Quando si andava in Germania…

 IN-PIEDI-A-SX-SALVATORE-BOTTONE-A-DX-ATTILIO-PANDOLFI    ---- ACCOSCIATI- da sx PEPPINO-CIRELLI-E-PEPPINO-CAMPAGNA

Dal 1955 dopo un accordo Italo -Tedesco sulla immigrazione , un patto bilaterale per il reclutamento di manodopera , cominciò a verificarsi un grande esodo di Italiani verso la Germania. […]

Nel 1960 ufficialmente 94.148 italiani lasciano la Patria per cogliere nella Repubblica Federale Tedesca quell’opportunita’ di lavoro che il paese d’origine non era stato in grado di offrire. […]

L’accordo era nato per ovviare al problema sorto nel secondo dopoguerra: se infatti, al nord delle Alpi, si assisteva ad un boom economico che richiedeva una sempre maggiore forza lavoro, in Italia – e in particolare nel Mezzogiorno – ci si trovava di fronte a centinaia di migliaia di braccia che, dopo aver abbandonato la campagna, non si sapeva come impegnare. Da qui, la “soluzione”: tanta manodopera da “scambiare”, e, per di più, a basso costo. Dopo questo periodo di grande flusso, nel 1973 è iniziata la fase dei ricongiungimenti familiari, che hanno stabilizzato la presenza della nostra collettività.

Dalla fine del 1955 (l’accordo fu firmato il 20 dicembre di quell’anno), l’Italia ha così assistito alla partenza di circa 4 milioni di suoi connazionali: una media annuale di circa 80mila esodi, quindi, che ha avuto la propria punta massima nel 1965, anno in cui partirono ben 270mila Italiani. […]

Il primo flusso migratorio era formato quasi esclusivamente da uomini che venivano occupati nelle miniere, nell’edilizia e nell’industria pesante.

Uomini per la maggior parte privi di scolarizzazione e ignari della lingua e delle abitudini locali. Per i tedeschi erano “Spaghettifresser”, mangiatori di spaghetti .Se non erano addirittura alloggiati in baracche, gli emigrati (o immigrati, a seconda dei punti di vista) erano vittime in primo luogo di un mercato immobiliare iniquo

I padroni di casa tedeschi sfruttavano la carenza di alloggi per strappare ai migranti affitti capestro, non di rado per abitazioni fatiscenti e sovraffollate. Gli italiani furono inoltre vittime di un acceso razzismo. L’immigrato italiano era considerato, più di migranti di altra origine, il violento dal coltello facile e dalle tendenze criminali, il macho che insidiava le donne, colui che era culturalmente incompatibile e che rubava il posto di lavoro al tedesco. Un reato commesso da un italiano finiva immediatamente al centro della cronaca. Contro gli Spaghettifresser, i divoratori di spaghetti, le discriminazioni erano all’ordine del giorno: sul posto di lavoro, nel condominio, negli uffici pubblici, negli ospedali. A scuola i figli degli immigrati venivano sistematicamente svantaggiati, e non soltanto per via delle loro carenze linguistiche. Nel reagire alle barriere erette dai tedeschi i migranti italiani spesso aggravavano inconsapevolmente il proprio isolamento sociale rinchiudendosi nei propri circuiti familiari e di amici. I nomignoli si sprecavano gli Italiani erano: KATZELMACHER fabbricacucchiai o ITHAKER: giramondi senza patria . Però gli emigrati italiani in Germania godevano del raro privilegio di avere quasi automaticamente diritto al permesso di soggiorno, grazie ai benefici della Comunità Economica Europea. Ma anche senza l’aggravante dell’incertezza giuridica, gli italiani erano confinati nei settori più insicuri del mercato del lavoro ed erano quindi colpiti da una forte precarietà sociale. Inoltre, gli italiani conducevano volutamente una vita morigerata e ritirata. Al principio chi emigrava non pensava di stabilirsi definitivamente all’estero: cercava quindi di spendere il meno possibile, al fine di sostenere i famigliari rimasti in patria – la cui lontananza era dolorosissima – e di accumulare risparmi, in regola per acquistare una casa nel luogo di origine. L’emigrato italiano tardava ad apprendere il tedesco, se non negli elementi essenziali, credendo di non doversene servire a lungo. Molti effettivamente tornarono in patria, moltissimi però rimasero e trassero grande danno dal proprio prolungato stato di provvisorietà. Riscontriamo in questi anni elementi che hanno segnato i primi decenni di presenza degli italiani in Germania, segnano oggi in forme molto simili la vita degli immigrati stranieri in Italia: l’inadeguatezza delle infrastrutture abitative e del sistema scolastico, le discriminazioni xenofobe, l’ostilità dei media, la barriera linguistica, la precarietà di vita, la mancanza di pari opportunità

Fonte: http://pulcinella291.forumfree.it/?t=48684963

Questa foto di Emo Campagna risale all’aprile del 1968. So indicarvi i nomi solo di Salvatore Bottone, Attilio Pandolfi, Peppino Cirelli e Peppino Campagna.

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