, ma perché – non sapendo la lingua – ad Ellis Island veniva classificato come “to ny”, in arrivo a New York.

In West Virginia tutt’altro, gli Italiani sono orgogliosi e fieri delle loro origini. In nome della riscoperta di un po’ di sano patriottismo, anziché in visita al Quirinale, la gita di fine anno dovrebbe essere dirottata da queste parti.

Il mantenimento delle tradizioni è fortissimo. Partiamo da un classico, quelle culinarie che – ci teniamo a precisare – sono ben lontane da quelle del cake boss Valastro. Una specialità della West Virginia sono i Pepperoni Rolls. Si dice che ad inventarli furono le mogli dei minatori, spinte dalla desderio di conciliare sapori, nutrimento e necessità di preservare la schiscetta a centinaia di metri sotto terra.

L’onore al merito e alla buona volontà si trova anche in riconoscimenti di varia natura.

Oltre al phisique du role i calabresi d’America si feceroanche notare per una discreta capacità di pensiero, passaporto per una reale emancipazione.

Tra gli Italiani della West Virginia si annoverano oggi professori universitari, imprenditori, medici e – ahimè – politici. A onor del vero, quando di politica si tratta, l’immacolatezza a volte fa cilecca (vedi qui per esempio).

Un altro dato interessante onora il senso di sacrificio e di frugalità degli immigrati che riuscirono a risparmiare all’inverosimile, a tal punto che il Dipartimento del Lavoro Americano ha riconosciuto che i minatori italiani mandarono più soldi a casa di quanto abbia mai fatto qualsiasi altro gruppo di migranti.

L’anno scorso, proprio di questi tempi, Victor Basile è stato nominato Italian Man of the Year. Victor Basile ha pubblicato un libro Italians in West Virginia (Images of America)che documenta come gli emigrati dal Sud, con la loro cultura e le loro tradizioni, hanno segnato e fatto la storia di uno dei più poveri stati americani.

Degno di nota è anche il West Virginia Italian Heritage Festival, giunto alla sua 35esima edizione. Il Festival è ricco di eventi, cultura, musica e premiazioni. Da non perdere per esempio la performance sonora dell’Albano d’America Moreno Fuzzetti  o la premiazione della prossima Regina Maria .

Insomma, in un modo o nell’altro, la bandiera italiana sventola ben alta in West Virginia. A tal punto che quando devono indicare la loro etnia in un documento ufficiale, gli Italians non resistono alla tentazione. Cinque categorie sono poche. Aggiungono una casellina,  scrivono Italian- American e mettono la crocetta. A loro essere White Americans non basta.

Di 

Fonte http://www.lundici.it/2012/10/la-calabria-dellamerica/

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