Calabria: tutta la verità su quelle maledette navi dei veleni

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Nella Laura C. c’è tritolo a non finire, usato dalla ‘ndrangheta da decenni ed ecco ora venire a galla tutto per la paura che quel tritolo potesse essere usato per attentati a magistrati. E’ questa preoccupazione soltanto che ha mandato sub ed esperti a controllare quella nave. Se ci fossero stati rifiuti tossici e radioattivi la Laura C. avrebbe fatto la fine di tutte le altre navi affondate e riconosciute, esistenti nei mari della Calabria. Quando si spiaggiò la Motonave Rosso nel 1990 di fronte a Campora San Giovanni in località Formiciche nessuno se ne preoccupò. Eppure quella nave era classificata da tutte le associazioni ambientaliste come nave dei veleni. Era conosciuta come tale perchè venne usata dal governo italiano nel 1989 per riportare in Italia dal Libano oltre 5000 barili pieni di rifiuti tossici, appartenenti ad industrie italiane che approfittando della guerra civile avevano scaricato tutto e di più  sulle spiagge libanesi. La stessa Motonave Rosso poi era stata messa in disarmo nel porto di Genova a seguito di controlli che ne avevano sconsigliato la navigazione. Invece ecco nel 1990 che la nave ottiene tutti i permessi necessari e riparte per Malta, ufficialmente per trasportare rifiuti provenienti  da industrie alimentari e del tabacco. Al ritorno in Italia davanti Lametia Terme ecco lanciare dal comandante un Sos per via di un muletto che staccatosi dagli agganci aveva creato una falla . I soccorsi arrivano subito e l’intero equipagio viene trasportato con elicotteri a Lametia Terme.  Guarda caso il luogo dell’SOS è lo stesso dove esiste una profonda faglia e dove vi era affondata il 31 ottobre del 1986,  un’altra nave , la Mikigan trasportante granulato di marmo ( quello usato dalla ‘ndrangheta  per nascondere la presenza di rifiuti radioattivi), ma la motonave non affonda e le correnti la spingono alla deriva fino alla foce del fiume Olivo, a Campora S. Giovanni. Finalmente nelle mani degli inquirenti una “pistola fumante”.

Il gip Fiordalisi esperto in navi dei veleni

Finalmente si potrà perquisire una nave dei veleni, finalmente si potranno stabilire, con appositi strumenti tecnologici se la nave abbia trasportato o meno rifiuti radioattivi, ed invece quando la nave spiagga alle 2 del pomeriggio del 14 dicembre non accorrono né carabinieri, né vigili, né capitaneria di porto. Accorre al loro posto,  la gente a farsi fotografie e farsi selfie davanti una nave che sembrava uscire da un film di Fellini. Nel 1990 la Procura di Paola secondo il rapporto Granero è infiltrata dalla cosca Muto. E Muto controlla tutte cave del Tirreno cosentino e le ditte che gestiscono appalti ricevute dalle ferrovie dello Stato per opere di difesa marittima. Appalti di centinaia di miliardi di vecchie lire. Lungo il fiume Olivo c’è una cava . Qualcuno avrà avvertito i servizi segreti, qualcuno dirà in seguito che sotto la nave, su una strada adiacente alla spiaggia vi erano auto con targhe straniere e gente molto strana non del luogo. La notte del 14 dicembre tutti gli abitanti di Campora sentono un andirivieni di camion che dalla spiaggia trasportano materiale verso la cava e verso  alcune discariche del comune di Amantea. Tutti scelgono il silenzio per paura, anche perché si conoscono le ditte dei trasportatori e si conoscono le persone che stazionano sotto quella nave abbandonata a se stessa.  I carabinieri, finalmente arrivano e  recintano la zona, ma solo  il giorno dopo alle 7 del mattino  quando la nave è oramai vuota ed il giovane gip Fiordalisi, che riceve l’inchiesta fra le mani,  da ordine che la nave venga smantellata. L’inchiesta appena aperta è subito chiusa .

La Rosso in via di smantellamento sulla spiaggia di Formiciche

La società Messina potrà provvedere allo smantellamento della nave chiamando una società Olandese specializzata in recuperi di navi radioattive. Ma se la nave non rappresentava alcun pericolo perché chiamare una ditta così lontana e sborsare un assegno di 800 milioni di lire per un lavoro che poi non verrà fatto da loro ma da un’altra ditta proveniente da Crotone ? Quella stessa ditta sulla quale doveva indagare Natale de Grazia, morto avvelenato nel 1995.  Un magistrato onesto avrebbe recintato subito la zona e avrebbe immediatamente interrogato tutto l’equipaggio oltre che gli stessi armatori. Se Fiordalisi avesse fatto gli interrogatori, avrebbe potuto sentire cosa aveva dire il cuoco di bordo Ciro Cinque. Sarebbero bastate le sue parole perché si accendesse una lampadina e scatenare il sospetto su quella nave. Il cuoco Ciro Cinque nel 1997 interrogato, per la prima volta dalla Guardia di Finanza per conto del procuratore di Reggio Calabria Neri, disse che il cameriere della nave Giovanni Borrelli, abbandonò la nave a Napoli e si licenziò avendo appreso da discorsi fatti fra i vari membri dell’equipaggio che quella nave sarebbe affondata e che avevano fatto un’assicurazione fasulla per intascare il premio  ( dal verbale di sommarie informazioni testimoniali di Ciro Cinque rese alla ventiseesima legione della Guardia di Finanza comando squadriglia navale Reggio Calabria il 19 marzo del 1997 ). E se Fiordalisi avesse subito recintato l’area mettendola in sicurezza appena spiaggiata avrebbe trovato tanto materiale nella cabina del comandante , in seguito, a detta sempre da membri dell’equipaggio sparito.

