Scalea: itinerario su bellezze costiere, ospedali fantasma e discariche

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Tra Scalea e Santa Domenica Talao, paesi dell’Alto Tirreno Cosentino, non è la prima volta che vengono sequestrate discariche abusive. Intanto Renzi e il Pd locale pensano di rattoppare gli strappi di una cattiva gestione che dura da decenni.

“Viaggio tra gli scempi ambientali dell’Alto Tirreno Cosentino”. Sarebbe un titolo perfetto se qualcuno volesse produrre un documentario che racconti i trentanni almeno di “violenza” esercitata sull’intero litorale tirrenico. Abusi compiuti colando centinaia di metri cubi di cemento o costruendo discariche qua e la, noncuranti del danneggiamento irrimediabile subito dalle coste e dal paesaggio.

Ma per testimoniare la distruzione ambientale avvenuta nel nord della provincia di Cosenza, non basterebbe attraversare questa zona una volta sola.
Cominciando a visitare le campagne tortoresi di San Sago ci si può imbattere nell’impianto di compostaggio dei rifiuti organici, poi utilizzato per smaltire anche rifiuti pericolosi; sequestrato all’inizio dell’anno e ora chiusa definitivamente da un’ordinanza emessa dal sindaco diTortora, Pasquale Lamboglia, per avere inquinato la zona circostante, dove sorgono anche diversi abitati, e il fiume Noce.
Passando per Praia a Mare, poi, non sarà difficile notare gli scheletri di quelle che furono due importanti aziende tessili: “La Marlane” e la “Lini e Lane”, che tra veleni emessi per la prima e rifiuti speciali ammassati all’interno della seconda, continuano a restare abbandonate a se stesse. Continuando “l’esplorazione” alla scoperta delle mosse speculative raffigurate dagli eco-mostri, si giunge fino ai rifiuti radioattivi trovati nella Jolly Rosso, motonave che nel 1989 si arenò sulla spiaggia di Amantea, dove fu poi demolita due anni dopo.

Il tour sullo sperpero di denaro pubblico e sugli abusi edilizi fa tappa anche a Scalea, paese tra i più popolati dell’intera costa cosentina, con circa 10 mila abitanti: numeri che raddoppiano durante la stagione estiva, poiché è meta turistica.

“Poi mi piace scoprire lontano
il mare se il cielo è all’imbrunire
seguire la luce di alcune lampare.” (Rino Gaetano)

Un paese che mostra nel concreto i vivi contrasti presenti in questa Regione. Dalla natura incontaminata della costa rocciosa e della macchia mediterranea della Baia del Carpino ai continui attacchi edilizi da cui è stata martoriata durante il corso degli anni. Residence e villette costruite in località Petrosa, una collina da cui è possibile ammirare lo splendore del Golfo di Policastro da un lato e la meraviglia della costa tirrenica calabrese dall’altro. Su quella stessa altura, però, se da un lato si possono ammirare paesaggi mozzafiato che durante le giornate più limpide regalano la visione dello Stromboli visibile ad occhio nudo se si scruta verso l’orizzonte, appena dietro l’isola di Cirella, dall’altra si può invece restare a bocca aperta per lo stupore negativo provato dinanzi ad un enorme palazzone grigio di cinque piani: l’”ospedale fantasma”. Eretto a fine anni 60 e così definito a partire dai successivi vent’anni, si aggiunge alla collezione delle infrastrutture necessarie ma rimaste a metà da quando gli intrallazzi politici decisero che non sarebbe mai dovuto entrare in funzione.

Scalea - L'aeroporto fantasma

Scalea – L’aeroporto fantasma

Strutture alberghiere e villaggi turistici, opere spesso cominciate e rimaste incompiute, sorte a pochi metri dalla spiaggia o sui rilievi collinari senza alcun rispetto dell’ambiente per riciclare denaro sporco e favorire imbrogli e accordi con l’impresa edile di turno o per incassare fondi regionali.
Come se non bastasse, a cornice di un quadro di per sé già enormemente difficoltoso, si aggiungono anche le discariche regolari esaurite e quelle illegali.

