Un sospetto che sembra trasformarsi in una disarmante e terrificante certezza

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La P2 ai tempi del Nazareno

Un sospetto che sembra trasformarsi in una disarmante e terrificante certezza allorquando nel piano si legge: “Valutare se le attuali (riferito agli anni 70/80 ndr) formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica” […] “in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno sulla sinistra […], e l’altro sulla destra”; parole profetiche, sicuramente non consapevoli della propria lungimiranza e che però sembrano aver pesato: lo conferma la destra, guidata com’è da un ex-affiliato alla P2 e lo conferma sinistra, ripetendolo quotidianamente a colpi di larghe intese e patti del Nazareno.

  1. b) Provvedimenti economico sociali

b10) nuova legislazione bancaria (modello francese)

b11) riforma della scuola (selezione meritocratica- borse di studio ai non abbienti-scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese)

b12)riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco.

Questo è un programma. O meglio, una parte di programma. Difficilmente vi si potrebbe rintracciare qualcosa di anormale, o di anomalo, o di aberrante, o di illecito, nulla cioè che possa distinguerlo da una comune e ordinaria agenda di un comune e ordinario partito. Eppure il testo sopracitato è un estratto del Piano di Rinascita democratica della P2. Ma, che cos’è la P2? La P2, guidata a cavallo tra gli anni 70 e 80 dal venerabile maestro Licio Gelli, era una loggia massonica, il cui obiettivo era quello di ottenere, segretamente, il controllo totale del paese, di gestirne il potere, da conquistare non attraverso il consenso popolare, né, al contrario, tramite un violento e brutale colpo di stato, entrambe soluzioni insoddisfacenti, in quanto da una parte la democrazia non poteva per definizione garantire alcun potere totale, troppo stretta per qualsiasi tipo di autoritarismo, e in quanto, dall’altra, il golpe, o colpo di stato, era fin troppo rumoroso, complicato e compromettente e, certamente, non avrebbe avuto vita facile né in Italia, né all’estero.

Il potere, quello vero, non andava demolito, o scalzato, per poi crearne uno nuovo, ma andava conquistato nella sua forma preesistente, sfruttandone la consolidata immagine; andava catturato facendo leva sugli anelli deboli, sulle incrinature, sulle falle che emergevano nello stato attraverso la disonestà già all’epoca dilagante; andava circuito mostrandogli la seducente immagine del denaro (recita il Piano riferendosi a “partiti politici, stampa e sindacati” che “30, 40 miliardi” di lire della metà anni 70, cioè tra i 40 e i 50 milioni di euro, bastavano per “conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo”), corrompendolo, adescandolo con la promessa di un futuro e certo accrescimento; andava rassicurato mostrando buone intenzioni, quelle stesse che compaiono in esergo, magari non ipocrite, ma che sottintendono implicitamente la massima: il fine giustifica i mezzi; andava irretito nel silenzio e nell’ombra, attirandone e condensandone una quantità sufficiente a indebolirlo, bastevole a creare un potere parallelo, diverso da quello ufficiale, tanto più reale quanto più occulto, tanto più occulto quanto più capace di dirigere e manovrare le fila del paese.

Non un colpo di stato e nemmeno un mezzo colpo di stato di mussoliniana memoria, ma, com’è stato definito, un colpo di stato strisciante. Al suo interno, non a caso, contava più di 2000 iscritti, cooptati e selezionati direttamente dal bacino del potere vigente in Italia. Ne facevano parte, fra i tanti, 195 alti ufficiali, di cui 8 generali dei Carabinieri, 8 ammiragli, 22 generali dell’Esercito, 5 generali della Finanza, 4 generali dell’Aeronautica, 8 direttori di quotidiani, insieme a 22 giornalisti o pubblicisti, 4 editori e ancora molti altri. Un nome su tutti: Silvio Berlusconi, tessera numero 1816. Il fatto che uno degli uomini più importanti della storia del nostro paese, tanto influente da aver dato nome a un ventennio, sia implicato nella P2, sicuramente una delle minacce più gravi, serie e allarmanti per la nostra democrazia, accende e provoca, oltre al naturale giudizio sul personaggio, un’inquietante domanda, e se cioè la P2 sia veramente mai stata sconfitta, o se, al contrario, abbia conseguito anche indirettamente il suo obiettivo, sia riuscita a realizzare i suoi proponimenti, l’erosione dall’interno della democrazia, l’esautoramento del potere popolare, la manipolazione dell’informazione, e la conseguente alterazione dell’opinione pubblica, la fine della nostra libertà.

Un sospetto che sembra trasformarsi in una disarmante e terrificante certezza allorquando nel piano si legge: “Valutare se le attuali (riferito agli anni 70/80 ndr) formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica” […] “in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno sulla sinistra […], e l’altro sulla destra”; parole profetiche, sicuramente non consapevoli della propria lungimiranza e che però sembrano aver pesato: lo conferma la destra, guidata com’è da un ex-affiliato alla P2 e lo conferma sinistra, ripetendolo quotidianamente a colpi di larghe intese e patti del Nazareno. Solo conoscendo il passato si può interpretare compiutamente il presente quindi, solo esaminando gli avvenimenti critici della storia della nostra screditata Repubblica, com’è stato la P2, è possibile comprendere le ragioni del suo soffocamento in scandali sempre più eclatanti e numerosi e solo in questo modo, comprendendo, è possibile diventare cittadini attivi, perché consapevoli, perché informati.

Pietro Croce

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/

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