Microspia trovata nella casa del giornalista Francesco Cirillo

Il magistrato Fiordalisi era troppo impelagato con questioni personali per occuparsi di cose simili. Perde la Procura di Paola, per via del rapporto con il perito balistico Mancini e viene trasferito al Tribunale di Cosenza per incompatibilità ambientale. Il Gip Fiordalisi, tornerà agli onori delle cronache nazionali, il 15 novembre del 2002. E’ quello che costruirà un castello di menzogne su decine e decine di militanti no global , facendo spendere milioni di euro per perquisizioni, pedinamenti, impianti satellitari nelle auto e nelle case, quello che istruisce un processo inesistente rifiutato ai Ros dalle Procure di Genova e Napoli. E tutto questo per ritornare a Paola nonostante l’incompatibilità ambientale. Cosa che avviene il 30 luglio del 2002. Il processo contro i no global è durato dieci anni e vedrà nei tre gradi di giudizio tutti assolti con formula piena, segno evidente che era tutto basato sul nulla. Ora i 13 militanti attendono  dallo stato i risarcimenti per la detenzione subita e anche per diverse situazioni sanitarie e lavorative causate dagli arresti.

Microspia satellitare ritrovata nell’auto del giornalista Francesco Cirillo

Se Fiordalisi avesse usato la stessa mano che ha usato sui no global con le navi dei veleni forse qualcosa ne sarebbe potuto venire fuori. Ed  eccolo invece mite e agnellino di fronte alla società Messina ed ai servizi segreti che chiedono subito il silenzio su tutta la faccenda. La nave Rosso verrà smantellata dopo soli tre mesi in un tripudio di segreti,smentite,fatti eclatanti, stranezze raccontate in inchieste fatte dall’Espresso, da scrittori come Riccardo Bocca e Carlo Lucarelli. Poi cercherà di venire alla cronaca nazionale il sostituto procuratore Francesco Greco con una nuova inchiesta aperta nel 2005.

Questa volta sembra che le cose siano serie. E’ venuta fuori un’altra nave affondata è la Cunsky e si trova davanti Cetraro. Anche questa volta c’è la cosca di Muto in mezzo. Ma a dirlo non sono le inchieste dei magistrati, ma le dichiarazioni di un pentito, Francesco Fonti.  Francesco Fonti venne creduto quando accusò Giacomo Mancini, venne creduto quando accusò decine di appartenenti a varie cosche con le quali lui era stato in contatto, ma quando parlò di navi dei veleni non venne più creduto. Anzi gli si tolse la protezione e venne mandato in un luogo “segreto” conosciuto da tutti, dove misteriosamente il 5 dicembre del 2012 venne trovato morto dal figlio. Fonti aveva indicato i luoghi dove lui stesso aveva affondato le tre navi, aveva indicato le persone che i servizi segreti avevano pagato, aveva detto da dove erano partite le navi con il tritolo. Eppure bastava leggere una informativa dei servizi segreti che rivelavano che alla fine del 1988 quattro navi – contrattate dal governo italiano – caricheranno i fusti da Beirut per riportarli in Italia: la Jolly Rosso, la Cunski, la Yvonne A e la Vorais Sporadies. Solo la Jolly Rosso sbarcherà poi ufficialmente a La Spezia, da dove i fusti verranno trasferiti – dopo più di un anno – a Porto Marghera e Treviso. Sono le navi che il pentito Fonti aveva detto di aver affondato nei nostri mari. Ma anche in questo caso il sostituto procuratore Greco, improvvisamente abbandona tutto e scrive ai giornali di aver preso un abbaglio. Anche in questo caso i misteri arrivarono a valanga , a cominciare dalla ordinanza della Capitaneria di porto di Cetraro che nel 2007 vietò la pesca in un’area vicina a quella indicata da Fonti, dove da analisi fatte dall’Arpacal nei fondali erano state trovate tracce di cobalto, cromo, arsenico e altri metalli pesanti pericolosi per la salute dell’uomo. Per salvare il turismo e l’economia locale si misero tutti ad affossare. Si inventarono una nave affondata durante la prima guerra mondiale, si inventarono cose alle quali nessuno credette fino a togliere l’inchiesta dalle mani della Procura di Paola per trasferirla alla Dda di Catanzaro.  Ora si riparla di Laura C.  e di navi affondate.

Nel libro di Francesco Cirillo edito da Coessenza tutta la verità sulle navi dei veleni affondate in Calabria e nel mediterraneo

Vogliamo provarci di nuovo ? Gli affossatori , i protagonisti delle varie vicende sulle navi dei veleni di quegli anni non ci sono più. Fiordalisi è procuratore in Sardegna ad inseguire altri  fantasmi, Greco è anch’egli procuratore  a Lagonegro, la  Prestigiacomo non è più ministra, Grasso è imbalsamato nel senato e cosa buona tutti gli atti di quella stagione sono stati desecretati. La verità ora sarebbe a portata di mano, almeno fino a quando  non  arrivano nuovi affossatori.

 Fonte:

http://scirocco.blog.tiscali.it/2015/02/07/calabria-ed-ora-tutta-la-verita-su-quelle-maledette-navi-dei-veleni/

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