E’ infatti notizia di pochi giorni fa il ritrovamento dell’ennesimo illecito sito per lo smaltimento dei rifiuti rinvenuto proprio nel centro cittadino, nei pressi della stazione ferroviaria di Scalea. 7000 metri quadri di terreno di proprietà privata utilizzato come sito di stoccaggio per rifiuti di risulta edile e 585 m cubi di rifiuti solidi urbani, alcuni pericolosi, accatastati fino a formare una collinetta alta otto metri. La Guardia di Finanza ha provveduto ad apporre i sigilli del sequestro giudiziario denunciando il proprietario per violazioni in materia ambientale e segnalando, lo stesso, all’Ufficio Tributi per la riscossione dell’eco-tassa e delle sanzioni applicate ai reati imputati.

Non è la prima volta che a Scalea, e nel vicino comune diSanta Domenica Talao, c’è chi specula sulla salute e sul territorio ricavando profitti da discariche mal funzionati o usando appezzamenti terrieri o altre strutture a mo’ di pattumiera.

Nell’estate del 2007, per porre rimedio alla solita emergenza rifiuti che questa Regione si trascina da tempo insieme a vent’anni di commissariamento ed a costi sull’immondizia che gravano sempre più pesantemente sulle casse comunali; in contrada Piano dell’Acqua si costruisce un altro sito per lo smaltimento dei rifiuti, che si aggiunge ad altri due impianti già esistenti.
Insomma, l’attuale assessore all’ambiente Francesco Pugliano ha avuto degni predecessori.
Dopo il 1995 entrano in funzione la discarica comunale e la stazione di trasferimento per rifiuti solidi urbani (Ente Gestore Società Alto Tirreno Cosentino).Qui, oltre al comune su cui vengono ubicate riversano i propri rifiuti anche le comunità montane di Orsomarso, Papasidero, Santa Domenica Talao.
Nella stagione estiva del 2010 la polizia provinciale di Cosenza, dopo aver effettuato diversi controlli, pone sotto sequestro giudiziario l’intera area su cui sorgono le due discariche e la stazione di trasferimento.
La discarica per rifiuti solidi urbani entrata in funzione da più di dieci anni, nonostante fosse stata descritta come “esaurita”, mostrava una rilevante quantità di rifiuti gettati sul nudo terreno (eternit, altro materiale speciale, materiali ingombranti) mentre la stazione di trasferimento si presentava priva di servizi igienici, di una recinzione adeguata, di un sistema antincendio, ma soprattutto non era presente alcun tipo di strumento per raccogliere l’acqua piovana e il percolato.
Senza calcolare l’odore ributtante proveniente dall’ammasso di pattume.
La discarica in esercizio denominata “Vasca B” (Ente Gestore FEMOTET S.P.A. Di Castrovillari) appariva in uno stato di completo abbandono, priva di teloni di copertura e di compattatura dei rifiuti solidi urbani, molti dei quali erano sparsi lungo tutto il perimetro da cui colava percolato e provenivano esalazioni disgustose.
La cittadinanza di Scalea da tempo si lamentava dell’odore nauseabondo cacciato da quella enorme distesa di rifiuti a cielo aperto, specie dopo l’incendio divampato (chissà in quale modo) nella stazione per rifiuti urbani, ma alla richiesta di intervento da parte delle autorità competenti, nulla si muoveva.

Come spesso accade quando si preferisce giocare a “non vedo, non sento, non parlo”, i sigilli ai tre siti di smaltimento sono stati affissi circa quattro anni fa, ponendo fine all’attività di una discarica diventata una vera e propria bomba ecologica e probabile causa dell’inquinamento dei canali che poi sfociano a mare.

Non finiscono qui i tristi racconti che parlano dei disastri ambientali accaduti su queste splendide zone se si torna indietro nel tempo di qualche anno per la discarica diCostapisola, e di circa venticinque per la fornace diSant’Angelo, entrambe frazioni del comune di Santa Domenica Talao.
Forse furono il campanello di allarme per ciò che si sarebbe rinvenuto negli anni successivi.

La discarica di Costapisola, nel 2009, fu requisita alla proprietà privata che sul proprio terreno aveva permesso lo scarico di decine di auto spurghi provenienti dai paesi limitrofi. La nauseante puzza e il sospetto di un inquinamento permisero agli ambientalisti di sollevare la questione, finchè i carabinieri bloccarono il passaggio dei tir a cui fu impedito di svuotare il carico fangoso nel campo.

