Balilla

balilla camillo freni

Questa foto, a perderci un po’ di tempo,  può stuzzicare.

A volte noi crediamo che i nostri pensieri, le nostre scelte germinano spontanei, e che la nostra mente goda del privilegio del libero arbitrio. Ci sentiamo padroni del nostro destino, soprattutto quando il vento gonfia le vele.

Ignoriamo che sopra le nostre teste trafficano mani invisibili, che sanno condurci docili nel recinto ed ammansire le nostre pretese.

Le dittature sanno come agghindarsi per camuffare la loro natura mortifera.

Mussolini, come Hitler, voleva creare un uomo nuovo, secondo i parametri dei valori fascisti.

Necessitavano due cose: disinnescare l’esercizio del pensiero critico, plasmare la volontà dei cittadini.

Bisognava cominciare con i piccoli. Per questo nel 1926 venne creata l’ONB, l’Opera Nazionale Balilla, il cui obiettivo primario era quello di costruire futuri soldati, uomini pronti a “credere, obbedire e combattere” e di “formare la coscienza e il pensiero di coloro che saranno i fascisti di domani”.

“La scuola italiana in tutti i suoi gradi e i suoi insegnamenti si ispiri alle idealità del Fascismo, educhi la gioventù italiana a comprendere il Fascismo, a nobilitarsi nel Fascismo e a vivere nel clima storico creato dalla Rivoluzione Fascista”: era questa la direttiva che emanò Mussolini e a cui si doveva obbedire.

L’educazione paramilitare costituiva una parte fondamentale della pedagogia fascista. Divise, marce, esercitazioni, disciplina erano gli strumenti per la formazione dell’ ”italiano nuovo”.

Poi è finita come sapete. Piazzale Loreto, a Milano, lo vide a testa in giù, e 450 mila italiani persero la vita tra la Cirenaica ed il Don.

Il ragazzo saluta compiaciuto con la sua divisa da Balilla. È  un parente di Angelo Freni. La foto è del 1928. Mi è stata data da Alfonso Papa; lo ringrazio.

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