TIRO AL PICCIONE – Dipendenti pubblici, il linciaggio propedeutico

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Non sono par­ti­co­lar­mente apprez­zati. Social­mente, la loro fun­zione non è del tutto accet­tata. Quando fanno il loro mestiere, li accu­siamo di ecces­siva seve­rità; quando non se ne vedono in giro, ci lamen­tiamo della loro assenza. Spesso arro­ganti, a volte aggres­sivi, quasi sem­pre indi­spo­nenti. Con le dovute ecce­zioni, è così che i vigili urbani ven­gono con­si­de­rati. A Roma, ma anche altrove.

Anche per que­sta gene­ra­liz­zata anti­pa­tia, l’attacco politico-mediatico in corso in que­sti giorni è diven­tato impo­nente. Tanto strom­baz­zato quanto viru­lento. Infin­gardi, sabo­ta­tori, disertori.

Ma l’eccesso di insulti indi­scri­mi­nati, di con­danne som­ma­rie, que­sto spet­ta­co­la­riz­zato lin­ciag­gio sociale non è sol­tanto sospetto: è vol­gar­mente misti­fi­cante. Poche set­ti­mane fa ci si era acca­niti con­tro i musi­ci­sti del Tea­tro dell’Opera, da domani potremmo sca­gliarci con­tro le mae­stre comu­nali, poi con­tro i giar­di­nieri, gli impie­gati dell’anagrafe, i geo­me­tri, gli assi­stenti sociali, i con­ta­bili, gli uscieri, i com­messi e i bidelli. Con­tro l’intero pub­blico impiego: una som­ma­to­ria di pri­vi­le­giati scan­sa­fa­ti­che e nul­la­fa­centi. Che nel nostro imma­gi­na­rio rap­pre­senta non solo l’inefficienza dello Stato, ma anche l’inutilità di con­ti­nuare a farlo funzionare.

 

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Allora sarà molto più facile cac­ciarli via tutti, i dipen­denti pub­blici. Pri­va­tiz­zare o ester­na­liz­zare ammi­ni­stra­zioni, appa­rati e fun­zioni, quel che ancora resta dell’intelaiatura pub­blica. Il par­la­mento si appre­sta ad appro­vare una riforma che si annun­cia esat­ta­mente in sin­to­nia con tali obiet­tivi. E quale miglior pre­te­sto, qual­che for­mi­da­bile via­tico per avviarsi al defi­ni­tivo sman­tel­la­mento, se non la scel­le­rata epi­de­mia del gelido capo­danno romano? Ver­rebbe da con­gra­tu­larsi per il geo­me­trico tem­pi­smo con cui i vigili urbani si sono pate­ti­ca­mente amma­lati. Una pro­te­sta tanto furba quanto idiota.

In ogni caso, smet­tia­mola di scan­da­liz­zarci: si può essere d’accordo o meno, ma in quella reni­tenza col­let­tiva c’era pur sem­pre una ragione, per quanto malin­tesa o ingan­ne­vole. Che ha gene­rato una pro­te­sta sin­da­cale (come ci ha sar­ca­sti­ca­mente spie­gato Fran­ce­sco Sto­race e come lo stesso Beppe Grillo con­ti­nua a ripe­tere). Una pro­te­sta con­tro una resi­duale ammi­ni­stra­zione di cen­tro­si­ni­stra che impone le sue scelte eco­no­mi­che per­ché così le dicono di fare da Palazzo Chigi o dalla Banca cen­trale euro­pea, indi­spo­ni­bile ad ascol­tare né i vigili né nes­sun altro, sin­da­cati, movi­menti, asso­cia­zioni. Cosa dovremmo augu­rarci? Che ci si ras­se­gni a rice­vere sti­pendi sen­si­bil­mente decur­tati o che si lotti per difen­derli, pos­si­bil­mente in forme e modi più intel­li­genti e meno dannosi?

A Roma stiamo assi­stendo a una mano­vra eco­no­mica espli­ci­ta­mente libe­ri­sta, che non si rispar­mia per zelo e orto­dos­sia e a volte assume con­no­tati per­fino auto­ri­tari. Con una pres­sione fiscale tra le più alte d’Italia, con una pro­gres­siva ridu­zione dei ser­vizi e con rette e tariffe aumen­tate per quelli che restano dispo­ni­bili, con una cospi­cua dimi­nu­zione delle retri­bu­zioni dei dipen­denti, con un ambi­zioso piano di alie­na­zione del patri­mo­nio pub­blico e di sven­dita di quote socie­ta­rie delle aziende municipali.

Men­tre resta pre­ca­ria e in alcuni casi disa­strosa la manu­ten­zione urbana, alquanto man­che­vole l’offerta dei ser­vizi sociali, piut­to­sto defi­ci­ta­ria la rac­colta dei rifiuti, lar­ga­mente insuf­fi­ciente il tra­sporto pub­blico. Sarà poco più che sim­bo­lico, ma è dav­vero malin­co­nico veder can­cel­late le linee di que­gli auto­bus che il sin­daco Petro­selli riu­scì a por­tare fin nelle più sper­dute periferie.

Tutta colpa della mafia capi­tale? Della cor­ru­zione e della fel­lo­nia di poli­tici e ammi­ni­stra­tori? Dei coo­pe­ranti infe­deli e dei fasci­sti lasciati in ere­dità da Ale­manno? O non piut­to­sto dell’accettazione supina dei vin­coli finan­ziari, dei piani di rien­tro, dei patti di sta­bi­lità? O della man­canza di un sus­sulto poli­tico in Cam­pi­do­glio, che sia di mag­gio­ranza o di oppo­si­zione? O del per­be­ni­smo acci­gliato del sin­daco Marino e della sua corte di infer­mieri? O infine dell’assenza di una sini­stra, sociale o poli­tica che sia, che riac­cenda una bat­ta­glia sul lavoro, sul ter­ri­to­rio, sui diritti, sulla cul­tura, insomma sul futuro di una città infe­li­ce­mente in declino?

 

 

Fonte: http://ilmanifesto.info/dipendenti-pubblici-il-linciaggio-propedeutico/

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