A quest’ultima si aggiunge un’altra storia, raccapricciante sia per la tipologia di rifiuti rinvenuti che per il danno alla salute: la fornace di Sant’Angelo, altra località del comune di Santa Domenica che dai giornali, datati 1989, venne chiamata “la discarica dei veleni”.
Da strumento una volta dedito alla cottura di materiale da costruzione a deposito abusivo per i rifiuti ospedalieri giunti dalla Campania, dalla Basilicata e dalle Marche (per cui venne indagata la società Ecomarche). I materiali smaltiti rinvenuti furono di una gravità eccezionale: siringhe, aghi, parti anatomiche e tutto ciò che potesse provenire da laboratori e strutture ospedaliere; tra cui materiale radioattivo, scarto della medicina nucleare e accumulato in una galleria della stessa vecchia fornace.
Un’agghiacciante scoperta che fu possibile solo grazie all’intervento dei contadini e degli ambientalisti della zona, insospettiti dal continuo peregrinare di tir “per rifiuti speciali” e per il fetore emanato dal sito. Tra le Asl marchigiane e la Calabria, le ditte di trasporto, il proprietario della zona su cui sorge la fornace e due funzionari della Regione Calabria; Gabriele Cucunato e Aldo Mirante, responsabile dei servizi amministrativi dell’ assessorato regionale ai lavori pubblici, diverse furono le personalità indagate per il traffico illecito di rifiuti.

Scalea – Discarica

15 mila scatole contenenti 60 tonnellate di rifiuti, poi spedite a Parma per essere bruciate secondo le procedure previste, mentre nelle aree interessate venne proibito l’uso dell’acqua del rubinetto e poi si proseguì con la bonifica luogo.
Tonnellate di pattume ospedaliero ammucchiato in mezzo alle campagne e che apportava miliardi per la ‘Ndrangheta; così come tutte quelle 500 discariche abusive sequestrate fino allo scorso anno e quei siti di smaltimento regolari che, seppure ritenuti saturi, continuano ad essere impiegati normalmente nella raccolta della spazzatura.

Una devastazione dell’ecosistema consumatasi a danno della popolazione di questi luoghi e documentata anche da alcuni dati statistici: il 45,7% dei reati ambientali si consumano tra Calabria, Puglia, Sicilia e Campania, terre troppe volte utilizzate come immondezzaio dalle regioni limitrofe e dell’estero.

Un business che alla malavita calabrese frutta 16,7 miliardi di euro all’anno ricavati dallo smaltimento illecito dei rifiuti per cui la Calabria, nella classifica degli orrori, si colloca solo al secondo posto dopo la Campania.
Affari che si macchiano di denaro sporco. di impicci e imbrogli sbrigati da chi amministra il territorio calabrese, dove sono state aperte 135 inchieste per corruzione ambientale. Sono infatti almeno 25 i comuni calabri sciolti per infiltrazioni mafiose, tra cui figura anche la città di Scalea; nel mirino dell’operazione Plinius, che condusse all’arresto l’arresto dell’intera giunta comunale per associazione a delinquere e per aver favorito appalti edilizi e al commissariamento dell’organo.

In queste storie che narrano di ambienti deturpati spiccano nomi di funzionari pubblici, amministratori, esponenti politici coinvolti in quel processo volto ad agevolare appalti e concessioni edilizie per la costruzione di discariche private in cambio delle “mazzette”. Ciò che per anni si è perpetrato in terra calabra non è stato pagato solo da banconote, ma dalla vita e dalla salute di una popolazione molte volte all’oscuro di quello che intanto si consumava nello spazio intorno.

“I crimini contro la vita li chiamano errori” (Bertoli)

Nella provincia di Cosenza, come in tutta la Calabria, si muore di cancro. Vista l’ampia fetta di persone abitanti calabresi colpiti anche in modo nefasto dai carcinomi, la III e la IV Commissione regionale ha aperto un registro tumori. A farne le spese sono soprattutto i giovani, e solo le cartelle cliniche dell’ospedale di Paola rivelano il 2,90% di persone ricoverate o in cura per neoplasie, in un’età compresa tra i 30 e i 34 anni: una percentuale altissima se pensiamo che la media nazionale si aggira sullo 0,74 % per gli uomini e lo 0,86% per le donne di questa fascia di età.

Ed è proprio nella zona di Paola, di Serra d’Aiello, di Cosoleto che la radioattività registrata è di gran lunga superiore alla media.

La Ndrangheta è la piaga di questa Regione. Una ferita aperta e sanguinante, che insieme ad un’informazione sempre pronta ad oscurare quella gran parte di popolazione pronta a battersi per i propri diritti e in difesa del territorio, a decantare il buono e il bello che su questi territori è ancora tanto, specula da anni sulle vite di tutti e tutte noi. Così come il capitalismo più becero e la totale assenza delle istituzioni, apparse dopo anni nella giornata di mercoledì 26 marzo proprio a Scalea per partecipare ad una manifestazione sulla “legalità” e sulla “sanità”.
Ma non è proprio l’attuale Governo, non eletto da nessuno, ad aver nominato in un primo momento, come suo sottosegretario, l’onorevole Gentile? Si, lo stesso “Tonino” indagato nella sanità calabrese e per intimidazioni al direttore Regolo del giornale “Calabria Ora”, affinchè non fosse pubblicata la notizia che documentava l’indagine aperta sul figlio, Andrea Gentile, accusato di associazione a delinquere e di abuso di ufficio.
Intanto il quotidiano calabrese rischia di chiudere per un debito di 800 mila euro contratto principalmente con la tipografia di Umberto De Rose, l’uomo della telefonata con cui scoppiò il “caso Gentile”.

Renzi, Renzi… Un primo ministro un po’ sbadato, ha ingenuamente ipotizzato qualcuno. Un premier scelto dalla stessa “malapolitica” che è stato accolto in pompa magna tra le strade principali di Scalea, rimesse a nuovo per il grande giorno quasi come se fosse arrivato “il salvatore”.
Ma la contestazione non è mancata.
Un piccolo gruppo di manifestanti formato da mamme, personale precario della scuola e della giustizia, cittadini e cittadine che chiedono maggiore attenzione per la sanità pubblica della costa tirrenica cosentina hanno protestato contro l’ennesima passerella elettorale, preparata da chi è stato complice del decadimento politico di un’intera regione e che ora prova a riscattarsi in vista delle prossime elezioni regionali probabilmente anticipate, adesso che Scopelliti si è dimesso dopo essere stato condannato a sei anni di reclusione per falso in bilancio e abuso d’ufficio; reati compiuti mentre rivestiva la carica di sindaco della città di Reggio Calabria.

Oltre alle belle parole e alla parata di chi per anni, senza fare differenze tra i colori delle bandiere sventolate da coloro che si sono alternati sulle poltrone dei palazzi del potere calabresi, ha tradito e lucrato sulla popolazione calabrese, servono rimedi pratici e immediati. Non più panni sporchi da lavare nel silenzio per evitare che si conosca quello che sta accadendo su un intero territorio.
Bonifiche delle aree inquinate, riapertura dell’ospedale di Praia a Mare e un servizio di pronto soccorso che sia efficiente e non permetta più che siano piante le vite sfuggite via per la mancanza delle attrezzature necessarie. Un servizio sanitario che non costringa gli ammalati e le ammalate di tumore ad uscire fuori dai confini regionali perchè non ci sono posti o mancano determinati medicinali necessari. Il pieno utilizzo del nosocomio di Scalea, da recuperare e utilizzare secondo i progetti che lo volevano in polo dell’avanguardia per la sanità di tutto il litorale.
E il rispetto dell’ambiente, senza che siano inquinati fiumi laghi e mari, evitando di catapultare definitivamente nel baratro un’intera Regione.

Cose semplici, logiche, scontate se solo si smettesse di coltivare il proprio orticello di interessi, molte volti contaminato, e si cominciasse a ragionare e ad agire in termini di bene comune.

Di Alessia Manzi

Fonte:http://www.communianet.org/content/scalea-itinerario-su-bellezze-costiere-ospedali-fantasma-e-discariche

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